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Sarebbe stato meglio non rendere noti i nomi e i volti degli uccisori del terrorista

Caro direttore, Michele Serra ha dedicato il suo ultimo corsivo alla decisione di rendere noti i nomi e i volti degli agenti di polizia che hanno ucciso il terrorista Amri a Sesto San Giovanni (L’Amaca, La Repubblica, 24/12/2016). Ecco quello che ha scritto: “Mi ha colpito (e non credo di essere il solo) la sorridente naturalezza con la quale sono stati resi pubblici, a più livelli, i nomi e i volti degli agenti di polizia che hanno intercettato ed eliminato il terrorista Amri. D’istinto mi è sembrata un’imprudenza da disapprovare: anche se i due agenti non fanno parte di corpi speciali o servizi di sicurezza, hanno pur sempre condotto un’azione di antiterrorismo, e non avere volto e nome parrebbe più protettivo e conveniente. Poi, riflettendo, mi è parso che mostrarsi a viso aperto, al netto di eventuali e veniali narcisismi social, sia giusto e importante … Luce contro tenebre, per dirla retoricamente. Più banalmente: il nemico mortale del terrorismo è la normalità. L’assoluta normalità (anche di mansioni) di quei poliziotti è esemplare. La scelta di avere volto e nome ne fa parte”.

Le riflessioni di Michele Serra sono ragionevoli. E’ vero che il nemico mortale del terrorista è la normalità e che quindi la decisione di rendere noti i volti e i nomi dei poliziotti può contribuire a rendere maggiormente vulnerabile il terrorismo; sapere che due semplici poliziotti hanno eliminato un terrorista ricercato in tutta l’Europa dopo aver commesso una strage efferata può effettivamente contribuire a depotenziare il potenziale distruttivo del terrorismo. Ma non bisogna, però, dimenticare che il terrorismo non è un nemico facile da combattere; il fanatismo che caratterizza i terroristi li rende personaggi imprevedibili e temibili. Da essi ci si può aspettare di tutto, anche azioni di ritorsione nei confronti dei poliziotti che hanno ucciso un loro rappresentante; per questo motivo credo che la decisione migliore da prendere sarebbe stata quella di non rendere noti i nomi e i volti dei due poliziotti. In questo modo, forse, si sarebbero potuto evitare le inevitabili accortezze di oscurare i loro profili di Facebook e di fornirgli una scorta.

 

Cordiali saluti

 

 

Franco Pelella 

 

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