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Il risultato del referendum non segnerà la fine del voto di scambio nel Mezzogiorno

Caro direttore, è evidente che il voto che i meridionali hanno espresso in occasione del referendum sulla riforma costituzionale è stato un voto libero dalle clientele; molti meridionali hanno voluto esprimere una protesta contro il governo Renzi considerato responsabile (ma responsabile lo è solo in parte) della loro condizione di indigenza. Ha avuto clamorosamente torto, quindi, Vincenzo De Luca quando ha pensato che il Si si poteva comprare con una frittura di pesci. Ma questo cosa significa? Che nel Mezzogiorno non funziona più il voto di scambio? Non sarei così ottimista. Quando si tratterà di votare di nuovo per le elezioni amministrative o politiche il problema si riproporrà. Nel Sud è troppo radicata l’abitudine, da parte dei politici, di comprare i voti con soldi, promesse di posti di lavoro o favori vari; ed è troppo radicata, dall’altra parte, l’abitudine della gente di vendere il proprio voto al potente di turno. Non sono molti coloro che si sottraggono a questa logica; quello che fa essere pessimisti è il fatto che, anche quando si è nella condizione di non cedere alle pressioni dei potenti, si preferisce cedere per non farsi dei nemici. Anche così si evidenzia la carenza di senso civico; si fa non quello che si ritiene giusto fare ma quello che si ritiene opportuno.

Cordiali saluti

Franco Pelella 

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