Benigni non è un traditore ma sostiene Renzi che è venuto meno a vari principi della democrazia
Caro direttore, lo psicologo Massimo Recalcati ha preso spunto dalle accuse formulate da una parte della sinistra a Roberto Benigni per la sua dichiarazione di voto a favore del si all’approvazione delle riforme costituzionali per formulare, a sua volta, una serie di accuse a queste persone (Il “tradimento” di Benigni; La Repubblica, 7/10/2016). Chi sono costoro? Secondo il professor Recalcati sono “…coloro che vorrebbero situare il confronto sul piano etico impugnando, appunto, l'antico, ma sempre attualissimo, tema del tradimento degli ideali. L'accusa patologica di tradimento implica innanzitutto l'idea di una degradazione antropologica del traditore, di una sua irreversibile corruzione morale. Non un cambio di visione, non la formulazione, magari tormentata, di un giudizio diverso, non l'esistenza di contraddizioni difficili da sciogliere, non il travaglio del pensiero critico. Niente di tutto questo. Il traditore è colui che ha venduto la propria anima al potere, al regime, al sistema”.
E’ naturale che chi si mette sul terreno delle accuse di tradimento a chi si esprime in modo diverso da quello della sinistra storica, alla quale lui è appartenuto, si mette dalla parte del torto; uno come Benigni non può essere accusato di degradazione antropologica perché questo giudizio implica una dura condanna morale che, in passato e in altri Paesi, ha avuto conseguenze tragiche. Ma se non si può (e non si deve) parlare di degradazione antropologica mi sembra corretto, invece, parlare di mutazione antropologica da parte di Roberto Benigni perché sostiene Matteo Renzi, uno che è venuto meno a principi che dovrebbero essere inviolabili sia per chi si professa di sinistra sia per chi, più semplicemente, si professa democratico. Quali sono questi principi? Rimanendo sul terreno del referendum sulle riforme costituzionali essi sono i seguenti: 1) Rispetto delle decisioni della Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 1 del 2014 la Corte Costituzionale nel 2014 ha sentenziato che il Parlamento eletto col Porcellum era delegittimato perché erano incostituzionali due importanti aspetti della legge: (a) il premio di maggioranza assegnato alla Camera e al Senato, e (b) le liste elettorali “bloccate”. Dopo una sentenza del genere l’attuale maggioranza non avrebbe mai dovuto prendere l’iniziativa di proporre delle riforme costituzionali e non avrebbe dovuto rifare la legge elettorale riproponendo gli stessi vizi della legge elettorale dichiarata incostituzionale due anni fa dalla Corte. 2) Le riforme costituzionali devono essere condivise da un ampio arco di forze politiche, di diverse matrici ideologiche. Basta riflettere sul fatto che Renzi ha sostenuto che chi esprimeva una sua opzione in occasione del referendum votava anche per la sua persona per capire che le riforme costituzionali appartengono solo alla maggioranza attualmente in carica. 3) Rispetto dei diritti delle opposizioni. Renzi e i renziani fino ad ora si sono presi quasi tutto lo spazio televisivo concesso dalla Rai, hanno utilizzato a fini di parte le sedi diplomatiche all’estero e hanno previsto, addirittura, che lo statuto dei diritti delle minoranze sarà approvato dalla maggioranza del Parlamento.
Cordiali saluti
Franco Pelella -