ANIELLO DE CHIARA: A SETTANT’ANNI DALLA NASCITA (20 NOVEMBRE 1942 – 20 NOVEMBRE 2012)
Cari giovani, non so quanti di voi hanno conosciuto il sindaco Aniello De Chiara. Oggi, vivendo, avrebbe avuto settant’anni. Il tempo dell’esistenza è breve, anche troppo, ci sono però uomini e donne che lasciano una composizione, sul pentagramma della Storia, tanto forte da farsi ascoltare per i secoli successivi, sempre intonata ai tempi.
E’ il caso del dottore Aniello De Chiara, nel suo impegno di uomo e di politico, che ha lasciato una sequenza di note composta dai fatti con una chiave di lettura semplice e difficile al tempo stesso: l’onestà. Oggi molti la definiscono legalità.
Per chi volesse ascoltare la voce del Nostro c’è una breve intervista realizzata dall’emittente televisiva avellinese Irpinia TV a novembre del 2000, come a presagire il poco tempo che sarebbe passato prima della sua scomparsa. Nell’ intervista De Chiara si auto presenta con queste parole:” Aniello De Chiara, un uomo, sono nato a Solofra il 20 novembre 1942, in anni difficili. Ragazzo un po’ terribile in quegli anni. Mi buscai la prima punizione in quarta elementare. Fui letteralmente mandato all’Abbadia di Cava perché papà scelse un collegio dove potessero mettermi a posto.”
Quella specie di punizione risultò, invece, l’assunzione di un metodo di studio e di lavoro che il Nostro adotterà per il resto della sua vita. Nell’autopresentazione De chiara adotta la parola “uomo”: a me è sembrato volesse dire “uomo vero”, senza nascondimenti, senza paura di affrontare l’esistenza e i continui pericoli disseminati lungo questa strada. Un uomo sincero, un politico di razza, direbbe qualcuno che di politica se ne intende, capace di risollevare le sorti della sua città natale che al suo primo mandato, dal 1993 al 1997, era allo sbando. Solofra è una città malata da troppi secoli d’ipocrisia, connessa alla sete di denaro e di potere. Un potere che logora chi lo esercita e logora gli esseri umani sul quale viene esercitato. Una città, rimasta nel cuore un paese, che consuma la propria memoria dimenticando i figli migliori, le meraviglie lasciate dal denaro quando viene utilizzato insieme alla Cultura. Cultura: un pensiero che sembra irriconoscibile in mezzo ai Solofrani, avvezzi a consumare tutto in fretta, per paura di perdere qualche occasione di guadagno. Solofra deve cambiare attraverso voi giovani, altrimenti l’esempio lasciatoci dal sindaco Aniello De Chiara non servirà a molto.
Nell’intervista, il Nostro, spiega le tappe raggiunte con grande fatica e anche con gli abbandoni da parte di coloro che con lui avevano iniziato l’avventura civile e politica : la sistemazione della gente dai prefabbricati nelle case; il varo di un piano urbanistico per l’edilizia che salvaguardasse l’ambiente e le caratteristiche territoriali. La dislocazione delle aziende conciarie dal centro abitato nell’area industriale, allontanando così le malattie tumorali che dagli anni cinquanta hanno seminato non pochi morti a Solofra.
L’elenco delle opere lasciate, dei libri pubblicati, delle mostre e delle manifestazioni realizzate tra le quali restano memorabili il primo centenario di Solofra Città (1895-1995) –la riapertura del Palazzo Ducale Orsini come sede municipale e il monumento al Conciatore: emblema della fatica operaia spesa per il progresso civile della città manifatturiera, delle scuole edificate con coraggio abbattendo il vecchio tessuto esistente- vedi il Palazzetto dello Sport, delle bollette pagate ai meno abbienti, dell’assistenza prestata gratuitamente come medico a chi, spinto dalla necessità degli eventi, a lui si rivolgeva. La forza di tenere la porta sempre aperta della stanza in Municipio, come la porta di casa: chiunque bussasse non temeva il confronto.
L’onestà ! Quanto costa questa parola realizzata nei fatti?
Costa troppo spesso la propria vita, proprio per i motivi che la sospingono: i sogni da realizzare insieme agli altri, le aspirazioni verso il bene per le persone comuni. Nell’intervista che ho richiamato all’inizio sentirete Aniello De Chiara ripetere due volte questa frase: “Stare senza la gente mi mette l’angoscia”. Alla base di questa affermazione c’era il sogno da portare a termine. Ma la solitudine dell’ingratitudine ha preso posto nel suo cuore generando il dramma che ha accompagnato il Nostro verso la sua prematura scomparsa dal mondo. Oggi, a undici anni dalla sua dipartita da questo mondo e a settant’anni dalla sua nascita sarebbe giusto edificare un semplice busto in bronzo, semplice come era De Chiara, da sistemare nel luogo che ha salvaguardato dal vandalismo della distruzione : il giardino dell’antico convento di Sant’Agostino, dove le giovani generazioni solofrane godono, oggi, del verde e del fresco nel cuore della loro amata città.
Quando studierete la Storia della nostra terra meridionale, apprenderete che sono pochissimi i nomi dei sindaci che sono riusciti a superare la dimenticanza del tempo: per Solofra dal dopoguerra ad oggi sono stati: Vincenzo Napoli, Aniello De Chiara e Mario Famiglietti. La loro onestà li ha sospinti fuori dal dimenticatoio, consegnandoli definitivamente alla memoria collettiva e alle generazioni che ci seguiranno.
Resta alto nell’esistenza il prezzo da pagare in nome della legalità.
20 Ottobre,2012 dr. Vincenzo D’Alessio & G.C.F.Guarini