Il divieto del burkini accelererebbe un processo di liberazione che può essere solo graduale
Caro direttore, Il teologo Vito Mancuso ha scritto un articolo a proposito dell’uso del burkini da parte delle donne islamiche (L’Islam, il Cristianesimo e la polemica sul burkini; La Repubblica, 26/8/2016). Secondo lui: “Dietro il burkini… e in genere dietro ogni tipo di velatura più o meno ampia (con fascia, scialle, foulard, velo semplice, velo totale incluso il viso), c'è l'idea che la donna sia inferiore all'uomo e a lui sottomessa. Per questo a mio avviso non ha torto il premier francese Manuel Valls ad affermare che il burkini «è la traduzione di un progetto politico, di contro-società, fondato notoriamente sulla sottomissione della donna» e che quindi «non è compatibile con i valori della Francia e della Repubblica». E dato che la parità uomo-donna è anche un nostro valore, io penso che quel costume, e in genere l'abbigliamento che esso traduce, non sia compatibile neppure con il nostro paese”.
Mi meraviglio che il professor Mancuso faccia affermazioni così nette a proposito di una questione così controversa come quella dell’uso del burkini da parte delle donne islamiche. Di solito le sue argomentazioni sono molto più articolate. Quello di cui il professor Mancuso non tiene conto è che l’uso del burkini si inserisce in un lungo percorso di progressiva liberazione delle donne islamiche dall’obbligo di coprire il corpo indotto dai precetti della loro religione e dei costumi arcaici che ne sono derivati nei paesi islamici. Il burkini nasce, infatti, per permettere alle donne di fare sport e andare al mare senza i vincoli imposti dall'hjiab, l'abaya o l'amira, oltre che dai veli integrali come il niqàb o il burqa. L’eventuale divieto di indossare il burkini in Francia o in Italia avrebbe il senso di una forzata accelerazione (indotta dall’esterno della società islamica) di questo processo, un’accelerazione che non terrebbe conto della necessità che trascorrano lunghi periodi di tempo affinché questo processo di liberazione (che investe i costumi secolari di una società) si completi. Ci sono tanti aspetti della nostra società (nei luoghi di lavoro, nella Chiesa cattolica, nel mondo dello spettacolo, ecc. ecc.) che evidenziano una non ancora raggiunta parità tra uomo e donna ma nessuno si sogna, giustamente, di forzare in modo eccessivo un processo che non può essere altro che progressivo.