Il 118 del “Landolfi” non si tocca!
Almeno 18 motivi, per mantenerlo e potenziarlo
I potenziali effetti economico-sociali, scaturenti dalla corposa e alquanto discussa manovra di revisione della spesa pubblica, non hanno, ancora, raggiunto il culmine.
Tuttavia, non rappresenta uno sterile esercizio accademico prevederne gli amari frutti, vale a dire le notevoli ripercussioni nel delicato ambito previdenziale, assistenziale e sanitario, laddove si prospetta una robusta cura dimagrante che rischia, per così dire, di mandare in agonia il complesso sistema sanitario nazionale e, di conseguenza, le sue molteplici articolazioni territoriali.
E dire che la tutela della salute rappresenta un principio costituzionale assurto a “diritto soggettivo” e, nel contempo, a “interesse collettivo”, nell’accezione di benessere psico-fisico e, quindi, non soltanto di assenza di malattie!
In tale ottica, ci sembra lecito ritenere che, ferma restando l’improrogabile esigenza di porre un freno al “deficit spending” delle Regioni e degli altri centri della spesa sanitaria, il capitolo in questione non possa né debba essere liquidato come un qualcosa di cui poter fare a meno, a cuor leggero.
Quindi, senza voler fare di tutta l’erba un fascio, vanno conservati e, semmai, potenziati i servizi efficaci ed efficienti, sul parametro dei quali poter valutare il livello standard delle prestazioni.
Applicando siffatto discorso al contesto locale, bisogna scongiurare il rischio che l’oscillazione del pendolo tra il decantato federalismo e il ritorno al centralismo possa far smarrire la bussola ai naviganti in mare aperto, nella fattispecie i politici e, soprattutto, gli amministratori di una Repubblica che “esige l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Parafrasando il tormentone del vulcanico Di Pietro (peraltro, non esente da responsabilità dello sfascio), potremmo dire che quanto sopra “ c’azzecca e come..!”
Infatti, di fronte alla paventata proposta di trasferire o abolire il servizio 118 operante presso l’Ospedale “A .Landolfi” di Solofra, occorre la necessaria presa d’atto che il predetto servizio avrebbe almeno 18 motivi per essere mantenuto, se non potenziato.
A tal proposito, l’inoppugnabile posizione baricentrica del nosocomio conciario tra il Serinese ed il Montorese viene completata dalla vocazione industriale della Città del Sole, che, seppur meno brillante rispetto a non molto tempo fa, rimane, comunque, un dato di fatto, di cui tener conto.
Se aggiungiamo a ciò l’efficacia e l’efficienza del 118 attivo presso il citato “Landolfi”, siamo,già,a tre motivazioni non campate in aria.
Proseguendo la rassegna delle ragioni a sostegno del nostro argomentare, giova sottolineare che il paventato smantellamento del predetto servizio potrebbe spalancare le porte ad una graduale dismissione del nostro presidio ospedaliero, in palese controtendenza rispetto all’istituzione dell’Hospice oncologico, in quanto parte integrante e sostanziale dello stesso Ospedale.
Magari, i motivi saranno inferiori a 18, ma, in ogni caso, il 118 non si tocca !
Con l’auspicio di veder realizzate le legittime aspettative, seguiremo, con attenzione, gli sviluppi della situazione, manifestando, per l’ennesima volta, sentimenti di gratitudine nei confronti degli operatori del pronto soccorso,anche a nome dei numerosi pazienti che hanno tratto indubbi benefici dal loro intervento tempestivo,professionale e,dulcis in fundo,umano.
Nunzio Antonio Repole