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Caro De Luca, è giusto che nella distribuzione dei fondi si tenga conto anche della spesa storica

Caro direttore, il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha chiuso a Napoli un convegno organizzato dal Fois (Forum per un impegno sociale) imperniando il suo discorso su un attacco alle regioni del Nord. Egli ha detto: “Sulla sanità non voglio niente, nemmeno la solidarietà, ma solo la stessa spesa pro capite per ogni cittadino di tutta Italia. Datemi le stesse risorse che date alla Lombardia e poi ci penso io all’efficienza”. Egli si riferiva alla sua contrarietà all’intesa proposta nella conferenza delle regioni sul riparto del fondo nazionale di 70 milioni per il trasporto dei bambini disabili. Infatti ha aggiunto: “Abbiamo detto no perché avevamo chiesto le stesse risorse per un bambino disabile in tutte le regioni, senza differenze. La proposta, invece, era di dividere il 60 per cento del fondo in base alla spesa storica e la restante parte sul numero dei bambini. Questo avrebbe avvantaggiato enormemente le regioni del Nord che quella spesa l’hanno sempre ben utilizzata rispetto alle regioni del Sud. Ma io non voglio pagare le carenze della Campania di cinque o dieci anni fa. Già perdiamo ogni anno 500 milioni sulla sanità perché siamo la regione più giovane d’Italia e per la mobilità passiva siamo costretti a pagare 300 milioni alle regioni del Nord. Ho sempre avversato il meridionalismo straccione, ma se qualche collega del centro-nord cerca di essere furbo mostro i pugni. Voglio le stesse risorse dal Piemonte alla Sicilia” (OTTAVIO LUCARELLI: De Luca all’attacco “Alla Campania gli stessi fondi che ha il Nord”;La Repubblica-Napoli, 26/7/2016).

Come era prevedibile Vincenzo De Luca, diventando governatore della Campania e dovendo misurarsi col problema del trasferimento dei fondi nazionali alle regioni, è diventato anche lui neoborbonico (nonostante dica di aver sempre avversato il meridionalismo straccione). Egli, facendosi guidare come sempre dal principio della convenienza, non ha tardato ad abbracciare le tesi di chi grida continuamente al complotto contro il Sud, in particolare le tesi di qualche editorialista de Il Mattino che da sempre avversa il meccanismo di ripartizione dei fondi nazionali alle regioni basato anche sulla valutazione della spesa storica. Il problema, però, è che nella distribuzione dei fondi dello Stato centrale è giusto che si tenga conto anche della spesa storica, cioè della capacità di spesa dimostrata negli anni precedenti dagli altri enti; altrimenti il rischio è quello di continuare a far arrivare gli stessi fondi agli enti che hanno ben speso e agli enti che hanno speso male. L’introduzione di un meccanismo di, seppur parziale, “premialità” nella distribuzione dei soldi pubblici è un principio sacrosanto per tentare di evitare gli sperperi fatti registrare negli scorsi decenni. La cosa molto curiosa è la motivazione che De Luca ha addotto per giustificare la sua richiesta che alla Campania vengano assegnate le stesse risorse della Lombardia; egli ha detto “datemi i soldi e all’efficienza ci penso io”. Egli pretende, cioè, che nell’assegnazione delle risorse lo Stato si basi sulla garanzia di efficienza che sarebbe data dalla sua presenza al vertice della Regione Campania e non su quanto è stata in grado di spendere la Campania negli anni scorsi. De Luca pensa che il problema sia solo di tipo politico ma esso è soprattutto di tipo burocratico. Tutti sanno che la capacità di spesa di una regione non dipende solo dal personale politico che la dirige ma soprattutto dal personale amministrativo (oltre che dalle condizioni socio-economiche della regione stessa). Pretendere che si creda sulla parola al suo mito efficientista nell’assegnazione delle risorse dello Stato centrale alle regioni mi sembra veramente troppo.

Cordiali saluti

Franco Pelella – 

 

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