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Stazione di Avellino soppressa

Solofra e il Comprensorio, sempre più, in declino?

La  notizia della chiusura della  stazione ferroviaria di Avellino, seppur, già, nell’aria, ha spazzato, salva una clamorosa quanto auspicabile retromarcia, le speranze di quanti si  prodigano   nel meritorio tentativo di sottolineare gli ottimi   motivi del rilancio del trasporto ferroviario, specialmente di quello inerente le tratte locali, ma non per questo  degne di cadere nell’oblio.

Se è vero che l’Alta Velocità rappresenta una  icona del “made in Italy”, è altrettanto vero che il cuore pulsante della nostra penisola  si alimenta, per così dire, anche  degli apporti provenienti   dai cosiddetti centri minori.

Ebbene, sarebbe  quasi superfluo ricordare che   la storia del trasporto ferroviario di persone e merci è , nel contempo, storia di una civiltà, che non può essere, quindi, cancellata con un blitz agostano degli onorevoli Consiglieri Regionali.

Lungi dal voler soffiare sul fuoco delle polemiche, ci sia lecito, però, evidenziare, per l’ennesima volta, che il leit motiv  del suddetto trasporto  tende, sempre più, a sintonizzarsi su note  ad andamento lento, amplificando la nostalgia dei bei tempi che furono e  che, inesorabilmente, sembrano destinati a non ritornare.

Nel redigere il presente articolo, ci sovviene di una nota canzone di Claudio Villa, intitolata, appunto,“Binario”, nei cui versi  il compianto cantante romano parlava di  un“ binario triste e solitario”.

Ritornando, però, alla prosaica realtà, potremmo aggiungere, in punta di penna, che  i binari e i bisogni pubblici sembrano   come due rette parallele, che, per definizione, non  s’incontrano, mai.

Ma, c’è, sempre, un ma!

Se, per dirla con  Renato Zero,“la geometria non è un reato”, rappresenta un  vero peccato   far cadere nel dimenticatoio  i bisogni pubblici, approntando, comunque, l’istituzione di autolinee sostitutive, che, in ogni caso, tolgono ai passeggeri  quel sottile eppur intenso piacere di ammirare  il  paesaggio della nostra Regione o di altre.

 Non c’è che dire, se non che il buon “ sapor di noccioline”, evocato, con veemenza, dal poliedrico solofrano Gerardo Carmine Gargiulo,  ha ceduto il passo  a tutt’altri tipi di odori.

Si  potrebbe obiettare  che “ così va il mondo”.

 Certamente, il “ piccolo mondo antico”( si fa per dire) non merita una fine ingloriosa, anche perché sarebbe cosa buona e giusta evitare l’errore tipico di coloro che  fanno d’ogni erba un fascio.

A proposito di fascio, chi sono i  responsabili di quello delle linee ferroviarie regionali ?

 A voler concludere siffatto “ cahier de doleances”, non ci resta che  sorridere, amaramente, allorquando si viene a discettare di rilancio  delle aree interne, privandole, nel contempo, delle infrastrutture necessarie a conferire alla spesa pubblica il ruolo di moltiplicatore ed acceleratore del reddito.

Eh già !I propositi del buon Keynes sono stati sotterrati con  la cosiddetta “ spending rewiew”, neologismo brutto  da pronunciare ma soprattutto da digerire, se non accompagnato  da adeguate contromisure tali da  non far dire - come a Totò - che “qui si mangia solo  veleno”.

Absit iniuria verbis ! Ma, ogni limite ha la sua pazienza, ricordando che, in fin dei conti , “ è la somma  che fa il totale”.

Quello del  Comprensorio sembra in declino.

                                                                       Nunzio Antonio Repole

 

 

 

 

 

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