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Solofra. Acqua Calore: l’acqua solofrana non sarà mai pubblica, ma solo politica!

La legge regionale n. 15/2015 sul gestore unico del S.I.I. è finalizzata a realizzare una gestione più politica che pubblica dell’acqua, tant’è che è priva di qualsiasi analisi economico-finanziaria relativa ai preesistenti gestori i cui dipendenti vengono comunque posti a carico del futuro gestore unico, sia esso pubblico, privato o misto. La legge deve salvare solo i politici e i partiti che hanno alimentato (e alimentano), il terreno clientelare che li foraggia: salvaguarda infatti i gestori preesistenti (in genere società create dai partiti!) ed il personale (quasi tutti raccomandati da politici eccellenti!), ma non prevede alcuna forma di garanzia per i comuni proprietari delle sorgenti (Calabritto, Senerchia, Serino, Solofra, etc), o per i cittadini residenti, che saranno chiamati a pagare una tariffa comunque perequata, o meglio triplicata!

In questo contesto, il Presidente dell’Alto Calore Servizi, Lello De Stefano, pur parlando di un bilancio 2014 - chiuso con 158 mila euro di attivo e con un debito storico di 118 milioni -  che ha definito “inquietante” (senza indicare, però, i motivi che lo hanno reso tale!), insiste nel portare avanti un progetto di fusione “politica” tra pubblico e privato, ACS-GeSeSa, che nessuno conosce - tranne i soliti “pupari”- pontificando senza alcun mandato “quant’è bella la fusione tra il pubblico e il privato”, dimenticando che il pubblico fa bilanci inquietanti ed il privato fa bilanci per profitti.

Ma forse è sbagliato dire che l’ACS è un soggetto pubblico: l’ACS è solo un soggetto politico!

Molte carriere politiche sono state costruite sull’acqua “pubblica” gestita dall’ACS che i politici hanno usato alla bisogna infarcendolo di debiti e di dipendenti (118 mln i debiti, 359 i dipendenti, di cui: 130 operai, 229 impiegati 1 funzionario quadro, ed 1 tecnico di laboratorio!).

Nel 2003, per soddisfare la richiesta di nuove poltrone politiche, l’ACS viene sdoppiato e si crea l’Alto Calore Patrimonio, che viene poi riaccorpato, nel 2014, per il solito miracolo (inverso questa volta!) della moltiplicazione dei pani o dei pesci, ma, invece del pane e dei pesci, c’è solo … “la solita pagnotta”!

E la pagnotta della gestione del Servizio Idrico Integrato, oggi, è grossa e succulenta, e, in ogni caso, la dovranno pagare i cittadini dell’Ambito Distrettuale Calore Irpino: qualunque sarà la scelta tra le diverse opzioni di affidamento del servizio, si tratta di scegliere solo … il male minore!

Se, nell’Ambito Distrettuale Calore Irpino ci sarà l’affidamento in house ad un soggetto interamente pubblico (Alto Calore Servizi), l’acqua rimarrà “pubblica” (meglio sarebbe dire: politica!), ma i bilanci dei comuni dovranno accollarsi, oltre ai debiti (da spalmare in 30 anni), la ricapitalizzazione dell’ACS (Capitale sociale: €. 27.158.783,00), e la quota degli investimenti annuali di circa 30 mln previsti dal piano d’ambito Ato.  Per fare un esempio, il Comune di Avellino (in ACS con il 10%), oltre alla quota parte per i debiti spalmabili, dovrà inserire in bilancio € 2,7 mln per il conferimento della quota capitale ed 3 mln per la quota parte degli investimenti del piano d’ambito dell’Ato.

Se, invece, ci sarà l’affidamento in house ad un soggetto misto, frutto della aggregazione di vari (legittimi?) precedenti gestori “pubblici” con soggetti anche “privati” (fusione ACS, GeSeSa & altri), avremo il peggio del pubblico ed il peggio del privato: per restare all’esempio, il Comune di Avellino, dovrà scaricare sulla tariffa perequata anche il profitto che la componente privata del gestore misto è obbligato a fare!

Se, ci sarà gara pubblica, l’aggiudicatario privato non sarà obbligato ad accollarsi né i debiti dell’ACS né quelli di altri precedenti gestori (che rimarranno a carico delle rispettive società e dei politici che li hanno generati!): si accollerà solo il costo del personale preesistente ed il costo dei futuri investimenti, ma gestirà il servizio per fare tanti profitti.

Se i politici vogliono salvarsi l’anima devono introdurre almeno una clausola di salvaguardia a favore dei cittadini dei comuni proprietari delle sorgenti: “la tariffa idrica perequata per i cittadini dei comuni proprietari delle sorgenti (Calabritto, Caposele, Senerchia, Serino, Solofra, etc), non dovrà in ogni caso essere superiore alla tariffa idrica vigente prima dell’entrata in vigore della L.R. n° 15/2015.  I comuni proprietari delle sorgenti pubbliche non avranno ristori, ma almeno i cittadini non pagheranno di più la gestione politica della loro acqua!

MA COME SI SPIEGA IL MOVIMENTISMO POLITICO DELL’ACS E DEL SUO PRESIDENTE?

È in gioco il destino di un’intera classe dirigente ex democristiana ed ex comunista, ora tutta PD, che non può permettersi che il loro Alto Calore Servizi “fallisca” anche politicamente non riuscendo ad ottenere una qualunque gestione in house che salvi un Ente molto politico e poco pubblico!

Questo movimentismo, però, ha insospettito i c.d. Sindaci con le palle (tipo quello di Saracena!), che sono poi quelli che dovranno scegliere la forma di gestione del S.I.I.: ora questi vogliono vedere i conti e vogliono vederci chiaro!

Mario Bianchino (sindaco di Montoro), ha detto: “la strada da percorrere deve essere chiara, voglio conoscere l'onere che i comuni dovranno sostenere nell'ambito di un piano complessivo che dia fiducia ai cittadini.

Rodolfo Salzarulo (sindaco di Lioni), ha detto: “l’acqua nasce pubblica e muore pubblica! … voglio vedere bene i conti con il mio ragioniere per capire come la ricapitalizzazione si scarica sulle bollette dei cittadini, perché qui non si tratta di una battaglia ideologica o di mani sul cuore, ma si tratta di mettere mano al portafogli!”

Michele Vignola, Sindaco di Solofra, invece, tace!  … Non vuole dare alcun fastidio all’affidamento in house del servizio idrico integrato all’Alto Calore Servizi, così come programmata dal PD e dal Governatore De Luca (che ha accontentato, anche, acquistando dalla Salerno Energia Holding il 35% delle inutili azioni Irno Service per € 54.180,00!), e se ne infischia altamente della triplicazione della tariffa che i cittadini solofrani, spogliati anche della loro acqua, dovranno pagare!

mariomartucci

 

 

 

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