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Solofra. Interviste marziane & società civile: intervista ad Antonio Pirolo direttore di “Irpinia News”

Con l’intento di dare voce a tutti, anche a chi, magari, non ha voglia di parlare o semplicemente non è interessato,  Solofraoggi, “La voce di chi non ha voce”, per la serie delle “interviste marziane” dedicate alla “società civile” incontra Antonio Pirolo direttore responsabile del noto giornale on line “Irpinia News” (www.irpinianews.it), da me sopranominato “El Niño” per la sua bravura nell’attività giornalistica e televisiva. Senza velleità, ma solo per amore della  sua città, Antonio Pirolo ha manifestato tutto il suo impegno e la sua passione civile alle elezioni  amministrative 2012 nella lista Riamiamo Solofra .

Colto, preparato, fotogenico con ottima presenza scenica, da il meglio di se come moderatore di incontri politici e conferenze stampa aperte. La sua penna elegante è a volte troppo colta, ma i suoi graffi lasciano segni profondi come quelli inferti da grossi felini.

 

D. Antonio, chiudi gli occhi, e immagina che una sera - mentre distrattamente rientri a casa -  incontri un marziano atterrato improvvisamente a Solofra che, con cortesia, ti chiede: dimmi una cosa bella della città. Tu cosa rispondi?

R. E’ davanti a te, adesso! Scherzi a parte, al netto della facile retorica, lo porterei - quando ancora è buio - a fare un giro tra le aziende del nostro Distretto, gli/le mostrerei la vera ‘Grande Bellezza’ della nostra città: l’operaio solofrano.

Lavorare a Solofra nel Distretto conciario ha sempre implicato un certo spirito di sacrificio, dedizione (verso il titolare dell’azienda); il lavoratore solofrano deve lavorare tanto e bene perché l'azienda prosperi e se tutte le aziende prosperano il paese diventa più forte. In effetti, siamo (mi ci metto anch’io) sempre stati un po’ giapponesi nell’approccio al lavoro.

Il bello di Solofra, se vuoi, è che tutti ci sentiamo solofrani ma siamo poco propensi a dimostrarlo realmente, soprattutto al di fuori dei confini geografici della nostra città.

Altrove regna l’essere (stupidamente) autoreferenziali. Ebbene, l’operosità industriale della nostra città che nei decenni passati ha trainato l’economia di gran parte della Regione Campania (e, permettetemi, dell’intero Mezzogiorno) non ha mai avuto pieno riconoscimento del suo essere motore per l’economia di una parte del Paese. Di chi le colpe? Probabilmente – anzi, sicuramente – dei solofrani stessi, troppo impegnati in piccole guerre di cortile, piuttosto che propensi alla crescita della società. In questo, ovviamente, ci metto anche una classe dirigente che – eccezion fatta per qualche unicum -  non ha mai saputo rappresentare dignitosamente la comunità solofrana (e oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti).

 

D. Antonio, i giornalisti, sono un po’ come i poeti maledetti che con intelligenza e tenacia cercano di scardinare l’ovvio, facendo piazza pulita delle generalizzazioni: «dal giorno in cui egli seppe  leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre  maledetta dalle potenze della terra ». Ecco tu quando hai scoperto di appartenere alla “razza” dei giornalisti e se è vero che essi sono un po’ dei poeti maledetti?

R. Ho realizzato di voler diventare un giornalista quando ho capito che un lavoro normale era troppo faticoso (giuro!).

Esiste una sottile ed impercettibile linea di separazione tra il giornalista e il giornalaio (non l’edicolante!). In quest’ultima categoria metterei senza dubbio anche chi svende la notizia (in senso figurato, non in termini economici) per avere la magra soddisfazione di aver venduto qualche copia in più o peggio ancora, la misera e ipocrita riconoscenza del signorotto di turno.

Nella parte restante, quella sana della categoria (in gran parte), troverai invece tanti poeti maledetti nel senso di giornalisti provocatori e autodistruttivi. D’altra parte Rimbaud, prima di diventare il famoso poeta delle Illuminazioni, ha avuto un passato da giornalista…

 

D. Antonio, il giornalismo deve cogliere l’essenza profonda della realtà o solo raccontarla?

R. Essere giornalista oggi vuol dire saper veicolare la notizia, attraverso i mille canali che i media nel tempo hanno sviluppato, riuscendo a essere interpreti di quella notizia, non solo commentandola. Il giornalista deve interessare il pubblico e non annoiarlo, deve incuriosire la platea, sorprenderla e affascinarla.

Di parte o equilibrato, il ‘mestiere’ di giornalista resta un mestiere complicato e difficile, dalle decine di responsabilità (civili e morali) e dai pochi riconoscimenti. Riuscire a scrivere liberi da ogni condizionamento (politico, economico…) sarebbe già un gran bel passo in avanti.

 

D. Il tuo blog Antonio Pirolo parliamo di Solofra…   è una tua “seconda pelle” giornalistica o è  “l’anima solofrana” che non riesce a tacere e commenta, interpreta e valuta gli accadimenti della nostra città?

R. Affido al mio blog-diario le considerazioni del cittadino solofrano Antonio Pirolo, un 36enne di buona cultura (spero...), cresciuto secondo i dettami di una normalissima famiglia che vive in una delle mille realtà del Mezzogiorno d’Italia.

E’ la voce di ogni singolo solofrano che ha ancora voglia di dire ‘basta’, perché crede che sia arrivato il tempo di decidere (tutti) da che parte stare. E’ la voce di chi ha scelto di stare con la comunità di Solofra. Ed è per questo che occorre oggi più che mai il risveglio di tutti: non si è autonomi solo perché si può scegliere di girare la faccia dall’altra parte.

 

D. Nel tuo blog c’è la foto di Carlo Siani (cronista libero morto per la verità) ed una frase tratta dal film Fortapàsc “Questo non è un paese per i giornalisti, ma per i giornalisti impiegati”, spiegaci perché?

R. La premessa, come ho già riferito poche domande fa, è che il mestiere di giornalista resta una professione complicatissima per varie ragioni.

Siani, ad esempio, era un giornalista giornalista. Uno che andava girando nei paesi della camorra, da giornalista precario, a cercare le notizie, quelle scomode della guerra tra i clan Gionta e gli Alfieri. Trovò, oltre alle connivenze dei politici locali con la camorra, la morte a soli 26 anni.

Di tutt’altra fattura, come si può facilmente capire, è il giornalista impiegato (nulla questio, è una libera scelta professionale).

 

D. Come vedi Solofra da Irpinia News e dal tuo blog?

R. Per quanto detto sopra, parliamo di due punti di vista nettamente distinti, separati e diversi. Il mondo del giornalismo locale (e per locale voglio intendere la pletora di testate online, televisive e cartacee della provincia di Avellino) non ha mai avuto interesse a raccontare i fatti del comprensorio solofrano-montorese sul quale insiste – lo ricordiamo – uno dei distretti industriali più importanti del centro sud.

Il perché? E’ presto detto. Il mondo della comunicazione in Irpinia, come quello dei media, sport, sociale, industriale e della cultura in genere, è stato trascinato da una spinta presunta-avellinocentrica che nella realtà dei fatti non è mai esistita. Il resto dell’Irpinia ha visto e vede Solofra (ma è solo un mio personalissimo giudizio) come il centro avellinese a confine col salernitano, terra delle concerie e delle pelli. Orograficamente, climaticamente ma anche e soprattutto culturalmente, il Monte Pergola ha da tempo immemore segnato un netto divario (positivo o negativo che sia) dalla nostra realtà e quella del resto della provincia.

Fatta questa doverosa premessa, mi trovo a raccontare Solofra dal giornale che ho l’onore e l’onere di dirigere (che qualche milione di visualizzazioni al mese le fa ancora…) provando a mantenere un certo distacco e rispettando tutte le parti in causa. Purtroppo - e credo che il mio sia un giudizio oggettivo - ho avuto l’incarico della direzione di Irpinia News nel periodo più buio della città di Solofra. Diventa così difficile provare a raccontare il tuo paese, il cui distretto della concia - un tempo fiore all’occhiello dell’industria del Mezzogiorno – arranca sempre più stretto nella morsa della crisi economica, così come arranca ancora oggi l’attuale governo cittadino, sostanzialmente rimasto alla campagna elettorale della primavera del 2012, incapace di decidere sul futuro del paese (venendo redarguito quando lo fa), se andare ad Avellino o Salerno, a Nord o a Sud, se optare per lo sviluppo della comunità invece che prestar orecchio ai mercanti della politica di turno.

Mi si chiede poi, come vedo Solofra dal punto di vista del mio blog… e su questo preferirei glissare perché apriremmo una discussione interminabile.

 

D. C’è un futuro per i giovani in città?

R. Economia, lavoro, istruzione, politica: sono queste le motivazioni che spingono i giovani cittadini delle regioni del Mezzogiorno a cercare fortuna altrove. (Purtroppo) Anche Solofra non è esente da questa dinamica.

Eppure, se proprio vogliamo dirla tutta, le cose migliori che sono uscite dalla nostra comunità nel recente passato, hanno avuto proprio l’imprinting dalle nuove generazioni.

Dall’associazionismo (un esempio su tutti è la manifestazione del Playground Zone che ogni anno porta decine di migliaia di persone a Solofra) fino ai movimenti culturali, dalle nuove realtà imprenditoriali a quella che è stata la campagna elettorale delle ultime amministrative (2012) che ha visto proprio nei giovani le novità senza dubbio più belle e futuribili per la nostra comunità.

 

D. C’è una cosa a costo zero che si può fare subito per migliorare la vita in città?

R. Sicuro: riuscire a portare 9 consiglieri comunali dal notaio. Non è propriamente un’operazione che non richiede spese immediate, ma sicuramente migliorerà la vita in città, a patto che questa scelta venga compiuta entro il 24 febbraio prossimo (N.d.R.: nel qual caso, in virtù della L. n. 120/1999 si voterebbe nel 2016, in una domenica compresa fra il 15 aprile e il 15 giugno). 

 

D. Solofra è una grande città nata dallo spirito imprenditoriale dei solofrani, dal famoso “solofran dream” vedi ancora questo sogno?

R. Parliamo di altri tempi e di altre generazioni. Però sono fermamente convinto che quello noto un tempo come ‘sogno solofrano’ possa ricostituirsi sotto la forma di una ‘primavera solofrana’, la stagione del risveglio delle coscienze di tutti quelli che hanno a cuore le sorti del nostro comune.

 

D. Pensando in grande, di cosa ha bisogno la città a qualunque costo.

R. A costo di essere ripetitivo, credo vi sia realmente bisogno di un cambio di rotta alla guida della città. Occorre finalmente alzare gli occhi e guardare avanti, camminare con le proprie gambe senza condizionamenti.

E, lasciamelo precisare caro Mario, la base di partenza non è affatto ristretta se pensi che 3 cittadini su 4 non hanno voluto e non vogliono questa amministrazione.

 

D. Sei stato tra gli attivisti del comitato “No Park”, cosa avresti fatto in città con 3.434.380,00 euro?

R. Occorre fare un po’ di chiarezza rispetto agli slogan e alle conferenze stampa cui abbiamo assistito negli ultimi tempi. Cercherò di essere breve.

La precedente gestione della Regione Campania ha avuto l’ingrato compito di agevolare l’irrogazione agli Enti di circa 1,2 miliardi di euro dall’ultima finestra dei fondi europei. Con alcune piccole avvertenze: non utilizzare questi soldi per costruire fontane e piazzette, piuttosto di incardinare i progetti su opere di riqualificazione vera del tessuto urbano (strade, reti idriche e fognarie, recuperi manufatti artistici di valore storico, ecc).

A Solofra si è pensato (in 72 ore!) di portare all’attenzione degli uffici regionali la costruzione di un mega parcheggio interrato spacciando il progetto per una riqualificazione di una piazza. Al netto degli insulti ricevuti (apro una parentesi, quando il primo cittadino ci ha additato in maniera negativa come ‘radicali’ forse ha dimenticato che gente come Cappato, Pannella, Bonino e Bernardini sono da anni in trincea per battaglie di dignità sociale di primo piano), il progetto del parcheggio non aveva ne capo, ne coda dal punto di vista architettonico/procedurale.

La Regione ha aperto gli occhi (su nostro sollecito) ed ha bocciato il piano. Fa specie pensare che Comuni irpini di 1000 anime hanno avuto e stanno avendo accesso a risorse provenienti dall’agenda europea per milioni di euro, questo grazie alla lungimiranza dei propri amministratori ma soprattutto alla lungimiranza dei propri tecnici comunali.

Dunque, una adeguata programmazione avrebbe potuto portare nelle casse del Comune ben oltre i 3,4 milioni richiesti per un parcheggio che si sarebbe trasformato nella migliori delle ipotesi in un eco mostro nel cuore del paese, vicinissimo ad un istituto scolastico e sito in un punto ad alto rischio idrogeologico come dimostrò anche l’alluvione del primo settembre del 2014.

 

D. È arrivato il tempo del merito, del rigore, della trasparenza, dell'equità e della partecipazione o è ancora tempo di politica politicante. 

R. Merito, rigore, trasparenza, partecipazione… vocaboli spariti da tempo dalla circolazione. Chi saprà meglio coniugare la politica - intesa come servizio al cittadino - al merito, rigore, trasparenza, e alla partecipazione, riuscirà a costruire la Solofra che verrà.

 

D. Dai un aggettivo per la politica nazionale e uno per la politica locale.

R. Va senza dire che Solofra è, nel piccolo, lo specchio della politica regionale (attuale) e nazionale. E in questa direzione, la politica locale deve sottostare alle regole non scritte dei partiti, in questo caso del Pd che il partito di maggioranza al Comune.

Ad ogni buon conto, se quella nazionale può essere considerata una politica arrivista, quella locale… è naïf, ovvero modesta e priva di legami con la realtà culturale del posto.

 

D. Il sindaco Vignola, giovane di età, vecchio politicamente, secondo te si limita a “comandare” (come ama urlare nelle riunioni!), o ha una visione progettuale e programmatica della città?

R. Se Vignola avesse avuto una visione benché minima della città avrebbe dovuto condividerla con qualcuno. E invece, e mi spiace dirlo, preferisce rintanarsi in quella che fu dallo stesso definito la nuova casa di vetro, scansando polemiche e critiche. Quasi a dire: il pallone è mio e decido io come e con chi si gioca…

Di medagliette al petto, in questi anni, Vignola se ne è appuntate a iosa. Ma quante sono farina del suo sacco? Quante sono il frutto del suo operato diretto? Quante invece sono eredità di un passato (di cui lo stesso è stato parte integrante) tanto bistrattato quanto efficace sotto certi punti di vista?

L’ultima in ordine di tempo è la scelta di gridare ai quattro venti “… mai con Avellino, guardiamo a Salerno”. Ma come si fa a sostenere questa tesi quando lo stesso Vignola è componente del CdA del consorzio che gestisce i nuclei industriali della provincia di Avellino? Ma come si fa a sostenere questa tesi quando il Comune di Solofra, per propria indolenza o inettitudine, è stato di fatto tagliato fuori dall’area metropolitana di Salerno, dai progetti di retro portualità degli hub logistici di Salerno?

 

D. Da cittadino solofrano dai un giudizio “giornalistico” sulla politica del Sindaco Vignola paladino del “cambiamento” che nessuno ha visto. I dati dicono che in tre anni ci sono meno e più costosi servizi, più tasse e più precari.

R. Come hai riferito nella domanda, sono i dati che parlano. E i numeri non mentono mai (aliquote e tassazioni più alte, progetti di sviluppo al palo, ecc. ecc.).

Sono trascorsi quattro anni da quando Michele Vignola è stato eletto a capo dell’amministrazione di Solofra con lo slogan “Solofra è la città che amo", promettendo di rivoluzionare il paese. E, com’era facilmente prevedibile, dopo 4 anni mesi nulla di significativo è cambiato.

La città è sempre la stessa, con i suoi tanti e variegati problemi, in fondo a tutte le classifiche positive e in cima a quelle negative.

Vignola, però, è furbo. E cerca di spostare l’attenzione dei solofrani dai problemi strutturali e organizzativi alle manifestazioni culturali, ripercorrendo il principio del “panem et circenses“, arricchendolo di presenzialismo, disinformando la gente e tenendola in uno stadio che oscilla fra la delusione e la speranza mentre la cittadina è in lento e continuo declino. Nel frattempo, però, la città è un colabrodo. E i problemi sono ormai così radicati nella coscienza cittadina che ci siamo assuefatti.

Eppure, se chiedete a Vignola, quest’amministrazione comunale si sta contraddicendo per il “fare”. Anzi, per il “stiamo tentando di fare, perché chi ci ha preceduto non è stato all’altezza”. Sì, può darsi. Ma sono passati quattro anni dalla fine del mandato di Guarino e sarebbe ora di piantarla con il “giustificazionismo”. Anche perché, se proprio vogliamo dirla tutta, Vignola è stato già vicesindaco e amministratore di vecchia data. Quindi, ogni qual volta attacca il passato, dovrebbe prendersela anche con se stesso…

 

D. Se fossi Americano per chi voteresti: Repubblicani o Democratici?

R. L'Elefantino repubblicano.

 

D. Escluso te, fai due nomi, uno per sesso, che in futuro potrebbero degnamente rappresentare Solofra a livello istituzionale. In pratica… dimmi i nomi di un sindaco e di una sindaca validi o tracciami un loro profilo.

R. Bella domanda alla quale ti rispondo volentieri. Credo sia giunto il tempo a Solofra per un sindaco donna. Il problema non è di sostituire i pantaloni con una gonnella. Sono convinto che con i problemi che ci stanno di fronte la sensibilità di una donna potrebbe introdurre stimoli nuovi nella politica cittadina e comunale. Sarebbe una novità vera ora che al primo posto dei programmi (come ci chiede l’Europa) dovremmo riportare l'infanzia, la scuola, la formazione, la cultura, le nuove attività imprenditoriali fondate sulle tecnologie mentre abbiamo da sviluppare e arricchire una linea per l'ambiente, il paesaggio, la conservazione del territorio. Non sta certo a me indicare la candidata su cui puntare. Occorre cultura e formazione tenuto conto che è giusto rinnovare le rappresentanze ma non possiamo privarci anche delle persone che ci sono indispensabili, in base alla burocratica conta anagrafica.

 

D. L’anno prossimo l’Avellino andrà in serie A?

R. Mi trovo in un terribile conflitto di interessi… Dopo la fantastica stagione 2014/15, la società biancoverde ha avuto il coraggio di mutare profondamente la sua rosa, a partire dall’allenatore. Dopo un inizio balbettante, ora i risultati cominciano a vedersi anche se il torneo di Serie B resta tanto affascinante quando difficile e fuori da ogni ragionamento logico. L’Avellino può rientrare nel novero delle pretendenti ai playoff e chissà, magari quest’anno non sarà una traversa a fermare Castaldo e compagni.

 

Ultima domanda. Antonio, una di queste sere, mentre rientri a casa, incontri lo stesso marziano della prima domanda che, sempre con cortesia, ti chiede: dimmi la cosa più brutta della tua  città. Tu cosa rispondi?

R. Quando ero piccolo, ero solito ammirare ovunque, nei bar, nelle case, la foto di San Michele Arcangelo e la scritta ‘Solofra è mia e io la difendo’. Oggi, di quelle foto non ne vedo poi tante in giro, così come sono del tutto scomparsi i difensori di Solofra e della solofranità. Mentre abbondano gli approfittatori. Meditiamo anche su questo.

Grazie ad Antonio Pirolo, per la sua cortesia, per il suo prezioso tempo, per la sincerità con cui ha risposto a tutte le domande.

Grazie a te caro Mario per l’opportunità.

mARIOMARTUCCI

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