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Il Pd non può dare solo agli altri la colpa della rottura del centrosinistra in alcuni comuni

Caro direttore, il vice-segretario del Partito Democratico Lorenzo Guerini ha rilasciato un’intervista sulle prossime elezioni amministrative nel corso della quale ha difeso la validità delle esperienze di centro-sinistra nei comuni e ha sostenuto che tali elezioni non sono un test per il governo nazionale (GIOVANNA CASADIO: "Gravi gli strappi della Sinistra ma a Sel dico: torniamo insieme percorrere alle amministrative"; La Repubblica, 27/12/2015). Egli ha detto, in particolare, che: «…in alcune città Sel-Sinistra italiana si è chiamata fuori. È una loro scelta. Un errore grave. Hanno deciso di non correre con noi. Ma è una scelta sbagliata. Dobbiamo tenere insieme le esperienze di centrosinistra. A Cagliari Massimo Zedda, che è di Sel, si ripresenta e il Pd lo sosterrà. Noi siamo per unire, non per rompere. Se altri strappano, non possiamo che prenderne atto, anche se facciamo e faremo di tutto perché non avvenga». La mia opinione è che Guerini fa bene a riproporre la validità dell’esperienza del centro-sinistra nei comuni e la sinistra radicale farebbe bene a portarla avanti là dove è possibile ma egli non può dare solo a Sel-Sinistra Italiana la colpa della rottura dell’esperienza del centro-sinistra in alcune città e non può dire che tali elezioni non sono anche un test per il governo nazionale. Egli non può pretendere, cioè, che Sel-Sinistra italiana abbia un comportamento schizofrenico accettando di fare alleanze nei comuni che prescindano completamente dal quadro politico nazionale, con un Partito Democratico che si allea tranquillamente a Roma con Berlusconi, Verdini o Alfano e nei comuni con la sinistra radicale. Se a Renzi e Guerini va bene la politica dei due (o tre o quattro) forni essi non possono pretendere che tale politica vada bene a tutti. Per fortuna c’è ancora chi pensa che la politica è fatta anche di coerenza e linearità nelle scelte.

 

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