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Il “modello De Luca” è peggiore del “modello Renzi”

Caro direttore, a direzione nazionale del Partito Democratico ha suscitato poche reazioni. I commenti sono stati sottotono e neanche gli insulti di Vincenzo De Luca a Peter Gomez hanno avuto le risposte opportune. Eppure dalla riunione del Pd è emerso un dato inequivocabile: il Pd è un partito unito ed arroccato nella gestione del potere. I dati del Rapporto Svimez 2015 avrebbero dovuto costituire l’occasione di una critica serrata alle politiche governative da parte dei dirigenti meridionali del Pd. Ma tutto si è risolto in una bolla di sapone; tutto continuerà come prima. Anzi peggio di prima.  Perché una novità significativa della direzione Pd c’è ed è che oramai la gestione deluchiana del potere è diventato il modello ufficiale di riferimento del Pd per il Sud. Sembrava che, dopo i contrasti tra Renzi e De Luca, suscitati dall’applicazione della Legge Severino ci fosse un conflitto tra i due ma tutto si è risolto in nome della gestione del potere. In tal modo al tentativo autoritario in atto a livello centrale, con Renzi che tende a diventare un dominus che tutto decide e controlla, si accoppia una linea politica ancora più autoritaria per il Mezzogiorno. Perché indubbiamente il “modello De Luca” è peggiore del “modello Renzi”; all’autoritarismo, al decisionismo e al trasformismo di Renzi esso aggiunge il palese disprezzo di De Luca per la legge, per i suoi critici, per la democrazia. Andrea Scanzi ha scritto che “Renzi ha indicato De Luca come esempio di Sud che funziona, che è un po’ come indicare il disastro di Fukushima come obiettivo massimo per uno scienziato”. Non sono d’accordo con Scanzi. Il punto non è il funzionamento o meno del Sud ma che il “modello De Luca”, in nome del raggiungimento a tutti i costi di determinati obiettivi, introduce nella società meridionale (ed italiana) tanti e tali tossine da risultare, al tirar delle somme, estremamente negativo.

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani (SA)

 

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