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“Non è possibile che l’Italia abbia 60 miliardi di corruzione all’anno, più del resto d’Europa messo assieme, solo per colpa del ceto politico”

Caro direttore, va sottolineato che nello stesso giorno sono stati pubblicati due articoli che contengono la stessa tesi di fondo: non se ne può più della tendenza in atto a dare tutte le colpe ai politici e nessuna colpa alla gente comune. Curzio Maltese ha scritto: “Non è possibile che l’Italia abbia 60 miliardi di corruzione all’anno, più del resto d’Europa messo assieme, solo per colpa del ceto politico” (Quella strana minoranza di cittadini onesti a disagio nel sistema; Il venerdì di Repubblica, 19/6/2015). Michele Serra ha scritto: “L’onda del momento (quella populista) prevede che le responsabilità della politica siano additate, una per una, all’odio sociale; la politica, quasi sempre, se lo merita, se non altro per omesso governo; ma della responsabilità dei cittadini si parla poco e distrattamente” (L’Amaca, La Repubblica, 19/6/2015).

Sono d’accordo con Curzio Maltese e Michele Serra. L’ondata populista in atto tenta di mettere sul banco degli imputati sempre la politica dimenticandosi delle colpe dei singoli cittadini, cioè delle gravi carenze di senso civico che caratterizzano da sempre gli italiani. Ma l’Italia non è uniforme nella composizione sociale e nei comportamenti. Si sa che nel Sud (e a Roma) c’è una maggiore carenza di senso civico rispetto al Centro-Nord. Per questo motivo probabilmente nel Centro-Nord c’è una maggiore differenziazione tra i comportamenti della classe politica e quelli della società civile; ad una classe politica spesso rapace corrispondono cittadini tendenzialmente virtuosi. Va notato, comunque, che la tendenza a colpevolizzare eccessivamente la società politica rispetto alla società civile non è prerogativa solo dei populisti. Spesso anche gli studiosi sono sbilanciati nello stesso senso. Si prenda ad esempio il dibattito in atto sul Mezzogiorno. Coloro che difendono a spada tratta il Sud (anche i migliori studiosi come l’economista Gianfranco Viesti e lo storico Isaia Sales) tendono a dare tutte le colpe dell’arretratezza meridionale allo Stato centrale o ai capitalisti del Nord. Ma anche coloro che, invece, sono più equilibrati nei giudizi (come lo storico Emanuele Felice) tendono a dare la colpa dei ritardi del Sud quasi esclusivamente alle classi dirigenti meridionali dimenticandosi che nella cosiddetta società civile meridionale nuotano autentici pescecani come la delinquenza organizzata e la burocrazia parassitaria. 

 

Cordiali saluti

 

Franco Pelella – Pagani (SA)

 

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