Milano. Expo … Ma il problema è: le responsabilità dei meridionali sono vere o sono state inventate?
Caro direttore, Isaia Sales ha colto l’occasione dell’inaugurazione dell’Expo di Milano per criticare nuovamente il Nord e difendere il Sud (Se l’Expo mette a nudo le debolezze del Nord; Il Mattino, 2/5/2015). Ecco la parte centrale dell’articolo: “La distinzione tra prima e seconda repubblica si manifesterà lungo l’asse Nord-Sud, perché se nella prima repubblica è lo sforzo di risolvere i problemi del Meridione a caratterizzare in parte le strategie della Nazione, nella seconda sarà la questione settentrionale a monopolizzare l’attenzione del mondo politico, culturale e imprenditoriale…E non ci si limiterà ad accantonare i problemi di un terzo dell’Italia in nome di un’altra priorità, ma si pretenderà di giustificare il disinteresse attraverso il sostegno di un vero e proprio apparato ideologico i cui assi principali vertono sull’inutilità dell’intervento dello Stato in economia, sugli aiuti al Sud come spreco di denaro pubblico, sulla irrimediabilità della situazione economica e sociale meridionale a cause di tare culturali e civili della sua popolazione, sul dominio totale delle mafie, sulla bassissima qualità delle sue classi dirigenti, sull’assoluta inefficienza della sua burocrazia…L’Expo di Milano è arrivato a conclusione di questo lungo ciclo politico. Essa doveva dimostrare la laboriosità, l’efficienza e la serietà dei milanesi e, più in generale, dei settentrionali, e dimostrare al mondo che l’Italia vera non aveva niente a che fare con l’infingardaggine e l’inefficienza meridionale, né tantomeno con il dominio delle mafie. Era il volto di un’altra Italia che si voleva presentare al mondo, distante geograficamente, culturalmente e civilmente dal suo lato meridionale. Da questo punto di vista l’insuccesso è clamoroso. Il numero di scandali scoppiati lungo gli anni della sua realizzazione, le numerose inchieste della magistratura sugli appalti, gli arresti continui tra le ditte, i politici e i funzionari preposti, le impressionanti misure interdittive antimafia adottate (più di 60, più che in qualsiasi opera pubblica realizzata in Italia, più di quelle adottate sui lavori per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria), il coinvolgimento in operazioni affaristiche, clientelari e criminali dei vertici della Regione Lombardia e del cuore del sistema imprenditoriale, i lavori non completati rispetto alle previsioni iniziali, ci dicono che l’Expo di Milano è da contemplare tra le opere pubbliche che hanno registrato il più alto numero di reati. E che Milano è a tutti gli effetti una capitale della corruzione, una città a forte presenza mafiosa, un luogo in cui clientela ed inefficienza vanno a braccetto. Milano è solo questo? Assolutamente no, certo che no. Ma neanche il Sud era tutto quello che si è teorizzato e scritto in tutti questi anni di egemonia settentrionale”.
Probabilmente è accettabile la distinzione che Isaia Sales fa tra Prima e Seconda Repubblica sulla base anche della attenzione o meno ai problemi del Sud. E sono accettabili anche le motivazioni che secondo lui sono state alla base del sostanziale disinteresse per il Mezzogiorno che si sta verificando nel corso della Seconda Repubblica. Ma il problema è: le responsabilità dei meridionali sono vere o sono state inventate? I cittadini del Mezzogiorno non hanno contribuito molto alla creazione dell’immagine negativa che ha condotto anche al disinteresse politico nei loro confronti? Probabilmente negli ultimi decenni lo Stato centrale ha ecceduto nel destinare una quota della spesa pubblica minore del passato al Mezzogiorno ma la soluzione non può essere, come sostiene Sales, un maggiore intervento economico dello Stato nel Sud (così come è stato fatto per la Germania Orientale). Purtroppo l’Italia non è la Germania; il senso civico, il capitale sociale e la fiducia tra le persone sono molto meno sviluppati. Ma, soprattutto, le differenze territoriali sono molto più accentuate. Riproporre i deleteri interventi a pioggia del passato non si risolverebbero i problemi esistenti. C’è bisogno, secondo me, che lo Stato tenga conto delle specificità del Mezzogiorno e porti avanti due tipi di politiche, politiche maggiormente mirate di quelle praticate in passato: una politica di “premialità” rivolta a sostenere le imprese private e gli enti pubblici che abbiano dimostrato in passato di saper ben spendere le risorse di cui disponevano e una politica di “assistenza” rivolta ad aiutare i cittadini meridionali che non riescono autonomamente a provvedere alla soddisfazione dei propri bisogni di sostentamento. Quanto al discorso relativo all’Expo di Milano la mia opinione è che Sales delimiti troppo le responsabilità al Nord e alla Lombardia. L’Expo è una grande manifestazione e per realizzarla si sono attivate imprese provenienti da tutta l’Italia. Ed è risaputo che molte imprese (sulle quali si sono incentrate le indagini della magistratura) che sono arrivate dal Mezzogiorno sono gestite dalla criminalità organizzata, in particolare dalla ‘ndrangheta. I grossi scandali connessi all’Expo dimostrano che Milano è una capitale della corruzione? E’ evidente che la politica e il modo degli appalti hanno fatto venire fuori episodi di corruzione rilevanti. Ma io distinguerei tra il mondo della politica (e degli affari connessi alla politica) e la società civile. La mia opinione è che la società civile di Milano (e del Nord) è molto meno inquinata; c’è ancora una grossa distanza tra il senso civico e il capitale sociale dei quali è dotata la maggioranza dei milanesi (e dei settentrionali) e il senso civico e il capitale sociale dei quali è dotata la maggioranza dei meridionali. Per questo motivo, nonostante quello che scrive Sales, purtroppo il Sud è quasi “tutto quello che si è teorizzato e scritto in tutti questi anni di egemonia settentrionale”.
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)