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A Berlusconi non sono stati risparmiati gli scontri e gli insulti da parte delle forze politiche di opposizione ...

Caro direttore, il politologo Mauro Calise si è occupato dello scontro in atto tra le forze politiche di opposizione e il Governo Renzi (Le rendite di posizione contro la riforma; Il Mattino, 16/2/2015). Ecco la parte centrale del suo articolo: “Come mai una simile asprezza, una guerriglia senza quartiere come mai si era vista durante il lunghissimo – e certo non mitissimo – regno berlusconiano? Come si spiega che all’odiatissimo nemico che per sue decenni ha tenuto in mano il Paese siano stati risparmiati gli assalti quotidiani e gli insulti indirizzati a un giovane premier che si è appena affacciato al potere? Forse che la distanza ideologica che separava Berlusconi da Prodi – che si trattasse di economia o di riforme costituzionali – era minore di quella che intercorre, oggi, tra Fassino e Fassina? No. Non è proprio il caso di farsi prendere in giro dagli ardori oratori con cui, a turno, i Civati e i Brunetta trasversali a ogni schieramento impugnano questo o quell’emendamento ergendolo a baluardo di una linea Maginot sempre più invalicabile e friabile. In gioco c’è la sostanza, non c’è il merito di una contrapposizione. Non c’entrano i contenuti di riforme che restano, con qualche immancabile eccezione, improntate a moderazione e buon senso. In gioco c’è l’autonomia, indipendenza ed autoreferenzialità di un ceto di partito che era rimasto, anche durante il berlusconismo, sovrano delle sorti del paese. E che vede invece, nel dirigismo di Renzi, compromessa e messa a repentaglio la propria rendita di posizione”

Non sono d’accordo col professor Calise. A Berlusconi non sono stati risparmiati gli scontri e gli insulti da parte delle forze politiche di opposizione, specialmente in alcuni momenti particolari come in occasione dell’approvazione delle leggi ad personam. Alle forze di opposizione a Berlusconi si può rimproverare di non essere riuscite a scalzarlo dal potere non certo di non averlo contrastato.  Con Renzi il discorso è diverso. La contrapposizione frontale delle opposizioni è dovuta all'arroganza del governo e della maggioranza, che hanno imposto la seduta fiume della Camera dei Deputati e che trattano il dibattito sulla Costituzione come fosse una decretazione d'urgenza; il tutto sapendo molto bene che il voto finale sulla loro riforma è già stato calendarizzato a fine marzo. Le opposizioni sono soprattutto in disaccordo col disegno di legge Boschi relativo al nuovo Senato; questo disegno di legge, non rispettando l'articolo 1 della Costituzione, dice che i senatori non saranno eletti più dal popolo, ma dai così detti "grandi elettori", cioè i consiglieri regionali. In Francia, dove le elezioni indirette sono serie, i grandi elettori sono 150 mila, mentre in Italia sarebbero poco più di mille; eppure, nonostante tutto, il Senato continuerebbe a partecipare al procedimento di revisione costituzionale, a eleggere ben due giudici costituzionali e a partecipare alla funzione legislativa in non poche materie di grande importanza.

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani (SA)

 

 

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