Il Governo Renzi non gode di un consenso politico convinto ma sfrutta uno stato di necessità
Caro direttore, il politologo Mauro Calise ha dedicato il suo commento settimanale alla figura di Matteo Renzi (Il premier che deve correre da solo; Il Mattino, 22/12/2014). Secondo lui: “…sarebbe interessante ripassarsi i giudizi che su Renzi piovevano soltanto qualche mese fa, la facile ironia sul fatto che fosse abile con le parole ma, quanto a risultati concreti, non ne avesse quagliato uno. E il coro di soloni schierati a difesa dell’esperienza indispensabile e della prudenza irrinunciabile per qualunque – modesto – tentativo di uscire dalla palude in cui – grazie all’esperienza e prudenza delle oligarchie esautorate – il paese era finito. Invece, contrariamente alle speranze dei tanti nemici esterni e di quelli – più numerosi e agguerriti – interni al suo stesso partito, Renzi è rimasto in sella. Per una ragione semplicissima che si condensa in una sola parola, la parola più ostile e ostica alle nomenclature bipartisan: leadership. Renzi si è affermato e confermato come leader di notevole caratura”.
Ho molti dubbi sul fatto che Matteo Renzi sia rimasto capo del governo negli ultimi mesi perché è un leader di notevole caratura. Credo che molto sia dovuto sia al fatto che egli gode di un’ampia maggioranza parlamentare sia alla ritrosia degli oppositori interni a mettere in crisi il governo. Bisognerebbe, poi, intendersi sulla parola leadership. Etimologicamente parlando esercitare una leadership significa comandare con il consenso convinto dei suoi amici ed alleati; non mi sembra che sia il caso di Renzi. Bisognerebbe piuttosto parlare piuttosto di un governo dovuto ad uno stato di necessità; più volte i suoi sostenitori hanno dichiarato che bisogna sostenere Renzi perché al momento non ci sono alternative valide. Quanto ai risultati concreti non mi sembra che il governo Renzi ne abbia raggiunti molti. Gli 80 Euro concessi a molti lavoratori dipendenti a detta di quasi tutti gli osservatori non hanno raggiunto lo scopo di rilanciare l’economia. In compenso: 1) Nonostante le promesse di Renzi il taglio delle società partecipate non è neanche cominciato. 2) Il Jobs Act è incostituzionale: tratta diversamente gli stessi tipi di lavoratori. 3) La Legge di stabilità non è uno strumento incisivo per creare veri nuovi posti di lavoro. 4) Tanti Paesi dell'Eurozona crescono economicamente ma l’Italia no. 5) Matteo Renzi si caratterizza per avere vari comportamenti deteriori: la furbizia, la trasversalità, l’eccessiva cura per l’immagine, la superficialità, il mancato rispetto delle vecchie generazioni e degli oppositori, ecc. ecc. 6) Continua l’exploit del debito pubblico italiano. 7) Renzi, con superficialità, ha messo sullo stesso piano Regioni sprecone e virtuose. 8) E’ vero, come dice Renzi, che la sinistra deve parlare all’intero Paese ma lo deve fare in nome e per conto della sua identità non perdendola, come sta rischiando di succedere a causa dei suoi comportamenti. 9) Perché Matteo Renzi fa la concertazione con la Confindustria e non col sindacato?
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)