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Una vicenda inquietante

È inquietante la vicenda dei quattordici arresti, che sono stati effettuati stamane in tutta la penisola: secondo le accuse della Procura, si tratterebbe di pericolosi terroristi neri, che erano in piena attività, per ricostituire Ordine Nuovo, la famigerata organizzazione, che seminò violenza e terrore nel corso degli anni Settanta. 
I rigurgiti terroristici non sono mai mancati in Italia, anche dopo la fine degli Anni di Piombo, ma certo un’escalation di tal fatta deve sorprendere ed inquietare non poco, visto che viviamo in un momento storico, nel quale non mancano le condizioni di contesto, perché delle persone disperate ed istigate dal furore ideologico possano mettere in essere dei crimini tanto efferati, quanto brutali. 
La povertà crescente, il sentimento di avversione per l’Europa e la moneta continentale, la penetrazione di flussi migratori, che non vengono sempre gestiti nel modo dovuto dalle autorità competenti, sono alcuni dei fattori più allarmanti che rinfocolano i peggiori istinti umani, per cui può verificarsi che, nelle periferie delle nostre città, prendano corpo dei fenomeni, che andrebbero studiati da un punto di vista sociologico, prima ancora che repressi sul piano giudiziario, come pure è doveroso fare. 
Sovente, il terrorismo, infatti, si lega alla criminalità ordinaria, per cui diviene molto difficile riuscire a tracciare la giusta linea di confine fra la criminalità, piccola e media, ed i rigurgiti di terrorismo nero, che - come la storia insegna - talora ha trovato complicità, finanche, in livelli insospettabili dell’Amministrazione statale, come è successo negli anni Settanta, quando i “neri” venivano coperti da ambienti deviati delle Forze dell’Ordine e della stessa Magistratura.
Oggi, fortunatamente, non siamo giunti ad un livello di radicamento del terrorismo assimilabile a quello di trent’anni fa: non sfugge, evidentemente, che sono tuttora residuali i settori della società, che possono essere affascinati e sedotti da un messaggio tanto triviale, quanto nocivo per la comunità nazionale. 
Bisogna ragionare, però, sugli obiettivi che - secondo gli inquirenti - erano stati fissati dalle nuove frange, che ambivano a colpire le istituzioni che, notoriamente, sono invise al popolo. 
Ad esempio, erano stati progettati attentati alle sedi di Equitalia, a dimostrazione del fatto che finalità dei terroristi era quella di acquisire consenso mirando ai target meno amati da molti strati della popolazione italiana. 
Viene da porsi una domanda, a cui diviene difficile, però, darsi una risposta: la nostra società vanta i necessari anticorpi, per combattere - sul nascere - fenomeni che possono solo peggiorare, se non sono fermati in tempo dalle autorità giudiziarie, sul piano della repressione, e dai corpi sociali intermedi, su quello della prevenzione? 
La crisi dei partiti ha fatto sì che si pensasse che le ideologie fossero, ormai, giunte definitivamente al tramonto ed, anche per questa motivazione, si è creduto erroneamente che l’insidia terroristica rappresentasse, meramente, un lontano e terribile ricordo. 
Invece, pur vivendo in una fase storica profondamente de-ideologizzata, le idee più truci continuano a fare breccia fra quanti sono portatori di un desiderio di contrapposizione ai livelli istituzionali, che reputano lontani dai bisogni primari delle persone comuni. 
Peraltro, la crisi della scuola, dimostrata dagli alti tassi di analfabetismo e di abbandono scolastico, prima del compimento dell’obbligo, esistenti tanto al Nord quanto al Sud, costituisce un’ennesima condizione che favorisce, inevitabilmente, la crescita di fenomeni siffatti, che non possono non trovare facile diffusione in settori, che si trovano ai margini della vita civile, in una condizione di assoluta deprivazione, tanto materiale quanto spirituale. 
Naturalmente, a capeggiare una simile manovalanza non possono non essere menti raffinate, che, contrariamente ai livelli sociali più bassi, che si agitano alle loro dipendenze, sono portatrici di un adeguato livello culturale, visto che la deriva terroristica, che esse organizzano, è funzionale al ridisegno della società entro schemi autoritari, dai quali non possono non trarre grandi vantaggi, sia in termini di ascesa politica, che di accumulo di ricchezze. 
Cosa fa la politica per combattere siffatti eventi? 
Continua, forse, a discutere di leggi elettorali o di premi di maggioranza o di soglie di sbarramento, ignorando che la gente, ormai, non va più neanche a votare e, talora, come nel caso di questi quattordici individui, arrestati stamane, si rivolge a progetti criminali, per soddisfare una sete di giustizia sociale, che non trova appagata negli ordinari schemi d’azione delle istituzioni democratiche? 
Il livello di esasperazione è altissimo ed è giusto non sollecitarlo ulteriormente, dal momento che potrebbe sfociare in forme sempre più lesive della democrazia rappresentativa, che abbiamo conosciuto negli ultimi settant’anni circa. 
Forse, è giunto effettivamente il momento che il ceto politico dia il buon esempio, rinnovando profondamente se stesso, prima che le istanze di cambiamento non siano portate avanti da chi ha l’unico interesse volto a delegittimare l’intera architettura statuale, all’unico scopo di alimentare un desiderio perverso di autocrazia, prospettata come l’ultimo rimedio possibile contro l’inefficiente Stato liberale. 


Rosario Pesce

 

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