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Lo strano connubio

Con la conferenza stampa odierna, Salvini ha finalmente operato il salto di qualità, cessando di essere il leader di un movimento, meramente, a vocazione territoriale e divenendo il capo di un partito, che aspira a prendere voti sull’intero territorio nazionale. 
Infatti, per la prima volta, da venti anni a questa parte, un parlamentare leghista, che ha notevoli responsabilità da un punto di vista organizzativo e politico, ha impresso una svolta così qualificante, creando le premesse perché il consenso della Lega, tradizionalmente radicato solo nelle terre padane, possa sommarsi con quello che proviene dal Centro-Sud del Paese. 
Le condizioni, affinché si crei un movimento, capace di prendere voti dalle Alpi alla Sicilia, ci sono tutte: infatti, la protesta e, dunque, il conseguente sentimento di contrapposizione al ceto dei notabili fa sì che, ineluttabilmente, il gradimento degli Italiani si orienti verso coloro che sono portatori di un messaggio, fortemente, anti-renziano. 
L’opposizione all’attuale Governo si viene costruendo su un terreno, squisitamente, anti-europeista: Salvini ha gioco facile nel prospettare un Paese schiavo dell’Europa, alla quale non sarebbe in grado di dire “no”, per effetto - in particolare - della difficile condizione monetaria, che spinge l’Italia sempre più in una condizione non ideale, dato che una moneta così forte, come l’euro, deprime i consumi ed accentua viepiù la povertà di molte famiglie, che non sono in grado di accedere ad un livello di consumi, appena, sufficiente. 
Peraltro, c’è un fattore di contesto che agevola l’operazione del leader leghista: la disintegrazione del Centro-Destra, inevitabilmente, aiuta Salvini nel cercare proseliti in quelle aree del Paese che, per due decenni, hanno votato per Berlusconi e che, ora, si trovano senza alcun punto di riferimento, visto che la sconfitta di Forza Italia è coincisa, anche, con l’indebolimento progressivo della Destra di estrazione fascista, che aveva tentato di riciclarsi, entrando nel grande partito berlusconiano, dopo la chiusura mesta dell’esperienza di Alleanza Nazionale. 
Al Sud, infatti, ineluttabilmente, il nuovo soggetto non potrà non accedere a questa vasta area, che è alla ricerca di una guida nazionale, che sia in grado di farla uscire dalla condizione di isolamento e debolezza cronica, in cui è stata sospinta dalla fine ingloriosa del ventennio berlusconiano e da quella, ancora meno dignitosa, della leadership di Gianfranco Fini, terminata per effetto di una guerra intestina, che - alla fine - ha sconquassato il polo moderato, aprendo un varco utile per la penetrazione renziana in quella fascia di elettori, che mai avrebbero votato per il PD bersaniano. 
Il movimento di Salvini inquieta per non pochi motivi: in primis, il suo alleato europeo è la Le Pen, quindi il volto della peggiore Destra francese, tradizionalmente xenofoba e, soprattutto, antisemita: non dimentichiamoci, infatti, che il padre dell’attuale Segretaria del Fronte Nazionale è stato un importante sostenitore della Repubblica di Vichy. 
Inoltre, non bisogna omettere un dato essenziale: Salvini sta ricercando, nella nuova avventura, il sostegno di ambienti dell’estremismo di Destra, da Casa Pound ad altre soggettività, che evidentemente cercano un collegamento con le istituzioni attraverso l’adesione ad una forza che, al tempo stesso, pur essendo foriera di slogan anti-sistema, riceve comunque il consenso per la gestione virtuosa, che finora ha effettuato nelle regioni del Centro-Nord, dove - da anni - è determinante per gli equilibri politici in Comuni medio-grandi ed in Regioni vitali per l’economia nazionale. 
Così facendo, si crea una congiuntura fatale: da una parte il Nord ancora ricco, dove si raccoglie il consenso per i risultati raccolti dalle Amministrazioni locali; dall’altra, invece, il Sud fortemente impoverito, dove si ricerca il voto di quei settori della società, che non possono non aderire ad una protesta tanto sterile, quanto pericolosa. 
Salvini potrà, in questo modo, creare una lista, che, sull’intero territorio nazionale, aspira legittimamente a prendere almeno il 15% dei voti di quanti si recheranno al seggio: un consenso importantissimo, perché sarà determinante non solo per rifondare il Centro-Destra, ma per creare un’opposizione al Governo di Centro-Sinistra, che dovrà temere l’avanzata delle truppe leghiste, anche perché queste potranno sostituirsi ai Grillini nel capeggiare la protesta, in forme aupicabilmente compatibili con la democrazia e le libertà repubblicane. 
Uno strano connubio, quindi, fra ex-federalisti ed ex-fascisti, che, nei prossimi mesi, sarà la chiave di volta per comprendere gli sviluppi della politica nazionale e per intuire le dinamiche interne di movimenti e forze, che spesso non si fanno alcuno scrupolo nel pescare adesioni nei settori più svantaggiati e, dunque, più deboli della società, sia per ragioni economiche, che intellettuali. 



Rosario Pesce

 

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