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Il vero nemico di Renzi

Il vero nemico di Renzi non è in Italia, ma certamente è rappresentato dall’Europa, visto che tutti gli avversari, presenti sul territorio nazionale, non hanno la forza, né il desiderio autentico di abbatterlo. 
L’unica entità, invece, che ha il potere di disarcionare il Presidente del Consiglio, è la Commissione Europea, che, nel prossimo mese di marzo, valuterà i conti dello Stato italiano e verificherà se essi sono coerenti con i limiti finanziari rigorosi, fissati dal Trattato di Maastricht.
Infatti, Renzi, nel corso del semestre italiano di guida dell’Unione, non è stato in grado di ottenere una revisione seria ed approfondita di quei parametri: l’unico misero risultato, portato a casa, è la deroga riconosciuta al nostro Governo, per cui – come abbiamo detto – la verifica della coerenza finanziaria dell’Italia con le regole continentali è stata differita alla primavera del 2015. 
D’altronde, se l’esame fosse stato effettuato alla conclusione del 2014, molto probabilmente sia i dati del deficit, che quelli relativi al debito sarebbero risultati fuori dai limiti europei e, quindi, il nostro Paese sarebbe caduto in una procedura di infrazione, che avrebbe comportato - qualora fosse stata attivata - delle conseguenze di non poco conto. 
Quindi, il mero rinvio della verifica, da parte della Troika, non costituisce la panacea ai mali presenti, ma costituisce solo un differimento, che molto probabilmente porterà un esito scontato, dato che - di qui a tre mesi - non si potranno verificare cambiamenti rilevanti, che possano far ipotizzare un ridimensionamento del notevole debito sovrano. 
Peraltro, è evidente a molti che, nel corso degli ultimi dieci mesi, sono venuti meno molti fattori di protezione, che hanno garantito - almeno inizialmente - una tutela all’incipiente Dicastero Renzi. 
Innanzitutto, a livello europeo, sta progressivamente venendo meno l’assistenza della Banca Centrale Europea, visto che il suo Presidente, il nostro connazionale Draghi, ha ricevuto uno stop di importanza rilevantissima da parte del Presidente della Bundesbank, il quale ha espressamente proibito al Capo della BCE di procedere all’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, fra cui l’Italia stessa. 
Se, infatti, questa prospettiva si fosse realizzata, la nostra condizione sarebbe, notevolmente, migliorata: il divieto tedesco, di fatto, condanna l’Italia a dover rientrare fidandosi, unicamente, delle proprie forze, che pure sono in fase di progressivo assottigliamento, per effetto di una congiuntura economica, che tende ad essere sempre peggiore, con particolare riferimento ai dati non confortanti della produzione. 
Inoltre, il venir meno di Napolitano, prossimo alle dimissioni, già nel mese di gennaio, fa sì che venga meno, anche, la tutela del Quirinale, che - nel corso degli ultimi anni - è stato il vero fattore di garanzia di tutti i Governi, dal momento che l’Europa ha, sempre, scelto l’inquilino del Palazzo, che sorge sul Colle più alto di Roma, come suo unico ed effettivo interlocutore, molto più degli stessi Presidenti del Consiglio, succedutisi di volta in volta, che hanno goduto della consulenza preziosa, proveniente dal Capo dello Stato. 
Se così fosse, diventerebbe inevitabile dare una svolta ad una condizione politico-istituzionale, che tende, già da ora, a ristagnare. 
Si può ipotizzare la nascita di un nuovo Esecutivo, che, in linea con i dettami dell’Unione, proceda - con più rapidità di quanto abbia fatto Renzi - al risanamento dei conti? 
Da qualche ambiente giornalistico ben informato, trapela la notizia secondo cui il nome dell’attuale Ministro dell’Economia, Padoan, può essere quello che riceverebbe il consenso maggiore da parte della Merkel e dei potentati di Bruxelles, per cui la nascita di un Dicastero tecnico, sostenuto dal PD e dal Centro-Destra, non rappresenta una prospettiva peregrina per un Paese, come il nostro, che è tornato nelle medesime condizioni del 2011, quando, alla fine dell’esperienza di Berlusconi, si trovò sull’orlo del baratro e venne salvato da Monti, che, ad onta della sua impopolarità, riuscì ad evitare che l’Italia facesse la medesima fine del Titanic. 
D’Alema e la minoranza del PD stanno lavorando, ormai da qualche mese, intorno a quest’ipotesi di lavoro: d’altronde, è noto che Padoan sia una personalità, che ha realizzato una parte importante del suo percorso istituzionale, all’interno degli organismi finanziari dell’UE, stando accanto al leader pugliese, quando questi fu Presidente del Consiglio ed ebbe un ruolo centrale nelle politiche continentali. 
È questo lo scenario, cui anelano gli Italiani? 
O, forse, il varo di un Governo – l’ennesimo – non votato dagli Italiani non potrà che rinfocolare l’antipolitica e spingere il Paese ad una scelta di radicale rinnovamento, quando – prima o poi – necessariamente bisognerà, comunque, rinnovare il Parlamento? 



Rosario Pesce

 

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