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L’imbarazzo del Governo

L’imbarazzo del Governo, all’indomani dello scoppio della vicenda giudiziaria di Roma, è evidente: infatti, le foto, che ritraggono a cena il Ministro Poletti con il Presidente della Cooperativa romana Buzzi, coinvolto nello scandalo, pur non prefigurando alcuna forma di reato, né un conseguente capo di imputazione, non rappresentano certo uno spot positivo per un componente autorevole del Dicastero Renzi, peraltro molto noto, visto che l’ex-Presidente della Lega Coop, nelle vesti di Ministro del Lavoro, è l’estensore del Jobs Act, che, a tutt’oggi, rimane l’unico progetto di riforma condotto in porto dall’Esecutivo. 
È ovvio che, in assenza di capi d’imputazione, il Ministro può e deve continuare, serenamente, il suo lavoro: peraltro, le qualità professionali ed imprenditoriali di Poletti sono universalmente riconosciute, così come è giusto sottolineare che egli non è coinvolto nelle indagini giudiziarie, a nessun titolo, neanche indirettamente. 
Però, il fatto che Renzi, a distanza di qualche giorno, abbia sottolineato l’innocenza del suo collaboratore e la sua ovvia estraneità a fatti criminali, addebitati invece ad altri rappresentanti del mondo cooperativo, costituisce la prova che, per il Premier, gli sviluppi romani hanno un indubbio risvolto, anche, sul piano della politica nazionale, pur in assenza – ripetiamo – di formali coinvolgimenti di componenti prestigiosi del suo Governo. 
Infatti, la vicenda giudiziaria ha, innanzitutto, messo sulla graticola il PD di Roma, dato che gli esponenti del partito di Renzi, che figurano come indagati, sono numerosi ed alcuni di loro occupavano posizioni importanti in Consiglio Comunale o nella Giunta. 
Per tal motivo, il Premier ha deciso di inviare a Roma il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Matteo Orfini, nelle vesti di Commissario della Federazione cittadina, allo scopo di fare un repulisti generale e di allontanare dal PD quelle che, venti anni fa, Craxi chiamò “mele marce”, parlando in riferimento ai primi esponenti socialisti, che venivano coinvolti nelle vicende giudiziarie di Tangentopoli. 
Renzi, che è certamente molto intelligente ed abile, comprende bene che, nel Paese, in questo momento sta montando un clima molto simile a quello, appunto, dei primi anni Novanta, per cui gli schizzi di fango possono colpire tutti, finanche coloro che hanno l’unica colpa - come lui stesso ha detto - di aver fatto un selfie con persone ritenute probe e, poi, invece salite agli onori della cronaca per fatti non commendevoli. 
D’altronde, l’opposizione dei Grillini - sia quella romana, che quella nel Parlamento - sta alimentando il fuoco, allo scopo di creare un’atmosfera, che alla fine delegittimi tutti coloro che hanno responsabilità di gestione e di direzione politica a livello locale, come a livello centrale. 
Purtroppo, i fatti di questa ultima settimana ripropongono, invece, un problema che, di per sé, non ha un rilievo penale, ma certamente politico: infatti, dal momento che il Governo è composto di molti rappresentanti importanti del mondo degli affari, dell’imprenditoria e delle grandi aziende private - fra cui, la stessa Lega Coop - è inevitabile che sorga il dubbio che, nella vita professionale precedente, qualche loro azione possa essere stata, almeno, opinabile o meritevole, comunque, di un approfondimento. 
Come uscire, allora, da un clima siffatto, che rischia di avvelenare la politica nazionale e, soprattutto, può far apparire reo, prima di ogni giudizio, chi non ha, neanche, ricevuto dalla Magistratura un avviso di garanzia? 
Purtroppo, i guasti, compiuti in questi anni, hanno fatto sì che il Paese non abbia più fiducia in chi lo governa, per cui finanche una semplice foto, assolutamente innocente e non denotativa di alcuna forma di reato, può mettere in imbarazzo chi è nell’occhio del ciclone e, con lui, l’intero Governo, che, sui temi della corruzione, sta operando - invero - con assoluta serietà e professionalità. 
Il problema non è di scarso conto, perché, se l’attenzione dei media dovesse continuare in merito alle vicende romane, è ovvio che il PD e Renzi, in particolare, dovranno blindare l’azione dell’Esecutivo, evitando che le speculazioni giornalistiche, costruite ad arte, possano delegittimare chi, certo, non ha compiuto alcuna violazione della legge, almeno fino a prova contraria. 
Basterà la forza mediatica del Premier, per evitare che il Governo paghi per colpe non proprie? 
Ovvero, chi è stato ritratto in foto, assolutamente innocenti, dovrà dimettersi, per evitare che il logoramento ulteriore possa danneggiare l’Esecutivo? 
Le prossime settimane saranno decisive, anche, in tal senso, perché non vorremmo che si ripeta ciò che, in Italia, si è già verificato nel biennio 1992/94, quando molti politici venivano processati dai giornali e dalla pubblica opinione, prima che ci fosse il giudizio della Magistratura o, come in questo caso, prima ancora che possa avere inizio la stessa indagine a carico di questa o quella personalità di livello nazionale. 



Rosario Pesce

 

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