Se il M5S si avvia alla scissione…
Finalmente, nasce una corrente all’interno del M5S: infatti, con la riunione, tenuta ieri a Parma e diretta dal Sindaco della città ducale, Pizzarotti, è stata formalizzata la nascita di una componente nel M5S, che, dal suo ingresso in Parlamento, nel 2013, era apparso un monolite.
Le ripetute espulsioni di parlamentari e, molto probabilmente, il desiderio di Pizzarotti di sottrarsi alla tutela asfissiante di Grillo hanno fatto sì che, dopo un anno e mezzo circa di mancanza assoluta di dissenso e di dialettica nel Movimento, nascesse una corrente, che manifestamente dichiara di avere una strategia distinta da quella tracciata, finora, dal guru.
Era impensabile riuscire a tenere compresse, per molto tempo ancora, le diverse forme di opposizione interna, per cui la manifestazione parmense dà un quadro esaustivo della situazione odierna nel M5S: non esiste più un leader indiscusso, le cui parole sembrano Vangelo per tutti, ma, come in tutti i partiti democratici, esiste una componente maggioritaria, plurale ed articolata, ed una minoritaria, che aspira a realizzare un percorso non convergente con quello prospettato dalla maggioranza.
È evidente che la scelta di Grillo di non collaborare con Bersani nel 2013, rintanandosi in una posizione comoda, ma improduttiva di opposizione, ha determinato dissapori, che - solo ora - si manifestano nella loro effettiva compiutezza.
Peraltro, non sfugge a nessuno come il medesimo errore stia per essere ripetuto a Roma: di fronte alla richiesta di sostegno consiliare da parte di Marino, a seguito delle ben note vicende giudiziarie romane, era auspicabile che un partito-movimento, aspirante a rientrare nelle vorticose dinamiche della direzione politica di un’istituzione complessa, qual è il Comune capitolino, rispondesse in modo affermativo, dando il suo contributo alla ricostituzione di un clima di piena serenità democratica e di legalità nel principale Ente Locale italiano.
Invece, la risposta di Grillo e del Direttorio, che ha assunto temporaneamente la guida del M5S, è stata - per l’ennesima volta - negativa, per cui essi si sono limitati - ad uso, meramente, di propaganda - a richiedere il commissariamento al Prefetto di Roma, che costituisce un’ipotesi solo potenzialmente praticabile, visto che il vertice dell’Amministrazione era del tutto estraneo ai giochi criminali, condotti da altri, e soprattutto il Sindaco era la vittima dell’amplissima associazione a delinquere, che si agitava fra dirigenti infedeli e politici corrotti, stando alla ricostruzione dei fatti, finora, emersa dall’indagine della Procura.
Un’ennesima occasione persa, dunque, per chi, dopo aver raccolto un così grande consenso nel 2013, ha rinunciato volontariamente alla sfida della governabilità, decidendo di non entrare nel Governo ed assumendo un atteggiamento, meramente, ostruzionistico nelle discussioni parlamentari, che si sono svolte nell’anno di legislatura, appena trascorso.
Non crediamo che sia possibile una scissione, almeno a breve, all’interno del M5S, ma è molto probabile che i parlamentari, espulsi da Grillo e Casaleggio, rientreranno nei giochi di Aula, dando la loro disponibilità ad approvare eventuali, singoli provvedimenti, che il Governo dovesse presentare a Montecitorio e Palazzo Madama.
Pertanto, con la sua ottusa strategia, Grillo ha visto ridotto, drasticamente, il proprio gruppo parlamentare ed ha assistito, anche, ad un ridimensionamento elettorale del Movimento, come hanno dimostrato le elezioni, celebratesi nel corso del 2014.
Era ineluttabile che il comico pagasse il fio della sua inesperienza, ma appare a molti che il prezzo pagato sia stato molto alto: se, nel marzo 2013, avesse dato il via libera alla nascita del Dicastero Bersani, oggi molto probabilmente parleremmo di un’Italia assai diversa, non governata – ormai, da diciotto mesi – da un accordo scellerato, prima esplicito, poi tacito, fra il PD e Forza Italia, che arreca danni ad entrambi i partiti, visto che essi appaiono sempre più indistinguibili fra loro, facendo crescere così un dissenso ampio nella società, molto più forte e radicale di quello a cui lo stesso Grillo vorrebbe dar voce nelle Aule del nostro Parlamento.
Chi, dunque, saprà avvantaggiarsi del clima collaborativo con l'Esecutivo, che si respira nella pattuglia di senatori e deputati, allontanati dal M5S?
Renzi, forse, potrà sostituire i voti necessari, derivanti dall’area di Berlusconi, con questi, potenzialmente disponibili, offerti dagli ex-M5S?
Forse, una nuova corrente di provenienza M5S, composta di deputati già espulsi e di altri, che sono alla finestra ad osservare, potrà essere determinante per l’elezione di un Capo dello Stato, diverso da quello previsto dal Patto del Nazareno, per cui - di fatto - si creerà una maggioranza alternativa all’odierna, composta per lo più dalla minoranza del PD, dai Grillini in libera uscita e da Sel?
Sono, interrogativi, questi che troveranno una risposta nei prossimi mesi: certo, l’allontanamento volontario e provvisorio di Grillo, impegnato per una tournée in America, non può che favorire il dialogo fra chi ha cultura di governo e chi, invece, intende uscire dall’Aventino, tanto dannoso e scarsamente proficuo sia per gli interessi sovrani del Paese, che per quelli - pur legittimi - della propria parte politica.
Rosario Pesce