“Napolitano, Berlinguer e la luna”
Caro direttore, Isaia Sales ha recensito il recente libro di Umberto Ranieri “Napolitano, Berlinguer e la luna” (I riformisti e la sinistra sulla luna; Il Mattino, 26/11/2014). Le riflessioni di Sales sono tutte condivisibili, una in particolare. Egli scrive che “…nonostante i miglioristi non abbiano mai avuto un segretario di partito di loro espressione, hanno comunque condizionato culturalmente e idealmente la storia del PCI e delle altre formazioni che lo hanno sostituito. Secondo il mio parere D’Alema è il prodotto di quella cultura, come lo sono stati a loro modo Veltroni, Fassino e Bersani. Sono stati questi quattro, al di là delle posizioni che ora alcuni di essi assumono nella lotta contro Renzi, coloro che hanno identificato il riformismo con il moderatismo sociale. Si potrebbe dire, parafrasando Orazio, che la cultura migliorista, sconfitta dentro il Pci, ha conquistato i «selvaggi vincitori» nel post-comunismo”.
La mia opinione è che è vero che D’Alema, Veltroni, Fassino e Bersani, nonostante non siano stati formalmente appartenenti all’ala migliorista del PCI (e delle altre formazioni politiche che sono venute dopo), hanno contribuito molto a far identificare il riformismo con il moderatismo sociale. Sono stati loro ad aver dato per molto tempo l’impressione di non voler seriamente contrastare sia il potere politico di Berlusconi sia le degenerazioni clientelari e affaristiche che si sono verificate all’interno del loro partito. Questa mancanza di volontà (o incapacità) di combattere i nemici esterni e i figli degeneri interni probabilmente è stata la ragione di fondo dell’ascesa politica di uno come Matteo Renzi. Di fronte a finti “radicali” come D’Alema, Veltroni, Fassino e Bersani gli aderenti al PD hanno scelto o di allontanarsi dalla politica o di sostenere uno sfacciatamente moderato (non uno solo apparentemente “radicale”) come Renzi, appartenente ad un’area diversa, quella degli ex democristiani.
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)