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La fine di Forza Italia

Le elezioni in Emilia ed in Calabria hanno riportato alla luce un dato, forse già noto, che però ora si squaderna nella sua generalità: Forza Italia, ormai, dopo un ventennio di protagonismo da parte di Berlusconi, non esiste più, visto che, in due regioni importantissime e molto popolose, non ha preso più di duecentomila preferenze, cioè all’incirca il 10%, una percentuale pari a molto meno della metà di quella, che era solito conseguire il partito del Cavaliere. 
Evidentemente, le ragioni di un tracollo siffatto sono numerose: innanzitutto, la formazione di Berlusconi paga un prezzo altissimo per le note vicende penali del suo patròn, che non gli consentono di stare più in Parlamento e, soprattutto, lo relegano in un ruolo di comprimario della politica italiana, che egli non aveva avuto finora. 
Al tempo stesso, l’esito del voto emiliano e calabrese suona come cocente bocciatura del Patto del Nazareno: è ovvio che gli elettori di Centro-Destra poco hanno gradito l’alleanza “sui generis”, che il Cavaliere ha contratto con Renzi nello scorso mese di gennaio, per cui, da quella data in poi, Berlusconi non fa più opposizione contro il Governo del Centro-Sinistra. 
È, viepiù, pleonastico sottolineare come gli indirizzi programmatici, assunti dal Governo in carica, fanno sì che il nuovo leader del Centro-Destra sia, di fatto, lo stesso Presidente del Consiglio, che, nonostante il ruolo di direzione del PD, ha assunto toni, nel corso di questi mesi, che echeggiano quelli del Ministro Brunetta di qualche anno fa, quando l’allora mentore di Berlusconi attaccava i sindacati e, nel conflitto fra le parti sociali, era schiacciato sulle posizioni di Confindustria. 
Orbene, si è assistito, nel corso di questi due primi mesi autunnali, ad una vera e propria trasmigrazione di consensi moderati verso il partito renziano, per cui lo svuotamento di Forza Italia, già fisiologico dopo la caduta del Dicastero Berlusconi nel 2011, si è ulteriormente accentuato, determinando la situazione drammatica delle ultime settimane. 
Lo scontro interno fra i berluscones ed i seguaci di Fitto non ha agevolato, visto che l’opinione pubblica conservatrice si è allontanata ulteriormente da un partito, dominato dalle faide interne ed ingovernabile a livello locale, dove la flebile voce del patròn non arriva più con la necessaria forza ed autorevolezza di un tempo. 
L’ultima regione che, dunque, rimane stabilmente nelle mani del Centro-Destra è la Campania, che però è destinata a capitolare nella prossima primavera, visto che le forze neo-centriste (UDC e NCD) non hanno interesse più a sostenere una Giunta, distante anni luce dagli equilibri, venutisi a determinare a livello nazionale, prima con la nascita del Governo Letta e, poi, del Dicastero odierno. 
Infatti, appare scontato che Alfano e Casini debbano, nella primavera prossima, prendere le distanze dal Governo regionale campano, allo scopo di riprodurre a Palazzo Santa Lucia la medesima compagine politica, che già collabora a Palazzo Chigi. 
Pertanto, la crisi di Forza Italia non potrà che accentuarsi, arrivando ad un punto di non-ritorno, quando Berlusconi deciderà, compiutamente, di passare lo scettro ad un erede, ancora da individuare: appare scontato che, persa la prospettiva di giungere al Quirinale, il proprietario di Mediaset continuerà a promuovere un proprio partito all’unico scopo di tutelare i legittimi interessi aziendali, che necessitano di un atteggiamento, almeno, di non-belligeranza da parte dell’Esecutivo in carica. 
La politica, dunque, verrà sacrificata sull’altare della tutela del patrimonio familiare? 
Questa è l’accusa, che Fitto ed i suoi alleati muovono a Berlusconi, colpevole, secondo loro, di aver abbandonato il partito, a seguito della stipula del Patto del Nazareno, che inevitabilmente induce il Cavaliere ad un atteggiamento, saggiamente, più prudente nei riguardi di Renzi, che forse, fra tutte le personalità della nuova generazione, è quella che, maggiormente, incarna il modello berlusconiano di leader. 
Ma, siamo certi che, in Italia, la Destra moderata si consegnerà definitivamente nelle mani del Premier, rinunciando a fare politica nei prossimi mesi? 
È ovvio che lo spazio dell’opposizione, abbandonato da Berlusconi, sarà sempre più occupato dalla Destra populista ed anti-euro della Lega, come dimostrano i dati delle elezioni regionali emiliane e calabresi. 
Crediamo, invero, che una nuova Destra, filogovernativa ed europeista, possa e debba rinascere, per sostituire quella defunta, capeggiata dal Cavaliere, e per riconquistare, così, i consensi in libera uscita, catturati frattanto da Salvini e Renzi. 
Un novello Berlusconi, forse, farà la sua comparsa sullo scenario istituzionale nelle immediatezze delle prossime elezioni generali e tenterà di riportare i voti dei moderati entro l’area, per loro, più naturale? 
La risposta non può che essere affermativa. 
Della Valle, Passera o chi altri prenderà il posto del Cavaliere, tornando a far sognare quanti, per due decenni, hanno votato ciecamente per Berlusconi, non accorgendosi del baratro in cui portava il Paese? 



Rosario Pesce

 

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