Se il Governo si contrappone ai Sindacati…
Nelle ultime settimane, il Presidente del Consiglio ha, progressivamente, innalzato i toni della polemica contro i Sindacati, per cui la cronaca quotidiana non può che riportare le frasi, finanche colorite, che si scambiano, in maniera amena, esponenti della maggioranza parlamentare con autorevoli rappresentanti sindacali.
Nel corso degli ultimi anni, un livello così alto di contrapposizione fra l’Esecutivo e le Organizzazioni Sindacali non era stato mai raggiunto, per cui diventa sempre più insolito assistere ad una conflittualità, che – almeno, per il momento – non può che indurre effetti negativi, perché il clima civile nel Paese va, man mano, peggiorando.
Siamo convinti che chi ha l’incarico delicatissimo di governare una nazione, in una contingenza peraltro problematica, come quella che stiamo vivendo, dovrebbe sfumare le criticità ed eliminare la polemica sterile, perché soffiare sul fuoco non arreca vantaggi a nessuno, tanto più a chi ha delicati compiti di gestione amministrativa e di direzione politica.
Pertanto, l’atteggiamento renziano è non solo incomprensibile, ma potrebbe apparire anche infelice, visto che la ricerca, continua e spasmodica, dello scontro verbale con gli interlocutori sociali non può che lacerare, ulteriormente, un tessuto già di per sé precario, viste le condizioni dell’economia ed il disagio, che vivono moltissimi ceti, sempre più vicini alla fascia di povertà e di indigenza assoluta, finanche, in taluni casi molto gravi.
Peraltro, non sappiamo se la condotta attuale del Governo possa, elettoralmente, premiare il PD; infatti, anche in caso di vittoria con un margine molto ampio, in occasione delle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, rimane un dato critico, che va analizzato molto attentamente: quello, assai probabile, dell’astensionismo, che dovrebbe attestarsi – come recitano diversi sondaggi – intorno al 50%, per cui gli Italiani, che non si recheranno al seggio, costituiranno il primo partito nel corso delle elezioni di domenica 23 novembre.
Un’eventuale conferma, ad urne chiuse, di una siffatta previsione sarebbe un indubbio fattore di allarme per Renzi, di cui il Premier non può che tenere conto, dal momento che un successo, conseguito su un campione ristretto di elettori, delegittimerebbe la vittoria del PD e ne diminuirebbe la portata politica.
Forse, è giunto il momento di modificare il clima delle relazioni industriali e di dialogare, finalmente, con i corpi sociali intermedi, che – opportunamente sollecitati – possono offrire il loro prezioso contributo, per migliorare la qualità della nostra democrazia ed innalzare il livello, quindi, della partecipazione civile alla gestione della Cosa Pubblica.
Saprà e vorrà Renzi invertire il senso di marcia?
Soprattutto, sarà in grado di offrire alla nazione un segnale profondamente diverso da quelli – finora – emersi, intuendo che nessuno, invero, potrà definirsi vincitore, se alle urne si recherà in futuro, solo, un Italiano su due?
Rosario Pesce