Se Passera fallisce…
Ormai da qualche mese, l’ex-Ministro del Governo Monti, Corrado Passera, nonché ex-ad di Banca Intesa, è impegnato in un’impresa politica, che sembra mera follia intraprendere nell’odierno scenario italiano: ridar vita al Centro.
Tutti coloro che, infatti, si sono cimentati nel medesimo tentativo di Passera hanno fallito miseramente e, molto probabilmente, anche questa ultima esperienza è destinata a non essere coronata dal successo; d’altronde, il sistema parlamentare è da venti anni bipolare, per cui diventa pleonastico creare un terzo polo, laddove la partita si gioca fra la Destra e la Sinistra.
È evidente che le elezioni del 2013 hanno modificato un siffatto stato di cose, per cui è nata, di fatto, una terza area politica, quella grillina, che però ha sostanziato la sua ricerca del voto non su un messaggio centrista, ma esattamente sul suo opposto, dato che la fortuna di Grillo fu rappresentata dalle scelte scellerate del Governo Monti, al cui interno l’ex-ad di Banca Intesa era - come si dice in gergo - l’uomo forte, in virtù della sua esperienza nel mondo bancario, che lo rendeva, di fatto, il referente con il mondo economico-finanziario.
Peraltro, il Centro, che vorrebbe ricostruire Passera, è ben lungi dall’essere rifondato, dal momento che le forze, che teoricamente potrebbero essere tentate di partecipare al progetto, hanno deciso, da tempo, di ricollocarsi in una delle due aree tradizionali dello schieramento istituzionale, evitando dunque di dar vita ad un altro cartello, destinato - invece - ad una vocazione, tristemente, minoritaria.
Infatti, Angelino Alfano riporterà a breve il NCD all’interno della Casa delle Libertà, per cui sarà alleato, di nuovo, di Berlusconi e della Lega, mentre l’UDC, molto probabilmente, è destinata a scindersi in due gruppi: l’uno che si alleerà con Berlusconi, mentre l’altro sceglierà la strada più comoda dell’accordo con Renzi.
Pertanto, nessuno vuole perdere le elezioni, atteggiandosi come la Palude di settecentesca memoria, visto che inevitabilmente un simile comportamento metterebbe in pericolo la sopravvivenza, finanche, della formazione che decidesse, in modo tragico, di non correre per la vittoria.
L’ultima esperienza di un polo centrista - quella condotta da Monti nel febbraio del 2013 - si concluse in modo ampiamente fallimentare, dal momento che fu, appena, raggiunto il quoziente per l’ingresso in Parlamento.
È sensazione diffusa che l’opinione pubblica del nostro Paese tenda sempre più a polarizzarsi, perché, essendo gravemente insoddisfatta per gli effetti della crisi ed il cattivo funzionamento della Pubblica Amministrazione, cerca soluzioni estreme, che ineluttabilmente sanno di demagogia e populismo.
Non è un caso, certo, se la reazione al ventennio ultimo si sia concretizzata nel voto a Grillo, così come, in occasione delle elezioni europee dello scorso mese di maggio, la ricerca di un riferimento governativo saldo ha spinto l’elettore comune a premiare chi si presentava nelle vesti dell’unico soggetto partitico in grado di condurre il Paese fra i flutti della crisi: il PD a guida renziana.
È molto probabile che, nel prossimo futuro, se la disaffezione nei riguardi del Governo Renzi dovesse crescere, potrebbe innescarsi una dinamica elettorale non molto dissimile da quella del 2013: si attiverebbe un voto verso una forza neofita all’interno dello scenario istituzionale e portatrice di un messaggio anti-sistema.
Naturalmente, il buon Passera non potrà mai dare voce ad un’istanza simile, dato che, per il suo passato importante nel campo dell’alta finanza, egli incarna per definizione il sistema che, nel bene e nel male, ha condotto l’Italia alla situazione odierna.
Peraltro, coloro che rappresentano delle élites sono sempre deboli elettoralmente, quando vanno alla ricerca del consenso, perché, per antonomasia, il notabilato, finanche quando si sostanzia per indubbie ed oggettive competenze, è impopolare e, certo, l’esito delle elezioni viene deciso dal voto del cittadino comune, che, per natura, è allergico a personalità che appaiono espressione di poteri forti o di salotti buoni o di ambienti massonici.
Quindi, sarebbe cosa buona e saggia, se Passera, dopo aver espletato il tentativo iniziato con la nascita di Italia Unica, decidesse di dare un sostegno all’area politica, che sente più vicina alle sue idealità, allo scopo di non disperdere il consenso, che può - comunque - organizzare e ricevere nel caso, poi, di un suo impegno diretto in occasione delle prossime elezioni, che potrebbero essere non lontanissime nel tempo, tanto più se, entro febbraio, venisse varata la nuova legge contenente il dispositivo di voto.
Passera si dimostrerà più scaltro di Monti, evitando un insuccesso, che lo escluderebbe definitivamente dallo scenario partitico del Paese?
Solo così facendo, egli potrà avere un ruolo nel prossimo Parlamento ed, in particolare, potrà consentire agli ideali moderati, che vuole interpretare, di avere una rappresentanza assai qualificata e legittima.
Rosario Pesce