La nuova Destra italiana
La resa di Berlusconi, che si è consegnato nelle mani di Renzi, pone un problema nuovo nella politica italiana: chi prenderà il posto dell’ex-Presidente del Consiglio a capo di quello schieramento articolato, qual è l’odierna Destra?
Nel corso dell’ultimo ventennio, la funzione svolta dal Cavaliere è stata preziosa: egli ha riunito intorno a sé ex-fascisti, ex-democristiani e leghisti, dando loro una leadership moderata, qual era, appunto, quella assicurata da Forza Italia e dal suo staff di partito-azienda.
L’indebolimento progressivo del berlusconismo, inevitabilmente, pone un quesito: chi succederà al patròn di Mediaset nella leadership dello schieramento, potenzialmente, maggioritario nel Paese?
L’interrogativo non afferisce solo agli uomini, ma soprattutto all’impostazione culturale ed ideologica: la Destra berlusconiana non poteva non essere centrista, visti gli enormi interessi economici di Mediaset in gioco e, soprattutto, considerati i natali dei dirigenti di Forza Italia, i quali provenivano o dalla vecchia DC o dal defunto Partito Socialista.
È evidente, come i fatti di Roma hanno ampiamente dimostrato, che in Italia, per effetto della crisi economica, sta prendendo piede una Destra truce, che mostra gli antichi caratteri, che invece Berlusconi era stato abile a nascondere.
Una vena fascistoide è più che rimarcabile nell’azione di quanti, dirigenti della Lega o di Fratelli d’Italia, vanno nel quartiere di Tor Sapienza ad instillare odio razziale contro gli extra-comunitari, mentre qualsiasi esponente di un partito moderato si sarebbe speso per spegnere l’incendio, che stava per scoppiare.
I sondaggi, fatti da diversi istituti demoscopici, certificano un’ascesa da parte delle due forze suddette: la Lega di Salvini supererebbe, oggi, il 10% dei consensi, prendendo quindi molti più voti della Lega, che fu di Bossi, mentre Fratelli d’Italia andrebbe ben oltre il 3%, per cui, qualora questa fosse la soglia di sbarramento per entrare nel prossimo Parlamento, il partito della Meloni riuscirebbe ad eleggere un buon numero di deputati.
Naturalmente, queste due formazioni, nei mesi scorsi, sono cresciute portando avanti una propaganda fortemente anti-europeista, per cui hanno auspicato, sia pure in forme diverse, il ritorno alla moneta nazionale ed hanno contestato, aspramente, le condizioni del Trattato di Maastricht.
Gli argomenti usati non potevano non avere una presa popolare, per cui diviene inevitabile che quei ceti, ora in gravissima sofferenza, si avvicinino sempre più alla nuova Destra, sebbene essa possa avere un’impronta prossima a quelle di formazioni estremiste, di derivazione neo-fascista.
Peraltro, la tendenza non è solo italiana: non possiamo dimenticare, infatti, i successi, alle scorse elezioni di maggio, della figlia di Le Pen in Francia e di Farage nel Regno Unito, a dimostrazione che il primo decennio di unione monetaria, all’interno del contesto continentale, ha determinato una fase di forte rigetto, che si esprime con l’adesione dei ceti popolari – ormai, privi del necessario per sopravvivere – alla propaganda dei partiti anti-sistema, per lo più di estrema Destra, piuttosto che di Sinistra.
È ovvio che, come accadde per il MSI nel corso degli anni Settanta, simili forze non saranno mai in grado di esprimere la maggioranza dei consensi nei Paesi democratici occidentali, ma diventano invero un fattore inquietante, visto che essi, in maniera disinvolta, tendono a fare politica, non solo ricorrendo ai mezzi ordinari del dibattito parlamentare, ma talora lisciando il pelo ad ambienti, potenzialmente, assai pericolosi della società.
Si sa bene, d’altronde, che, quando sta per scoppiare un incendio, le persone più avvedute si adoperano per spegnerlo, ma forze siffatte hanno, purtroppo, l’interesse opposto, per cui è possibile che, nei prossimi mesi, esse contribuiscano ad alimentare sentimenti, che certo non fanno bene all’unità ed alla compattezza del tessuto sociale.
Finora, la loro ascesa politica è stata limitata, in Italia, dalla presenza del M5S, per cui molti voti, potenzialmente destinati ai partiti dell’estrema Destra, si sono orientati invece verso Grillo, che, almeno da questo punto di vista, ha svolto una funzione molto positiva, evitando che il suo tesoretto elettorale potesse premiare formazioni che dialogano, finanche, con ambienti dell’estremismo più radicale.
Il progressivo indebolimento, però, del M5S può determinare un’emorragia verso la Lega e Fratelli d’Italia, per cui non è peregrina l’ipotesi che, in occasione del prossimo voto politico, queste due formazioni, sommando i loro consensi, possano arrivare quasi al 20%, che sarebbe una percentuale inedita nella geografia parlamentare del nostro Paesse, dal momento che mai la Destra non-moderata ha raggiunto un livello così alto di gradimento.
Pertanto, sarebbe necessario che si ponga un argine ad una tale situazione, che non può che peggiorare nelle prossime settimane, quando il livello dello scontro sociale, purtroppo, potrebbe crescere a vista d'occhio; è ragionevole che i soggetti più saggi riprendano la guida della contingenza attuale e che si eviti, perciò, di cadere nelle mani di chi ha interesse ad alimentare il dissenso, finanche nelle forme più deteriori e violente.
Sarà l’Italia, per l’ennesima volta, capace di sconfiggere l’estremismo, evitando così di cadere in una spirale, che la porterebbe molto lontana dal contesto europeo, che è il milieu di riferimento, cui essa dovrà guardare, se non vorrà sciogliersi, come già è accaduto alla Grecia?
Rosario Pesce