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"Gli agricoltori hanno assorbito sulla propria pelle il peso dei rincari"

Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania chiede interventi urgenti

«Gli agricoltori hanno assorbito sulla propria pelle il peso dei rincari e delle emergenze degli ultimi anni. Hanno continuato a produrre sacrificando il proprio reddito e sostenendo costi straordinari che non hanno trovato un riscontro adeguato nei prezzi riconosciuti alle produzioni. Oggi questa capacità di resistenza è arrivata al limite: per molte imprese è in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare».
 
Lo dichiara Mariano Rago, presidente regionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania, intervenendo sull’agitazione del mondo agricolo regionale.
Rago raccoglie il grido d’allarme degli agricoltori e sostiene la partecipazione alla manifestazione di protesta promossa dal Comitato Agricoltori Avellinesi, in programma sabato 10 ottobre ad Avellino, in piazza Libertà.
 
Per comprendere le ragioni del malcontento bisogna guardare alle difficoltà che si sono accumulate nelle ultime campagne. Le tensioni sui mercati delle materie prime, già iniziate nel 2021, sono state aggravate dalla guerra in Ucraina, con conseguenze pesanti sui mezzi necessari alla produzione. Secondo ISTAT, nel 2022 i prezzi dei beni e servizi impiegati nell’agricoltura italiana sono aumentati complessivamente del 25,3% rispetto all’anno precedente, con rincari del 63,4% per i fertilizzanti e del 49,7% per i prodotti energetici. Un dato più recente evidenzia la pressione sui costi nel territorio regionale: nel 2025 i prezzi dei beni e servizi impiegati in agricoltura sono aumentati in Campania del 5,1%, contro l’1% della media nazionale. Le conseguenze sui redditi restano differenti secondo le filiere e le condizioni delle singole aziende.
 
«Dietro questi numeri ci sono le spese che ogni azienda deve affrontare per coltivare, raccogliere e portare i prodotti sul mercato: concimi, sementi, antiparassitari e altri prodotti per la difesa delle colture, plastiche, materiali di imballaggio, energia e trasporti. Sono risorse da anticipare prima di conoscere il risultato della campagna. La crisi climatica ormai innegabile ha fatto il resto. Gli agricoltori hanno sostenuto questi oneri, ma troppo spesso il prezzo di vendita non ha consentito di recuperarli adeguatamente. La differenza è rimasta a loro carico».
In questo quadro, Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania chiede alla Regione un confronto urgente con le rappresentanze agricole e cooperative e con gli operatori delle diverse filiere, coinvolgendo trasformazione e distribuzione e portando al Governo le richieste di competenza nazionale: «Occorrono misure immediate per alleggerire gli oneri straordinari, strumenti efficaci contro i rischi climatici e condizioni commerciali capaci di riconoscere adeguatamente il valore delle produzioni».
 
Il confronto dovrà individuare priorità e tempi di intervento: sostegno alla liquidità, maggiore tempestività nell’erogazione degli aiuti, strumenti accessibili di gestione del rischio e rapporti commerciali che tengano conto dei costi produttivi.
Le difficoltà attraversano le diverse filiere dell’agricoltura campana, con caratteristiche specifiche.
 
Nella viticoltura da vino, le tensioni del mercato e l’accumulo di prodotto invenduto hanno portato la stessa Regione a richiedere l’attivazione della distillazione di crisi. Nell’olivicoltura, la flessione dei prezzi registrata nel 2026 e documentata da ISMEA rende ancora più delicato il rapporto tra valore della produzione e costi di raccolta e trasformazione.
 
La frutta a guscio, dalle nocciole alle noci, e la castanicoltura devono confrontarsi con i costi di gestione degli impianti, la difesa delle colture e i rischi climatici. Lo stesso confronto deve comprendere frutticoltura e agrumicoltura, ortaggi in pieno campo e in serra, produzioni destinate alla quarta gamma e alla trasformazione, cereali, colture foraggere e florovivaismo. Il peso degli oneri interessa anche la zootecnia e le filiere lattiero-casearie, a partire da quella bufalina, e si trasmette alle cooperative, alle imprese di trasformazione e ai servizi collegati.
 
Le cooperative possono contribuire alle soluzioni aggregando l’offerta, programmando le produzioni e rafforzando la capacità contrattuale degli agricoltori. «Chiediamo alla Regione di convocare il confronto e definire, insieme alle rappresentanze agricole e cooperative, priorità, responsabilità e tempi di intervento.  Tutelare il reddito delle imprese significa garantire continuità produttiva, occupazione e presidio del territorio».
 
 
 
  

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