Tempo Ordinario: Domenica XXVII dell’Anno A (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XXVII dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43
Introduzione. (a) In Isaia sentiamo il lamento che Dio rivolge al Suo popolo: Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto acini acerbi? (4). Dio ci ha arricchiti di doni che non avremmo neanche immaginato di poter desiderare, e tanto meno chiedere; la nostra risposta è stata la ribellione. Chiediamone perdono. (b) In Matteo troviamo la triste storia del trasferimento del Regno di Dio dagli Ebrei, autoesclusi a causa della ribellione a Dio, ad altri popoli. In Isaia abbiamo il preannuncio e il preludio di questa disgrazia con la storia delle infedeltà degli Ebrei, che Dio fu costretto a castigare in varie occasioni. S. Paolo in Filippesi ci ricorda che, agendo diversamente dagli Ebrei, dobbiamo mettere Dio e la Sua volontà al centro della nostra vita e regolarci secondo i valori naturali e soprannaturali.
I – In Isaia ci troviamo di fronte a un’allegoria con l’applicazione, che ne fa Dio stesso: l’amore del padrone per la vigna e le sue cure assidue: Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino con l’attesa, risultata vana, che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi (1-2). Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita (7). Nonostante le cure di Dio, essi Gli si ribellano con i loro peccati: Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi (7) ed essa merita, quindi, di essere punita: Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia (5-6). E’ esattamente quello che avvenne con la distruzione di Gerusalemme nel 586 a. C. e poi nel 70 d. C.: la punizione di Dio è severa, ma pur sempre misericordiosa, per l’infedeltà dei capi e del popolo. Certamente noi siamo il Nuovo Israele: se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa (Gal 3,29, cfr. 6,16; Rm 9,6-8), popolo privilegiato di Dio, arricchito con doni straordinari sul piano naturale della creazione e conservazione e concorso di Dio alle nostre azioni, e sul piano soprannaturale della redenzione e della santificazione. Ma se non siamo fedeli a Dio, anche noi saremo puniti, con punizione definitiva se moriamo in peccato grave, con punizione temporanea in questo mondo e/o nell’altro se ci pentiamo dei peccati gravi e non ne facciamo penitenza a sufficienza o se moriamo con peccati veniali non espiati.
II – 1. Abbiamo ascoltato la parabola e anche afferrato il significato, d’altronde indicato da Gesù: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti (43); il regno di Dio, sotto l’immagine della vigna, viene tolto agli Ebrei, i contadini, e viene passato ad altri popoli, (altri contadini). Notiamo alcuni particolari per nostra utilità spirituale. (a) La cura che il padrone ha della vigna rivela l’amore che egli ha per essa: piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini (33). Dio ama il Suo popolo e lo cura in modo speciale da Abramo fino a Gesù Cristo e fino alla fine del mondo; perciò lo assiste nell’AT anche con interventi straordinari, gli affida il Suo Regno, nonostante le infedeltà previste e avvenute. Allo stesso modo Dio si prende cura di ciascuno di noi; basta riflettere un po’ per rendersi conto che siamo un dono di Dio noi e tutta la nostra vita e ciascuno momento della nostra esistenza. Mostriamo la nostra gratitudine a Dio col ringraziamento e con la fedeltà. (b) Il padrone manda due delegazioni di servi (34), ma con risultati negativi: uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono (35). Dio manda al popolo ebreo i re, i sacerdoti, i sapienti e soprattutto i profeti, per riportarlo sulla strada dritta dell’osservanza dell’alleanza. Ma i profeti restarono inascoltati e molti furono maltrattati e uccisi. Tutti, noi compresi, a volte, rifiutano di ascoltare chi li ammonisce in nome di Dio, presentando loro la Sua Parola: per quanto sta in loro, essi crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all'infamia (Eb 6,6). Pentiamocene. (c) Il padrone – con somma e incredibile imprudenza, ma siamo in una parabola – decide di mandare il figlio: Avranno rispetto di mio figlio! (37). Nessun padre l’avrebbe fatto, pensando a quello che era successo. Ma qui è Dio che ragiona: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.... Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (Is 55,8-9) e quindi non possiamo applicare a Lui gli schemi umani. E’ così grande l’amore di Dio per gli Ebrei e per l’umanità peccatrice che manda anche Suo Figlio per riportarli sulla via della salvezza: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16)! L’amore di Dio per ciascuno di noi è al di là di ogni nostra capacità di comprensione. Non stanchiamoci di ammirarlo e siamo generosi nel rispondere all’amore di Dio.
2. (a) Ecco la reazione dei vignaioli all’invio del figlio unico da parte del padrone: lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero (39). Questo è appunto avvenuto nella realtà: Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città (Eb 13,12). I vignaioli ammazzano l’erede nella speranza, contro ogni buon senso e ogni legge, di goderne l’eredità: Costui è l'erede. Su, uccidiamolo, e avremo noi la sua eredità (38). I capi Ebrei ammazzano Gesù nella speranza di salvare il loro potere, ma perdono tutto. E’ l’irrazionalità del peccato, che danneggia e distrugge chi lo commette. Un piacere sbagliato si paga per poco o molto tempo o per sempre, con poco o molto danno o danni irreparabili. (b) Gesù domanda: Quando dunque verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? (40). I presenti, non sospettando l’applicazione della parabola, rispondono senza esitare: Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo (40); era la risposta più ovvia. E Gesù applica subito: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti (42-43). In sostanza Gesù dice agli Ebrei: il Regno di Dio, che vi era stato affidato sin dal tempo di Abramo, d’ora in poi, a causa della vostra infedeltà, che è stata una costante fin dai tempi più remoti, passerà ai pagani, i quali lo faranno fruttificare. E’ lo stesso insegnamento della parabola dei due figli di domenica scorsa: come il figlio ribelle, che si ricrede e fa la volontà del padre, è quello che realmente obbedisce, così i pubblicani e i peccatori, che si erano ribellati ma si convertono, così i pagani che non credevano nel Dio vero ma poi mostrano fede, sono quelli ai quali sarà affidato il Regno di Dio, lo accoglieranno, lo faranno fruttificare, cioè si salveranno. Siamo noi fra costoro? Abbiamo peccato tante volte... Abbiamo finalmente deciso di dare la svolta alla nostra vita?
III – (a) S. Paolo ci presenta come si comporta un uomo che non vuole essere escluso dal Regno di Dio. Anzitutto può guardare direttamente a una persona concreta, a Paolo, come esempio da seguire: le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetelo in pratica (9) o come dice in precedenza: Fratelli, fatevi insieme miei imitatori, e guardate quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi (Fil 3,17), non dimenticando che Paolo imita Gesù: voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore (1Ts 1,6), ancora più chiaramente: Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo (1Cor 11,1). Guardiamo a Cristo e a Paolo come nostri modelli? Guardiamo agli imitatori di Cristo, alla Vergine, nostra Madre, e ai Santi, come modelli? E ne seguiamo l’esempio? (b) I credenti devono dedicarsi alla preghiera nelle varie forme: in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti (6). Notiamo bene: in ogni circostanza… richieste…e ringraziamenti; dobbiamo sempre prima ringraziare Dio e poi chiedere grazie. Inoltre dobbiamo alimentare questi pensieri nelle nostre menti: quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri (8). Frutto della preghiera sarà: la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù (7). E ancora: la pace di Dio (7) e il Dio della pace sarà con voi! (9) e non ci sarà più bisogno dell’esortazione: Non angustiatevi per nulla (6). Troviamo la nostra serenità piena in Dio!
Pensiero eucaristico. Gesù Cristo ha paragonato se stesso a una vite: Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore... Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,1.5). La linfa della vita divina arriva al credente per mezzo dei sacramenti, specialmente dall’Eucaristia per mezzo della Parola e della Comunione, che trasmette a noi il succo salvifico di Cristo, che ci fa produrre molto frutto. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i Santi Patroni, di ottenerci di rimanere sempre tralci uniti alla vite e membra vive del Corpo di Cristo. (mons. Francesco Spaduzzi)