Montoro: unita sulla carta, separata nella politica.
È molto strano quanto avvenuto a Montoro da quando le due comunità hanno deciso di unirsi in un solo Comune.
Una scelta maturata più che nelle ragioni di opportunità amministrative, nel sentimento profondo di appartenenza e nell'ansia di partecipazione a un'esperienza civile che sfida l'intera comunità. Quella sfida che riesce ad essere, per alcuni, la forza che lega alla propria terra.
I montoresi si sono sempre distinti nel comprensorio per una vivacità esemplare nell'impegno politico appassionato.
?Poche sono le comunità nazionali che hanno deciso per l'unità amministrativa, soprattutto al Sud, e solo alcune dell'ordine demografico dei Comuni montoresi, due o tre in Italia.
Una scelta osservata con sentimenti controversi fuori dal Comune, mai con indifferenza e spesso con preoccupazione, se non addirittura paura, in un comprensorio che non nasconde competizione per la nuova localizzazione o la conservazione di servizi collettivi in questa fase di riordino nell'ambito delle autonomie locali.
?E senza fare riferimento alle competizioni elettorali che non hanno risparmiato posizioni strumentali, anche all'interno degli stessi partiti politici vincenti, pur di danneggiare le candidature di Montoro. Abbiamo visto candidati e controcandidati nello stesso partito, pur di ridurre le speranze locali.
?Quello montorese è un comprensorio che si impone all'attenzione e agli interessi diffusi, non solo di tipo economico. Il territorio ha valenze ambientali straordinarie, è ricco di acqua, di suoli agricoli pregiatissimi e di versanti collinari lussureggianti. Una diffusione policentrica di comunità operose e pacifiche in quindici frazioni ricche di tradizioni e specificità urbane. Un tesoro urbanistico di interesse regionale che non sfugge alle osservazioni degli "investitori" esperti.
?Qui arrivano industrie "sfruttanti" che sottraggono suolo e risorse idriche, attività che hanno bisogno di comodi collegamenti e vicinanza ad aree di consumo come parchi di veicoli industriali; oggi c'è anche il rischio che si realizzino ammortizzatori idraulici per altri territori, o localizzazioni di settori industriali mortificanti. Ma non basta: il comprensorio perde addirittura servizi conquistati negli anni Settanta come quelli sanitari, e le scuole superiori sono ridotte a succursali del capoluogo avellinese, nonostante una popolazione di ventimila abitanti.
?Allora viene quasi il dubbio che per molti il Comune abbia fatto un'offesa istituzionale nel momento in cui ha deciso di unirsi. A valle di un processo politico-amministrativo pluriennale che ha fatto la storia politica del comprensorio.
?Una scelta che doveva mobilitare entusiasmi amministrativi nello Stato, nella Regione e nella Provincia, in realtà si sta rivelando la causa di danni insospettati.
?La Regione non è stata capace di un piano di sostegno alla fusione con interventi sulle infrastrutture o sui servizi (basta pensare a trasporti e sanità). Come pure l'Amministrazione Provinciale non ha finanziato nemmeno una sola riqualificazione stradale; anzi, potremmo dire, entrambi gli Enti hanno seriamente abbandonato il territorio.
?Eppure bastava poco per dimostrare il senso di un'attenzione qualificata verso la stessa attività amministrativa degli Enti.
?Oggi il Parlamento nazionale rinnova il sostegno finanziario a tantissimi Comuni che hanno optato per la fusione, molto più piccoli di Montoro, e per una questione di poche annualità Montoro ne viene esclusa.
?Eppure, al di là di informative strumentali, a nessuno viene in mente un'interrogazione parlamentare per lo scopo, a nessuno viene in mente di richiamare l'attenzione sul territorio da parte degli enti superiori.
?Il Comune è come sotto attacco; così la situazione si aggrava negli antagonismi distruttivi della politica locale, come il campo fertile abbandonato che si infesta di rovi.
?Il piano per il Comune della fusione è ancora in alto mare, le emergenze ambientali premono, una crisi demografica è alle porte, e il Comune si spopola delle migliori energie e dei giovani più qualificati.
?Conforta la certezza che la natura montorese ha risorse preziose e, nonostante tutto, saprà avere la meglio sugli uomini e sul loro tempo; allora sarà un peccato ancora più grave per le occasioni perse.
?Spero si recuperi la consapevolezza che in questo momento non bisogna dividersi, se non per misurarsi sulle proposte concrete per il territorio.
La politica oggi non può essere prevenzione, pregiudizio, esclusione, ma composizione di divergenze e costruzione di soluzioni ai problemi del disagio che avanza nelle fasce da sempre esposte (giovani, anziani e ceti deboli), nel momento in cui la complessità cresce.
?Né si può nascondere la realtà nella sbornia consumista di festeggiamenti permanenti per ricorrenze che non si rinnovano. È piuttosto questo il segno di una compensazione futile che alimenta distrazione e fuga dai problemi veri.
?Abbandonare le rivendicazioni alla reazione populista espone la comunità ad altri rischi e alla distruzione del senso di appartenenza, condizione indispensabile per una prospettiva di futuro felice per la comunità montorese.
?Oggi è necessario rimettere al centro la comunità attraverso la valorizzazione delle proprie risorse umane, della persona, del bisogno di costruire competenze e senso della difesa, poiché solo così si consolida e vive un territorio fatto dalla natura per essere magnifico.
?Per questo va recuperato il valore della politica come palestra e laboratorio di programmazione, quale metodo della democrazia sostanziale per la costruzione civile del Comune delle opportunità e della speranza.