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Tempo Ordinario: Domenica XXVI dell’Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXVI dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche:  Ez 18, 25-28; Sal 23; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

Introduzione. Ezechiele ci ammonisce: E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli certo …vivrà e non morirà (27-28). Tutti siamo malvagi, perché non abbiamo osservato i nostri doveri verso Dio e verso il prossimo... Chiediamone perdono all’inizio di questa celebrazione eucaristica, nella quale il Sangue di Cristo viene di nuovo offerto per la remissione dei nostri peccati. (b) Matteo ed Ezechiele sviluppano lo stesso concetto: Dio gradisce la conversione dei peccatori e concede loro la salvezza, purché si pentano e si impegnino a essere fedeli per il futuro, compiendo la volontà di Dio. Filippesi ci mostra Gesù Cristo come modello di ogni suo discepolo che Gli vuole essere fedele.

I – Ezechiele riporta la Parola di Dio sulla responsabilità personale; ognuno riceve da Dio il premio per le opere buone o il castigo per i peccati che commette. Il Profeta lo annuncia a quelli che ritenevano inutile convertirsi, perché ormai era definitiva la sorte del peccatore e del giusto, già su questa terra. Dio invece dice: il giusto, che si allontana dalla giustizia e commette il male e muore, egli muore appunto per il male che ha commesso (26); il malvagio, che si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli certo… vivrà e non morirà (27-28). La sanzione e il premio sono espressi in termini di morte e di vita. Nella prospettiva abituale dell’AT, la morte prematura era considerata una punizione, la lunga vita una ricompensa. Ma già nell’ultimo libro dell’AT, quello della Sapienza, questa dottrina è messa da parte e si parla così: Il giusto, anche se muore prematuramente,/ si troverà in un luogo di riposo./... Divenuto caro a Dio, fu amato da lui/ e, poiché viveva fra peccatori, fu portato altrove./ Fu rapito, perché la malizia non alterasse la sua intelligenza/ o l'inganno non seducesse la sua anima (Sap 4,7.10-11). Ognuno di noi può convertirsi con la grazia di Dio; chiediamo continuamente questa grazia, come fa la Chiesa.

II – 1. (a) La parabola, raccontata da Gesù nel Vangelo ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, ci mostra una situazione che capita nella vita quotidiana: il padre comunica ai due figli la sua volontà circa il lavoro da fare: il primo figlio si rifiuta in un primo momento, ma poi ci ripensa e obbedisce (28-29); il secondo si mostra subito consenziente, ma in realtà non fa niente (30). Alla domanda di Gesù: Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?, giustamente i presenti rispondono: L'ultimo (31), provocando la precisazione di Gesù: In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli (31-32); una precisazione che apparve dura ai nemici di Gesù, ma risultò molto dolce e gradevole a coloro che erano stati infedeli a Dio, ma poi si erano convertiti. (b) Gli Ebrei ritenevano di aver diritto all’ingresso nel Regno di Dio e alla salvezza per il fatto di essere ebrei: Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse (Rm 9,4); i farisei in particolare ritenevano di avere tale diritto in modo speciale per l’interpretazione rigida della Legge e per la sua osservanza altrettanto rigida e molto ostentata. Essi erano molto stimati dalla gente per questi motivi. Marco ci offre un esempio di queste osservanze e le ricorda ai Romani, che non conoscevano le abitudini ebraiche: i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi, e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie e di oggetti di rame (Mc 7,3-4). A questi e a tutti quelli che pretendono l’ingresso nel Regno per soli titoli esterni, come appartenere a una famiglia, a una cerchia, a un popolo privilegiato, Gesù risponde che unici titoli riconosciuti dal Signore per essere salvati sono il pentimento e il riconoscimento del peccato, la conversione e la fedeltà personale, la vita santa singolo e la sua amicizia con Dio, cioè in breve: fare la volontà di Dio. Chi offende il Signore, rendendosi Suo nemico, viene punito per il suo peccato, e non per quello degli altri: Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato (Dt 24,16). Allo stesso modo è premiato chi lo merita. Impegniamoci seriamente a fare la volontà di Dio: è l’unica cosa importante che possiamo fare e deve anche essere il principio unificatore della nostra vita spirituale e psicologica. Orientare tutta la nostra vita in questa direzione significa anche raggiungere una grande armonia e un grande equilibrio interiore. La volontà di Dio la troviamo nella Sacra Scrittura, nell’insegnamento della Chiesa, nella guida di un esperto padre spirituale... (c) Certo esiste anche il principio di solidarietà comunitaria, talvolta applicato nella storia d’Israele, ma solo sul piano sociale e materiale. In realtà troviamo un’applicazione in campo spirituale in Numeri (14,15-18), dove Mosè prega Dio di perdonare al popolo il peccato che commisero, decidendo di tornare in Egitto e di lapidare Giosuè e Caleb (anche Mosè e Aronne?), dopo che alcuni degli esploratori avevano riferito che era difficile entrare in possesso della Terra promessa. La sua preghiera fu esaudita. L’errore sta nell’applicare il principio di solidarietà in modo da annullare completamente la necessità dell’apporto personale.

2. La risposta di Gesù: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli (31-32), conferma questa verità: tutti possono convertirsi e salvarsi, perché il Signore chiama tutti alla salvezza, dà le grazie interiori ed esterne per aiutare la conversione e gioisce per qualsiasi peccatore che si converte. Anche gli appartenenti alle due categorie di persone più disprezzate dagli Ebrei, perché ritenute troppo lontane da Dio per convertirsi, cioè prostitute e pubblicani, possono salvarsi, se lasciano il peccato e si convertono a vita nuova. I Vangeli ci presentano più di un personaggio di queste categorie, che si è convertito: la prostituta (Lc 7,36,50) e i pubblicani Matteo (Mt 9,13) e Zaccheo (Lc 19,1-10). La volontà di Dio di salvare tutti appare chiara anche nelle parabole della misericordia: la pecorella smarrita, la moneta perduta, il figlio prodigo (Lc 15). La misericordia infinita di Dio è offerta a tutti e nessun peccato è escluso dal perdono di Dio e della Chiesa. Rinnoviamo la nostra fiducia nella misericordia di Dio e nell’efficacia delle Sue grazie.

III - (a) Modello del nostro comportamento in vista della salvezza è Gesù, che ha fatto sempre la volontà del Padre, da quando, entrando nel mondo, Cristo dice: (Eb 10,5): “Ecco, io vengo,… per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 8,7) a quando conclude la vita con l’esclamazione: “E’ compiuto” (Gv 19,30); la sua prima parola fu: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49). E tante volte nella sua vita pubblica dice: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38); “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,34). E inizia la Passione dicendo: “Abba! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò  che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36); e Paolo sintetizza: fu obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,8). (b) Per amore Gesù la fa volontà del Padre. Egli era cosciente di essere amato dal Padre e ne ha parlato: Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa (Gv 3,35; cfr. 5,20). In modo particolare ricorda l’amore del Padre per lui per un motivo speciale: per questo il Padre mi ama: perché io dò la mia vita, per poi riprenderla di nuovo (Gv 10,17). Gesù ha parlato anche del suo amore per il Padre; dopo la Cena, nel viaggio dal Cenacolo all’orto di Getsemani, Gesù lo riafferma: bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e come il Padre mi ha comandato, così io agisco (Gv 14,31). S. Paolo ci invita a fare nostri i sentimenti del Cuore di Cristo: Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù (5): amore al Padre e agli uomini, per la cui vita eterna si sacrifica, umiltà che lo porta allo spogliamento nel diventare uomo (7), e nell’affrontare la Passione e Morte (8), obbedienza amorosa al Padre in tutto fino alla morte (8)... Se i fedeli condividono questi sentimenti del Cuore di Cristo, Paolo preannuncia: renderete piena la mia gioia con un medesimo sentire e  con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi (2). Oltre a questa unione fra i fedeli, frutto dello Spirito, Paolo invita a praticare anche le altre virtù: Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri (3-4).

Pensiero eucaristico. Gesù è nostro modello e Lo ascoltiamo come maestro nella prima parte della Messa e Lo riceviamo come sorgente di forza nella comunione. Insieme con Lui ci offriamo al Padre con l’impegno di fare la Sua volontà (è il nostro sacrificio, che uniamo nella Messa a quello di Gesù). La Vergine, Madre di Gesù e Madre nostra, e S. Giuseppe, gli Angeli e i Santi Patroni, ci ottengano di partecipare alla Messa come hanno partecipato loro. (mons. Francesco Spaduzzi)


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