Il guazzabuglio campano
Nella prossima primavera, si voterà per il rinnovo dei Consigli Regionali: mentre in molte regioni la situazione è abbastanza chiara, in Campania regna il disordine, come sovente è successo negli ultimi anni.
Infatti, sia la Destra, che la Sinistra non hanno, ancora, ufficializzato i nomi dei candidati alla Presidenza ed, in particolare, domina il caos in merito alle future alleanze.
Analizziamo le cose con ordine: il Centro-Destra dovrebbe (è utile sottolineare il condizionale) ricandidare il Presidente uscente, Stefano Caldoro, che, nei cinque anni di Governo, si è distinto in modo particolare per aver fatto - in rappresentanza dell’Esecutivo nazionale - il Commissario in materia di Sanità, mettendo in ordine dei conti che, obiettivamente, versavano in condizioni precarie.
Egli, cinque anni fa, vinse in virtù di un’alleanza con il Centro, che in Campania è incarnato da un leader storico e prestigioso dell’ex-DC: Ciriaco De Mita.
Infatti, i consensi dell’UDC consentirono alla Destra di sconfiggere il candidato della Sinistra, che era il Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, oggi ricandidato, come egli stesso ha reiteratamente dichiarato agli organi di stampa.
Si presenta, così, la prima vera problematica: il PD ha indetto le primarie per il prossimo mese di dicembre, dimostrando - però - scarsa voglia di metterle in piedi effettivamente.
Il ragionamento, che il gruppo dirigente democratico fa, è il seguente: se una personalità di livello nazionale accetta di candidarsi in Campania, diventa pleonastico svolgere le primarie o, comunque, esse serviranno, in tal caso, solamente per ratificare una candidatura venutasi a formare a Roma e, poi, veicolata sul territorio campano.
I nomi di prestigio nazionale, che circolano, sono quelli del giudice Cantone e del Ministro Orlando: due personalità autorevolissime che conferirebbero, senza dubbio, un valore aggiunto in termini elettorali al Centro-Sinistra nella regione più importante del Sud.
In quel caso, il Sindaco De Luca desisterebbe e, di buon grado, dovrebbe mettersi al servizio della coalizione, lavorando per il Presidente in pectore scelto da Renzi.
Se si candidasse una delle due personalità appena menzionate, è molto probabile che lo stesso Caldoro non accetterebbe di ricandidarsi, intuendo bene che gli umori della pubblica opinione lo travolgerebbero, indipendentemente dai meriti e dai demeriti della sua azione amministrativa.
Se, però, nessuno dei nomi fatti di livello nazionale decidesse di correre per le Regionali campane, allora le primarie sarebbero inevitabili.
Lo sfidante, in quel caso, di De Luca è Andrea Cozzolino, noto europarlamentare, protagonista di molte battaglie elettorali, un tempo vicino all’ex-Governatore Bassolino ed, oggi, membro della componente dei Giovani Turchi, la stessa alla quale appartiene il Ministro Orlando.
Comparando le due candidature del primo cittadino di Salerno e del deputato europeo, ci appare più suggestiva, invero, quella di Cozzolino, per almeno alcune motivazioni.
Innanzitutto, De Luca ha corso cinque anni fa per Palazzo Santa Lucia, perdendo, e si sa bene che nessuno sale sul carro di chi ha, già, subìto una sconfitta; inoltre, negli ultimi mesi il consenso del Sindaco, finanche nella sua città, pare stia scemando, forse perché – come è fisiologico – è prossimo a concludersi un ciclo amministrativo più che ventennale e davvero importante.
Inoltre, ci sembra giusto fare una riflessione di ordine geografico: la città di Salerno, nonostante il suo prestigio, sovente è stata periferica negli equilibri regionali; non a caso, i Presidenti della Regione, a partire dal 1970 in poi, sono sempre stati eletti fra i dirigenti di partito napoletani o avellinesi, visto che le due città, quella partenopea e quella irpina, hanno avuto per decenni uno strettissimo legame politico, per cui chi veniva indicato dai capicorrente, provenienti dai territori suddetti, aveva altissime probabilità di successo.
Sotto questo profilo, la candidatura di Cozzolino si lascia preferire a quella di De Luca, dato che l’insediamento elettorale dell’eurodeputato è, essenzialmente, concentrato nel capoluogo di regione e nella sua popolosa provincia, dove vive una fetta rilevantissima degli elettori campani.
Naturalmente, sciolto il nodo della candidatura del Presidente, bisognerà poi mettere mano al programma, che è parte fondamentale dell’attività politica, dato che la Campania si distingue per un record negativo: non è capace di spendere il danaro proveniente dall’Europa, perché, essendo insufficiente sovente la programmazione dei fondi europei, si assiste al paradosso che il territorio, che presenta il maggiore bisogno di investimenti, non è in grado di organizzare la spesa pubblica e le politiche finalizzate alla crescita economica.
Un dato, dunque, è certo: dopo un quinquennio di Governo della Destra, la Regione necessita di un rinnovamento profondo, visto che le condizioni, rispetto a cinque anni fa, sono mutate radicalmente.
Nel 2010, si votò purtroppo sull’onda dell’insuccesso dell’esperienza di Bassolino e della Jervolino in materia ambientale, per cui il consenso, dato a Caldoro, si originava per reazione al quindicennio di amministrazione precedente.
Ora, dopoché anche le sentenze dei Tribunali hanno dato ampiamente ragione all’ex-Governatore campano, dimostrandone l'assenza di responsabilità in merito alla gestione dell’emergenza rifiuti, è giusto che il Centro-Sinistra riprenda la guida della Regione, portando a termine quei progetti virtuosi che le due Giunte Bassolino avevano avviato nel decennio 2000-2010.
Sarà, quindi, capace il PD campano di costruire, in loco, un’alternativa al potere regionale uscente, non fidandosi solamente dell’effetto benefico, che potrebbe essere indotto - nella prossima primavera - dalla presenza di Renzi a Palazzo Chigi?
Rosario Pesce