Solofra. Il comune perde in Consiglio di Stato sulla Cava Turci.
Il Consiglio di Stato ha concluso il contenzioso amministrativo sulla cava di località Turci, respingendo tutti i motivi di appello proposti dal Comune, confermando la legittimità degli atti contestati e condannando l'Amministrazione al pagamento di 6.000 euro di spese di giudizio, oltre ai compensi del verificatore nominato nel corso del processo.
Nel corso del giudizio il Comune aveva contestato la legittimità della proroga regionale, sostenendo che l’intervento avesse subito modifiche sostanziali e che l’incremento del 30% della capacità estrattiva richiedesse nuove valutazioni, anche sotto il profilo ambientale, paesaggistico e della tutela delle risorse idriche. Il Consiglio di Stato ha però respinto queste argomentazioni, ritenendo che il provvedimento regionale del 2020 non autorizzasse una nuova attività estrattiva, ma consentisse il completamento del progetto già approvato nel 2012. Secondo i giudici, inoltre, l’incremento del 30% era già previsto nell’originario progetto autorizzato e non rappresentava, quindi, una modifica introdotta con il provvedimento del 2020.
Questa è la decisione del giudice amministrativo e, naturalmente, va rispettata, ma la conclusione del contenzioso non corrisponde con la conclusione della questione ambientale del Monte Pergola. Al contrario, è proprio ora che occorre aprire una fase completamente nuova e diversa.
Particolarmente rilevante era la contestazione riguardante le fasce di rispetto delle captazioni idriche. Il Comune aveva sostenuto che la cava fosse in relazione con l'acquifero che alimenta i pozzi presenti nell'area e che i vincoli sopravvenuti avrebbero dovuto essere considerati dalla Regione nel procedimento del 2020. Anche questa richiesta è stata respinta dal Consiglio di Stato, che l'ha ritenuta, da un lato, tardiva, in quanto il comune avrebbe dovuto proporla già al momento dell'autorizzazione originaria del 2012, e, dall'altro, non risulta fondata nel merito alla luce degli accertamenti tecnici effettuati nel corso del giudizio.
È proprio nella parte relativa alle verifiche sulle risorse idriche che, a nostro avviso, emerge un elemento che merita particolare attenzione. Nel corso del giudizio, il Consiglio di Stato ha disposto una verificazione tecnica, inizialmente sul pozzo San Francesco e successivamente, con un supplemento istruttorio, anche sul pozzo Turci. Dalla sentenza emerge l'esistenza di una interrelazione fisica tra la cava e la falda acquifera che alimenta il pozzo Turci.
Ma c'è soprattutto un altro dato, che non può essere ignorato: il Consiglio di Stato richiama la comunicazione ARPAC del 13 maggio 2025, nella quale si segnala che i campioni prelevati non risultavano conformi all'utilizzo delle acque per il consumo umano.
Si tratta di un dato oggettivo riportato nella stessa sentenza. È altrettanto vero che il verificatore ha ritenuto che i parametri riscontrati oltre i limiti di legge non fossero ragionevolmente riconducibili all'attività della cava.
Alcune domande sono doverose: Quali parametri sono risultati oltre i limiti nel 2025? Quali sono le cause e i motivi per cui alcuni campioni del pozzo Turci non sono risultati conformi all'uso umano? Quale deve essere oggi il livello di controllo e tutela della risorsa idrica? Visto che il pozzo in questione è lo stesso sbandierato a cadenza annuale come la risoluzione alla carenza idrica.
Il giudizio amministrativo si è concluso. La responsabilità di tutelare il territorio e le sue risorse naturali, invece, deve continuare. Non possiamo trascorrere altri anni discutendo esclusivamente di autorizzazioni, proroghe, ricorsi e sentenze mentre il territorio attende.
L'area di cava deve essere oggetto di un serio programma di recupero e risanamento ambientale con tempi certi e responsabilità precise, accompagnato da un sistema di monitoraggio periodico e trasparente delle acque sotterranee che consenta di seguire nel tempo anche lo stato dell'acquifero.
Per questo riteniamo che la vera sfida cominci adesso. Il tempo dei ricorsi è finito mentre il tempo del risanamento deve cominciare. Solofra ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di consumo del territorio, pressione ambientale e perdita di fiducia della comunità.
Circolo Legambiente Valle Solofrana Solofra-Montoro APS