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PD e M5S: prove di dialogo?

Lo scricchiolio del Patto del Nazareno, sempre più evidente, determina un cambiamento importante dello scenario politico: infatti, il solo PD non è in grado – semplicemente contando sulla maggioranza governativa – di portare avanti il programma di riforme, inizialmente condiviso con Berlusconi. 
Come ha dimostrato l’elezione del rappresentante democratico in seno alla Consulta, forse è arrivato il momento giusto in cui è possibile esplorare la possibilità di rapporti parlamentari diversi con il M5S, che sembra finalmente aver abbandonato l’atteggiamento meramente ostruzionistico degli ultimi diciotto mesi. 
Il gruppo grillino ha rinunciato all’Aventino, cui ha fatto ricorso nella prima parte della legislatura, ed ha intuito la chance derivante da un rimescolamento delle carte. 
Renzi, infatti, venendo meno il consenso berlusconiano, ha due possibilità dinnanzi a sé: spingere per lo scioglimento anticipato delle Camere ovvero andare avanti, tentando di creare maggioranze diverse di volta in volta, molto legate quindi a ragioni di opportunità, che farebbero convergere le forze politiche intorno a questo o a quel provvedimento. 
La prima ipotesi si presenta, alquanto, problematica: la conclusione anticipata della vita della legislatura può essere decisa solamente dal Capo dello Stato e non è, assolutamente, scontato che Napolitano abbia l’intenzione di sancire il fallimento di quella attuale. 
D’altronde, qualora si andasse a votare con il dispositivo vigente, è molto probabile che nessun partito ottenga la maggioranza assoluta dei seggi, per cui sarebbe necessario - ancora una volta - concepire una strategia di alleanze ed accordi - più o meno formali - già durante la campagna elettorale. 
Quindi, una forzatura di Renzi sarebbe un atto politicamente suicida, visto che, nel nuovo Parlamento, verrebbero a crearsi condizioni analoghe a quelle odierne. 
Allora, si impone il dialogo fra il M5S ed il PD: la convergenza, già maturata in sede di indicazione del membro della Consulta, costituisce un primo passo per un rapporto organico fra le due forze. 
Quello della revisione della legge elettorale può costituire un terreno fertile per la prosecuzione di un siffatto rapporto. 
Entrambi i soggetti hanno interesse a modificare il dispositivo di voto, creato dalla Corte Costituzionale con la sentenza dei mesi scorsi, anche se non mancano le differenze. 
È noto che i Grillini, pur favorevoli ad una legge elettorale di tipo proporzionale, intendono introdurre la preferenza, evitando che - ancora una volta - le liste siano bloccate, presentando così un profilo di dubbia costituzionalità. 
Per tal motivo, la posizione del M5S è sovrapponibile perfettamente a quella della minoranza democratica, visto che l’introduzione delle preferenze è oggetto della proposta della componente non-renziana del PD. 
Si viene a configurare, così, una situazione che ricorderebbe quella già esistita nel nostro Paese diversi decenni or sono: la DC, partito centrista per naturale vocazione, dialogava con il PCI e, quando necessario, finanche con il Movimento Sociale, per cui, nel processo di legiferazione, essa sceglieva l’interlocutore più appropriato in funzione dell’interesse contingente. 
Analogamente, il PD è il Centro dell’odierno sistema parlamentare, per cui, da una posizione indubbia di vantaggio, esso è in grado di dialogare con la Destra e la Sinistra, laddove per Destra si intende naturalmente Forza Italia, mentre con l’espressione Sinistra si fa riferimento al Movimento Grillino, pur non essendo – questo – un soggetto progressista nell’accezione tradizionale della parola. 
Per tal via, diminuirebbe nettamente il potere contrattuale – talora, ricattatorio – dei piccoli partiti, dato che le grandi scelte politiche per il Paese verrebbero ad essere promosse dall’interlocuzione parlamentare fra le tre aree – PD, M5S e Forza Italia – che, da sole, danno vita ai quattro quinti dell’elettorato italiano e tendono ad essere sempre più rappresentative della totalità degli elettori, visto che il consenso – per sua natura – ha la tendenza a polarizzarsi. 
È evidente che una siffatta novità, qualora si configurasse in modo pieno e maturo, garantirebbe la prosecuzione dei lavori della legislatura, creando le premesse per una governabilità più salda e duratura di quella attuale. 
È un’opportunità concreta o solo una suggestione, che si dimostrerà vana nelle prossime settimane? 
Certo è che i mesi futuri ci riserveranno sorprese, che potrebbero portare ad un rovesciamento delle condizioni createsi nello scorso mese di gennaio, quando Berlusconi venne accolto con entusiasmo a Largo Nazareno da Renzi, ricevendo una legittimazione che veniva dopo la sua espulsione dal Senato di poche settimane prima. 



Rosario Pesce

 

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