Tempo Ordinario: Domenica XI dell’Anno A (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XI dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Es 19,2-6; Sal 99; Rm 5,6-11; Mt 9,36-10,8
Introduzione. (a) S. Paolo ricorda ai fedeli di Roma che Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (8). Anche per i nostri peccati è morto Cristo e a Lui e per mezzo di Lui al Padre vogliamo chiedere perdono di tutte le offese, che Gli abbiamo arrecate. (b) Mentre Esodo ci presenta il popolo di Dio dell’AT, l’antico Israele, Matteo e Romani ci descrivono il popolo di Dio del NT, il nuovo Israele, il Corpo mistico di Cristo, la Chiesa, di cui noi facciamo parte dal battesimo in poi.
I – (a) Il popolo di Dio dell’AT iniziò con Abramo, ma venne alla luce quando Dio intervenne per liberare gli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto (4). Dopo 50 giorni la massa di gente, in maggioranza ebrei, venne da Dio costituito in Suo popolo per mezzo dell’alleanza, che realizzò ai piedi del Sinai: Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Poi eresse un altare ai piedi del monte Sinai, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti ... per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: “Quanto ha detto il Signore, noi lo eseguiremo e vi presteremo ascolto”. Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: “Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!” (Es 24,4-8). Questo fu il rito dell’alleanza nell’AT. Dio ripeterà in modo nuovo il rito col popolo della nuova alleanza. (b) Già prima dell’alleanza e molto più dopo di essa Dio ebbe una cura speciale del suo popolo e lo chiamò all’unione con lui: ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me (5). Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me proprietà particolare tra tutti i popoli, mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa (5-6), cioè avranno rapporti intimi con l’unico Dio, si potranno considerare un regno di sacerdoti, che faranno da intermediari fra Dio e tutti i popoli, e una nazione santa, cioè impegnata a vivere secondo la propria consacrazione, cioè nell’osservanza dei 10 comandamenti, che si riducono ai due precetti dell’amore a Dio (1-3) e al prossimo (4-10). Questo vale anche per noi, e per ragioni molto più forti. (c) Dio scelse come suo popolo gli Ebrei non perché popolo numeroso ma perché aveva un amore grande per loro: Tu, infatti, sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama (Dt 7,6-8). Ammiriamo la grandezza di questo popolo per i privilegi conferitigli da Dio... Pensiamo anche ai castighi che meritò con la sua persistente infedeltà alla grazia e riflettiamo pure su di noi.
II – Nella Parola di Dio del NT abbiamo il popolo della nuova ed eterna alleanza. Matteo e Romani ce lo presentano nel suo sorgere e in alcune sue caratteristiche fondamentali. (a) Anzitutto è fondato da Cristo, vero Dio e vero Uomo, che fa per il nuovo popolo molto più di ciò che Mosè fece per l’antico: lo libera dalla schiavitù del diavolo. Gesù dà una struttura a questo popolo, anzitutto scegliendo coloro che dovranno collaborare con Lui alla diffusione del Regno di Dio, predicando che il regno dei cieli è vicino (7). Il Regno dei Cieli o Regno di Dio ha due fasi: una celeste ed è quella finale ed eterna, quella del paradiso, e una terrestre, temporanea, che stiamo vivendo noi; durante quest’ultima il Regno di Dio viene costruito progressivamente con il nostro impegno, sostenuto dalla grazia di Dio. Perciò Gesù chiamò a sé i suoi dodici discepoli e diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità (1). Non li mandò allo sbaraglio ma li inviò (5) solo dopo averli istruiti. Non saranno come i sacerdoti ebrei, che si limitavano a ricevere le offerte dei fedeli per presentarle a Dio, e spiegavano la Legge a quelli che andavano al Tempio, ma saranno missionari itineranti come lo era Lui: strada facendo, predicate (7); prima della Sua pasqua escluse per loro una missione fra Samaritani e pagani: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani (5); ma li impegnò per gli ebrei, specialmente quelli più lontani da Dio: rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele (6), specie alle pecore stanche e sfinite, e quelle che sono come pecore che non hanno pastore (36). Conferì loro i Suoi stessi poteri: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni; e impose il Suo stesso stile di servizio: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (8). Dopo la resurrezione Gesù indicherà un campo di apostolato senza confini: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 20,19); Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15). Ringraziamo Gesù per la missione universalistica della Chiesa. (b) Tutto parte dal Cuore compassionevole di Cristo, che è immagine del Cuore misericordioso del Padre: Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore (36). Il Cuore di Gesù s’intenerisce per la situazione difficile di queste persone e invita i suoi discepoli a pregare: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe! (37-38); in effetti la missione apostolica appare come un dono che Cristo e il Padre fanno alla Chiesa, dono che la Chiesa si deve preoccupare di ottenere con la preghiera. Ognuno di noi è chiamato a condividere la preoccupazione del Padre e di Gesù per la salvezza degli uomini e a impegnarsi nel suo ambiente familiare, lavorativo, di svago, di studio, a diffondere il Regno di Dio.
III - Quali sono le caratteristiche del nuovo Israele? Romani ce ne dà alcune. Vediamo che cosa eravamo prima di entrare nel nuovo Israele e che cosa dopo che ci siamo entrati. (a) Prima eravamo deboli e peccatori, empi e nemici: quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito, Cristo morì per gli empi (6); mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (8); quand'eravamo nemici di Dio e degli uomini, siamo stati riconciliati con Dio (10). Poi c’è stato l’evento della morte di Cristo per noi: nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi (6); Cristo è morto per noi (8). Quali gli effetti della morte di Cristo per noi? Anzitutto: siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo (10); ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione (11); siamo stati resi giusti: giustificati per il suo sangue, e non corriamo più il rischio della condanna finale: saremo salvati dall'ira per mezzo di lui (9); ci è stata donata la pace: noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (Rm 5,1); ci possiamo accostare a Lui: per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo (Rm 5,2); abbiamo anche un’incrollabile speranza di essere salvati: ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio (Rm 5,2); e infine abbiamo nei nostri cuori il dono dell’amore, che Dio ha per noi, mediante il sommo dono dello Spirito: l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5). Che altro possiamo desiderare? E’ il dono dell’unione con Dio Padre e Figlio e Spirito, per mezzo di Cristo in questo mondo, e della salvezza eterna nell’altro. (b). Anche S. Paolo ricorda che all’origine della nostra salvezza, della nostra trasformazione, c’è l’amore misericordioso di Dio: Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,8). Dio Padre ci ha salvati per mezzo di Cristo e continua a farlo per opera dello Spirito Santo. Non saremo mai abbastanza grati alla Trinità per quanto ha fatto e fa per noi. Ma sentiamo anche l’obbligo di corrispondere a questo sommo dono di Dio e di proporlo ai nostri fratelli. (c) Una bella sintesi di queste convinzioni di fede, la troviamo in Lumen Gentium 9: “Questo popolo messianico ha per capo Cristo, messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione (Rm 4,25) ... Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cfr. Col 3,4) .... Perciò il popolo messianico, pur non comprendendo effettivamente l'universalità degli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce tuttavia per tutta l'umanità il germe più forte di unità, di speranza e di salvezza. Costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra (Mt 5,13-16) è inviato a tutto il mondo”.
Pensiero eucaristico. Nella celebrazione dell’Eucaristia abbiamo la Liturgia della Parola, con la quale siamo illuminati sulla natura del Regno di Dio e della nostra appartenenza a esso e poi la Liturgia Eucaristica, con la quale rendiamo presente Cristo e la sua opera di salvezza. Preghiamo la Mamma del Cielo e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi, specialmente quelli che più hanno promosso il culto dell’Eucarestia, perché ci ottengano di parteciparvi con tutta la fede e l’amore per trarne il massimo dei frutti per noi e per i fratelli. (mons. Francesco Spaduzzi)