Pacta servanda sunt
Il Patto del Nazareno scricchiola: infatti, dopo due ore di incontro, Renzi e Berlusconi non sono arrivati ad una conclusione condivisa, pur partendo da premesse, che li vorrebbero felici alleati e componenti di una maggioranza “ombra” rispetto a quella che, ufficialmente, regge le sorti del Governo.
Motivo della distanza fra i due leaders è la legge elettorale, che Renzi vorrebbe condurre subito in porto, mentre Berlusconi non intende approvare immediatamente.
Gli interessi, infatti, sono divergenti: varare un nuovo meccanismo di voto implica il ricorso alle urne, già, nei mesi successivi all’approvazione del dispositivo elettorale, mentre mettere in piedi una strategia attendista fa sì che il Parlamento in carica possa continuare a lavorare, almeno per un altro anno
Renzi non può non ricercare il voto anticipato, perché egli, in questo momento, incasserebbe un risultato straordinario, vincendo in assenza di avversari credibili e, soprattutto, rinnovando completamente la compagine di senatori e deputati del suo partito, per cui potrebbe avere finalmente gruppi parlamentari allineati perfettamente sulle sue posizioni, eliminando del tutto (o quasi) dalla scena di Montecitorio e Palazzo Madama la minoranza interna del PD, che invece oggi è sovrarappresentata nelle due Aule rispetto ai numeri sui quali può contare nella Direzione Nazionale del partito.
Per altro verso, invece, Berlusconi non ha alcun interesse a correre alle urne, perché egli ha, ancora, l’impedimento alla candidatura, derivante dall’applicazione della Legge Severino, per cui non può non tentare di rinviare, sine die, il momento delle elezioni politiche allo scopo di avere qualche chance nei mesi prossimi, quando spera che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea possa rivedere e modificare la sua posizione.
D’altronde, sulla legge elettorale, si giocano altre partite importanti: innanzitutto, il quoziente per l’ingresso delle liste in Parlamento può decidere le sorti di molti partiti, attualmente, presenti nelle Camere.
Ad esempio, se viene istituita una soglia relativamente alta (quale può essere quella ventilata al 5%), il Nuovo Centro Destra di Alfano rischierebbe di rimanere fuori, finanche in presenza di un’eventuale alleanza con i Centristi reduci dal matrimonio fallito con Monti.
Infatti - vigente quella soglia di sbarramento - entrerebbero nel prossimo Parlamento solamente PD, Forza Italia, M5S e Lega, per cui si verificherebbe un taglio consistente di partitini e forze minori, che invece giocano, oggi, un ruolo importante sia all’interno del Centro-Sinistra, che del Centro-Destra.
Inoltre, fondamentale è la questione relativa alle preferenze: il meccanismo, creato inizialmente da Berlusconi e Renzi, prevede che esse non ci siano, per cui le liste dovrebbero essere bloccate e la scelta dei futuri deputati e senatori ricadrebbe così interamente sui Segretari Nazionali dei partiti, che, indicando l’ordine di presentazione dei componenti della lista, decidono ad un tempo gli eletti.
La minoranza del PD, per ovvie ragioni, ha interesse invece a richiedere l’introduzione delle preferenze, dato che il meccanismo della lista bloccata rischierebbe di tenere fuori molti esponenti autorevoli dell’area democratica che si contrappone a Renzi.
Questa è una partita tutta interna al PD, ma si giocherà, anche, tenendo conto dei suggerimenti del Capo dello Stato, che vigilerà affinché il nuovo dispositivo elettorale possa essere blindato e non incorrere in altre osservazioni da parte della Consulta.
Ma, la vera sfida si gioca volgendo lo sguardo al Quirinale: infatti, chi vincerà le prossime elezioni, indicherà il nuovo Presidente della Repubblica, vista la volontà di Napolitano di dimettersi subito dopo la conclusione del semestre di guida dell’Unione da parte del nostro Paese.
Pertanto, gli interessi che si agitano sono molti e tutti di notevole importanza: in tal caso, varrà il motto latino che prevede che i patti, una volta contratti, vanno comunque mantenuti?
Crediamo che, nei prossimi mesi, la situazione politico-istituzionale italiana si metterà in movimento in modo significativo, in particolare se dalla Commissione Europea dovessero arrivare annotazioni contro l’operato del Governo in materia di bilancio dello Stato.
Se, infatti, fosse aperta una procedura di infrazione contro l’Italia per aver sforato i limiti previsti del debito pubblico, molti di quei soggetti – partitici ed economici – che, nei mesi scorsi, sono andati in soccorso di Renzi, comincerebbero progressivamente a prenderne le distanze e - si sa bene - non è cosa buona e saggia concludere patti con chi sta per andare in difficoltà.
Pertanto, il dibattito sulla legge elettorale è meramente la cartina di tornasole del potere contrattuale di Renzi nei confronti di Berlusconi e delle altre soggettività, che sostengono il suo Dicastero.
L’esito delle prossime elezioni non potrà non essere, anche, condizionato dall’esibizione muscolare, che i vari leaders dimostreranno di saper dispiegare su un tema, apparentemente, interno solo alla vita dei partiti e delle loro correnti.
Rosario Pesce