Verso un nuovo Centro…
La politica italiana ha conosciuto, negli ultimi anni, diversi esperimenti volti a ricostruire l’area di Centro, che, in passato, ha avuto un ruolo importante nella storia delle istituzioni democratiche.
Il Centrismo, espressione dello strapotere democristiano durante i decenni della Prima Repubblica, ha conosciuto una notevole battuta d’arresto nel 1994, quando, per effetto del passaggio alla Seconda Repubblica ed al meccanismo di voto di tipo maggioritario, patrocinato da Segni e Pannella, il sistema politico si divise nettamente in due grandi ed eterogenei schieramenti, il Centro-Destra ed il Centro-Sinistra.
La battaglia elettorale si spostò, dunque, dal Centro sulle ali estreme, le quali diventavano le vere protagoniste dell’agone parlamentare.
L’area centrista, quindi, si frantumò, per cui alcuni suoi rappresentanti stipularono un accordo con Berlusconi, divenendo parti integranti della coalizione moderata, mentre le personalità della Sinistra democristiana si accordarono con gli ex-comunisti, dando vita prima all’Ulivo, poi all’Unione ed, infine, al Partito Democratico.
Il Centro è scomparso non solo per la dinamica indotta dal sistema elettorale, ma anche per la cronica assenza di un leader che, forte di una capacità di attrazione mediatica, fosse in grado di tracimare consenso, andando oltre gli angusti limiti del proprio riferimento ideale e culturale.
Non è un caso se i moderati sia del Centro-Destra, che del Centro-Sinistra sono stati sempre subalterni, rispettivamente, a Berlusconi ed ai vari leaders, che acquisivano il controllo, via via, dei partiti nati dallo scioglimento dell’ex-Partito Comunista: prima il Partito Democratico della Sinistra, poi i Democratici di Sinistra ed, infine, il PD.
L’ultimo protagonista della scena istituzionale, che ha avuto il coraggio di presentarsi all’elettorato con una lista manifestamente centrista, al di fuori delle due alleanze tradizionali, è stato nel 2013 Mario Monti.
Il Professore della Bocconi, in quell’occasione, ha subìto una sconfitta di dimensioni notevoli, visto che gli Italiani hanno bocciato, sostanzialmente, il suo operato a Palazzo Chigi, a causa delle scelte impopolari, che è stato indotto ad assumere nei mesi di permanenza alla Presidenza del Consiglio, costretto dai vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea dopo la conclusione dell’infausta stagione berlusconiana nel 2011.
Ora, a seguito dell’implosione di Scelta Civica, ormai divenuta terreno di conquista da parte del Partito Democratico renziano, c’è chi tenta ancora di rinverdire gli antichi sogni centristi. L’onorevole De Mita, con una parte dell’UDC, è impegnato a ricostruire uno schieramento, potenzialmente, in grado di raggiungere il quoziente alle prossime elezioni, anche contando su un’eventuale fusione con il N.C.D. di Alfano e con quanti non intendono rimanere schiacciati né da Renzi, né da Berlusconi.
Appare evidente che un simile tentativo può divenire velleitario, qualora il consenso degli Italiani dovesse polarizzarsi sui quattro riferimenti attuali più forti, cioè PD, Forza Italia, M5S e Lega.
È, però, giusto che chi è erede di una tradizione nobile della cultura politica italiana porti a termine l’intrapresa cominciata, allo scopo di dare rappresentanza parlamentare a quanti non vogliono rimanere vittima di un bipolarismo forzato e - mai come nella contingenza presente - effettivamente lontano dalla sensibilità di molti nostri concittadini.
Rosario Pesce