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Un'alternativa a Renzi

In Italia, non manca l’opposizione contro Renzi, nonostante i numeri importanti, che egli riesce a raccogliere nei sondaggi, che misurano il gradimento quotidiano del Premier. 
Uno dei punti di riferimenti della fronda anti-Renzi è il giornale La Repubblica, che, in maniera particolare con gli editoriali domenicali di Scalfari, pone problematiche, che invero dovrebbero essere proposte dal ceto politico, il quale – però – per ragioni di mero opportunismo preferisce fare un’opposizione soft, ben sapendo che un avversario di comodo, all’interno dello stesso partito del leader contestato, può tornare utile a questi molto di più di un soldatino fedele ed ossequioso. 
Orbene, a Scalfari dobbiamo riconoscere una grande onestà intellettuale, perché un giornalista ed un intellettuale di quel livello niente deve barattare con chi svolge la funzione pro-tempore di Presidente del Consiglio, visto che, come si direbbe in gergo, “gli uomini passano, ma le istituzioni rimangono” e, certamente, il giornale, che egli ha fondato, è una delle principali istituzioni culturali non solo della Sinistra, ma del Paese intero. 
Stamane, Scalfari, sfatando un luogo comune, ha proposto un concetto importante: l’alternativa a Renzi c’è. 
Bisogna solamente coltivarne l’idea in modo più convinto ed, in particolare, occorre andare alla ricerca di competitors in quegli ambienti nei quali la Sinistra italiana, storicamente, è più forte: giornali di grande tiratura, magistratura, università. 
Insomma, il buon Eugenio ha fatto una vera e propria chiamata in correità, invitando tutti coloro che, sommessamente, criticano Renzi nei salotti buoni di Roma e Milano ad uscire allo scoperto, proponendo a loro – in modo, sia pure, contratto – un nuovo patto federativo, volto a rimuovere l’usurpatore dalla sua duplice funzione odierna di Premier e padrone di un partito, che rischia di divenire la versione del XXI secolo della nuova Forza Italia. 
L’idea non sarebbe peregrina, ma l’attuazione appare problematica, anche a noi che, con Scalfari, condividiamo qualche elemento di critica contro il nuovo corso del PD, imposto da Renzi a colpi di ascia e martello contro ogni cosa o persona, che possa contrastarlo o offuscarne l’immagine di leader vincente ed impavido. 
Infatti, i nomi, che Scalfari formula per mettere su un esercito contro il Presidente del Consiglio, sembrano quelli dei generali che, classicamente, non hanno più truppe in grado di corroborarne i desiderata. 
Non è un caso se queste personalità, sapendo della loro debolezza nell’attuale congiuntura storica, hanno opportunamente evitato di incrociare le armi contro Renzi ed il renzismo dominante, preferendo darsi alle amene occupazioni della vita privata, forse, in modo definitivo o, comunque, optando per una ritirata strategica, in attesa magari di tempi migliori, qualora questi mai dovessero giungere. 
Prodi, Veltroni, Amato sono alcuni dei nomi, che formula Scalfari; personalità, queste, di cui anche noi (almeno, per alcune di loro) avvertiamo il peso dell’assenza, che però devono inevitabilmente fare i conti con i sentimenti dell’opinione pubblica, la quale prova una fortissima idiosincrasia, in quanto vengono loro addebitate – a torto o a ragione – le colpe per il fallimento dell’ultimo ventennio. 
Perciò, immaginare di combattere Renzi con generali e colonnelli, che hanno non meno di settant’anni, mi appare una scelta improvvida: non si può sconfiggere così chi ha, finora, vinto invocando il ricambio generazionale e proponendo al Paese un nuovo ceto dirigente di quarantenni, composto da donne affascinanti e telegeniche e da uomini, cui certo non manca il tratto peculiare del rampantismo più cinico. 
Devono essere altri giovani a farsi avanti e a proporre un modello alternativo di Sinistra, rigorosamente diverso da quello renziano, che invero sembra la mera riproposizione degli stereotipi sociologici della Destra berlusconiana, che inneggiavano, agli inizi degli anni ’90, alle sorti progressive dello spirito imprenditoriale italiano, in nome peraltro di un diffuso sentimento di avversione alla politica, scoppiato negli Italiani dopo le vicende di Tangentopoli e mai più eradicato. 
Pertanto, farebbe bene il padre spirituale della cultura progressista del nostro Paese a promuovere la nascita di una leva di giovani, che, sul terreno delle idee, possano giocare la partita contro Renzi ed il suo manipolo di collaboratori; altrimenti, qualsiasi battaglia sarebbe già persa in partenza e, soprattutto, l’opportunità di costruire l’alternativa al renzismo verrebbe lasciata a Salvini, Forza Nuova e Grillo, che invero ben poco hanno in comune con la tradizione europea della Sinistra, autenticamente, riformatrice. 


Rosario Pesce

 

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