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Solofra. "Bastò un minuto per cancellare a tutti il buon umore".

La domenica sera del 23 novembre 1980, nella cittadina di Solofra, c’era in giro gente allegra, spensierata, con la gioventù in discoteca o al cinema mentre gli sportivi erano incollati alla tivù per la gara calcistica di Serie A, Avellino-Ascoli. Bastò un minuto, per cancellare a tutti il buon umore, infatti alle 19:34 la terra tremò e sui volti della gente comparvero paura, sgomento e pianto, mentre una disordinata fuga prendeva corpo generando una totale confusione. Fu un sisma di magnitudo 6,9 della Scala Mercalli ed arrecò alla città conciaria lutti e rovine. Alle prime luci dell’alba (lunedi) la gente notò con tristezza e disperazione i grossi danni provocati dal sisma mentre si rincorrevano le voci sul numero dei morti, che in definitiva furono 29 (la vittima più anziana aveva 77 anni, la più giovane 6 mesi). I danni vennero impressi sulle pellicole di vari fotografi professionisti ed amatori. E ci fu un solofrano, Graziano Luciano, che dalla Svizzera, dov’era emigrato da giovane, si fiondò subito a Solofra per constatare la situazione dei suoi familiari (madre, sorelle e fratelli). Abile tornitore a Gossau (San Gallo) dove aveva la famiglia (la moglie Ruth e la figlia Micaela), Graziano aveva la passione per la musica (esperto chitarrista) e la foto e qualche giorno dopo il sisma girò per la città martoriata scattando delle foto. Oggi gli scatti fotografici di Graziano risultano essere delle testimonianze visive e narranti di ciò che aveva causato quel terribile evento.

Le foto, interessanti per il loro contenuto, sono presenti nel volume, voluto da Monsignor Michael Ricciardelli, “Il minuto più lungo della vita” (Centro Culturale Orizzonte 2000) e nel volume “Solofra 23 novembre 1980 – 23 novembre 2020”, a cura della dott.ssa Teresa Gagliardi e del Centro Culturale Orizzonte 2000-Solofra Oggi, sotto la voce “Archivio D. Grimaldi”. E oggi le foto di Graziano sono documenti indelebili lasciati alle nuove generazioni.

D.G.

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