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L'audacia di Renzi

Il varo del nuovo documento finanziario del Governo si accompagna a polemiche, che certo non dureranno solo lo spazio temporale di qualche giorno: infatti, le decisioni, preannunciate dal Premier e dai Ministri competenti, vanno in una direzione profondamente diversa da quella tracciata dall’Unione Europea. 
La manovra si svilupperà producendo nuovo deficit, dato che le entrate fiscali previste sono, ampiamente, inferiori alle uscite ed ai mancati introiti programmati. 
Il nuovo documento economico-finanziario dell’Esecutivo si basa su alcuni punti forti, che aggraveranno, inevitabilmente, le condizioni del debito pubblico: innanzitutto, è prevista una riduzione corposa del’Irap, che invero favorirà le imprese, che dovranno così tollerare un minor carico di imposte. 
L’abbattimento dell’Irap, così invisa agli imprenditori, però sarà finanziata da un aumento contestuale dell’IVA, che colpirà in modo particolare i consumi popolari, visto che l’aliquota, che sarà soggetta a variazione, sarà quella più bassa, che inerisce a beni di primaria necessità. 
Altresì, sono previsti circa tredici miliardi di tagli, che rappresentano una cifra importante in un momento storico nel quale l’economia è, evidentemente, in recessione: questi tagli colpiranno, essenzialmente, gli Enti Locali, i quali dovranno rimodulare le imposte sulla casa, per rientrare entro limiti finanziari virtuosi, che non ne determinino a breve il fallimento, dal momento che l’equilibrio dei conti di molti Comuni e Province è, davvero, sospeso ad un filo, che il Governo - con le decisioni odierne - potrebbe, inconsapevolmente, recidere. 
Ampiamente contestabile è, infine, la decisione di inserire la quota di TFR in busta paga, anche se solo in via facoltativa: una simile scelta farà lievitare gli stipendi dei dipendenti, ma li espone ad un rischio gravissimo, visto che essi, quando andranno in pensione, non avranno più alcun tesoretto su cui poter contare, qual era - appunto - la famosa buonuscita, su cui i lavoratori delle precedenti generazioni potevano fare affidamento all’atto del congedo dal lavoro. 
Su siffatte decisioni, però, pende la spada di Damocle del controllo dell’Unione Europea: è ovvio che la scelta italiana di rinviare al 2016 il pareggio di bilancio non può non creare irritazione a Bruxelles, visto che molti altri Paesi, come il Portogallo e la Spagna, anch’essi notoriamente in difficoltà, si sono attenuti, scrupolosamente, agli indirizzi emanati dagli organismi comunitari. 
L’impressione nostra è che Renzi, ancora una volta, stia giocando con il fuoco: è, certamente, molto apprezzabile la sua volontà di rilanciare l’economia ed i consumi, detassando gli industriali e ridistribuendo un po’ di ricchezza nelle buste-paga dei dipendenti, anticipando loro l’erogazione del TFR, ma è altrettanto scellerata l’idea (o, meglio, la presunzione) che una simile manovra possa essere finanziata generando altro deficit ovvero creando un nuovo carico fiscale, per cui - come avviene quando la coperta è troppo corta - si taglia da una parte per erogare qualcosa dalla parte opposta. 
In particolar modo, la scelta afferente ai tagli dell’Irap e all’aumento contestuale dell’IVA, sui prodotti di fascia più popolare, sembra uno schiaffo alla miseria: mentre da una parte, infatti, gli industriali possono gioire, perché hanno avuto molto più di quanto essi si aspettassero, per altro verso l’operaio o il pensionato, che si recheranno nei prossimi giorni a fare la spesa, saranno costretti a pagare in più prodotti di primaria necessità. 
Peraltro, pare che la vecchia abitudine italiana, consistente nel ricorso al gioco delle tre carte, non sia stata abbandonata, neanche,questa volta: nel documento dell’Esecutivo, infatti, viene previsto un recupero di gettito fiscale per tre miliardi e mezzo di euro, derivante dalla lotta all’evasione fiscale, che rappresenta invero una proiezione molto generosa, dal momento che il Governo non ha messo in essere, finora, alcuna utile strategia per combattere un fenomeno così triste ed impopolare, tanto più in una fase nella quale chi, deliberatamente, sottrae denaro all’Erario, non pagando le tasse, meriterebbe non solo una sanzione amministrativa, ma dovrebbe essere condannato, anche da un punto di vista penale, in modo esemplare. 
Inoltre, inquietante è il riferimento ai tredici miliardi di tagli, che, secondo l’opportuna strategia comunicativa renziana, non vengono meglio specificati: forse, si andranno a tagliare prestazioni essenziali, come Istruzione, Sanità e Servizi Sociali? 
D’altronde, non dobbiamo dimenticare che, se la manovra dovesse essere bocciata dai funzionari dell’UE, allora il Governo sarebbe costretto ad attivare le clausole di salvaguardia, previste da Tremonti, che prevedono aumenti notevoli della benzina, rincari dei carburanti più in generale e, quindi, un inasprimento fiscale, che colpirebbe - soprattutto - i ceti sociali meno abbienti. 
Pertanto, non possiamo non chiederci se sia opportuno, oggi, emanare una legge di riequilibrio dei conti dello Stato, che costituisce una mera regalìa a Confindustria, mentre i settori più poveri della società vengono colpiti da un inasprimento delle imposte sul consumo ed, al tempo stesso, sono blanditi attraverso l’anticipo del TFR, i cui effetti negativi saranno evidenti, quando le categorie di lavoratori - interessate dal provvedimento - andranno in quiescenza, trovandosi privi della buonuscita ed avendo una pensione che non sarà pari, neanche, al 50% dell’ultimo stipendio ricevuto. 
È probabile che, nella prossima primavera, si vada al voto e, con una simile Legge Finanziaria, Renzi incasserà il consenso degli industriali italiani, ai quali, in un sol colpo, ha tolto l’Irap ed ha dato libertà di licenziamento attraverso l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. 
Ma, forse, dovrà essere l’Italia - quella più povera e meno tutelata - a pagare il costo di una simile manna elettoralistica? 


Rosario Pesce

 

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