La tracimazione del Centro-Destra
La tracimazione del Centro-Destra
In un week-end, dominato dalle notizie dell’alluvione di Genova, l’uso della parola “tracimazione”, in riferimento alla disfatta del Centro-Destra, può non essere improprio: infatti, si sono svolte in tutta Italia le elezioni per il rinnovo dei Consigli Provinciali e delle Aree Metropolitane, secondo la nuova modalità prevista dalla legge Delrio, che trasforma le Province in Enti Locali di secondo livello, il cui ceto politico non è eletto direttamente dai cittadini, ma dai sindaci e consiglieri comunali delle città che insistono sul territorio provinciale.
Orbene, tranne dove si sono formate maggioranze spurie, per cui Forza Italia risultava alleata con il PD, in quasi tutte le altre realtà del nostro Paese si è imposta la coalizione di Centro-Sinistra, che ha vinto in modo relativamente facile e, soprattutto, con ampi margini in aree molto importanti, sia del Nord che del Sud, a dimostrazione del fatto che il ceto di amministratori locali risulta in gran parte composto da personalità, che provengono dal Partito Democratico.
In particolare, essi hanno una storia personale ed un curriculum propri molto autorevoli, che li rende eleggibili per una funzione così centrale, come può essere la Presidenza di un Ente destinato a conservare un ruolo essenziale, visto che la legge costituzionale, che dovrebbe abolire le Province, giace in Parlamento da tempo e potrebbe non essere varata entro la fine della legislatura in corso.
In molti territori si è realizzato, peraltro, un dato molto importante: dal momento che si poteva votare su due schede distinte - l’una indicante la preferenza per il Consiglio Provinciale e l’altra per il Presidente - è successo che i candidati alla Presidenza del Centro-Sinistra hanno conseguito molti più voti delle loro liste.
Pertanto, siffatto elemento informativo costituisce la prova che si è consumato un autentico regolamento di conti all’interno del Centro-Destra, che ha portato molti consiglieri comunali e sindaci di quell’area a votare per la lista politica di appartenenza, ma a scegliere il candidato Presidente dell’altra coalizione, che così è giunto a risultati molto più significativi di quanto non si pensasse.
È stato, questo, ad esempio il caso della Provincia di Salerno, dove appunto il voto disgiunto ha premiato il candidato del Centro-Sinistra, il quale ha ottenuto un risultato personale molto lusinghiero e più ampio di quello delle liste a lui collegate.
Un fatto simile rappresenta la dimostrazione plastica che il Centro-Destra - nonostante gli sforzi nazionali di Berlusconi di tenere unita una coalizione articolata, mettendo insieme forze molto distanti culturalmente fra loro - a livello locale non tiene e siffatte differenze inevitabilmente emergono, per cui gli esponenti di un partito del Centro-Destra non votano, in maniera più che evidente, il candidato della propria coalizione espressione di un altro partito, esibendo in pubblico il disagio verso alleanze costruite artificiosamente, che spesso trovano la loro unica ragion d’essere nella spartizione del potere, quando questo c’è o, comunque, è facilmente conquistabile.
Pertanto, il 12 ottobre ’14 si è trasformato, per la coalizione berlusconiana, in una vera e propria Caporetto, che mette in evidenza, a maggior ragione, come a livello politico l’Italia, in questo momento, non abbia alternative.
Per quanto il PD non sia un partito facilmente gestibile, visti i numeri e considerata la diversa storia dei suoi dirigenti e militanti, esso è l’unica forza che può assicurare il governo degli Enti Locali, delle Regioni e dell’Esecutivo nazionale, dal momento che è in grado di mettere a disposizione del Paese l’esperienza del suo vertice e la formazione di molti quadri intermedi, che - in tutta Italia - vantano una presenza nelle istituzioni più che decennale.
Il PD, quindi, non è solo Renzi, per quanto la figura del Presidente del Consiglio sia di riferimento per il partito e per moltissimi Italiani, che – a torto o a ragione – si identificano nel suo stile e nei contenuti della sua azione a Palazzo Chigi.
È noto che il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana hanno fornito al Paese un gruppo dirigente che, sebbene sia passato attraverso molti momenti di crisi, è l’unico - comunque - in grado di esprimere competenze certe nella difficile amministrazione del Bene pubblico, visto che la formazione a livello amministrativo non si improvvisa, invero, da un giorno all’altro.
Il fallimento dell’esperienza dei sindaci - cosiddetti - arancioni e di quelli grillini, la difficoltà conclamata della Destra nell’individuare delle leadership, a livello locale, riconosciute dall’intera coalizione moderata, costituiscono la prova che il Paese non può, per i prossimi anni, immaginare un’ipotesi credibile di governo delle istituzioni, territoriali e nazionali, che prescinda dal ruolo guida del PD e dei suoi alleati, che possono essere, di volta in volta, individuati nell’UDC ed in SeL.
Forse, è arrivato il momento, anche, a Largo Nazareno di mettere da parte ogni ipotesi di convergenza con Forza Italia, visto che l’alleanza tradizionale di Centro-Sinistra ha dimostrato di poter essere vincente, senza ricorrere ad inciuci e ad accordi spuri?
Probabilmente, da questa tornata elettorale giunge un messaggio per lo stesso Renzi, che farebbe bene a ricucire il rapporto con il partito di Vendola e con l’area culturale, che vive alla Sinistra del Pd, con cui certamente un dialogo proficuo può garantire il varo di una nuova fase di collaborazione, non solo negli Enti Locali.
Se si andrà al voto politico nella prossima primavera, l’ipotesi della riproposizione di un’alleanza progressista non è peregrina ed è - finanche - auspicabile, visto che – numeri alla mano – il ceto politico, che governa l’Italia delle città, delle province e delle aree metropolitane, è - ancora - quello che fa riferimento allo schieramento che, nel 2013, Bersani aggregò intorno alla sua figura per la competizione elettorale, che poi - come è noto - ebbe un esito infelice per diverse concause.
Noi non possiamo non auspicare la ripresa di tale dialogo, anche perché non si può perdere l’occasione importante di sconfiggere, definitivamente, un Centro-Destra prossimo all’implosione, tanto più dopo la pubblicazione degli esiti elettorali - sia pure solo provinciali - della scorsa domenica.
Rosario Pesce