Se Napoli subisce un altro sfregio…
La notizia della violenza, subìta da un giovane napoletano ad opera di un gruppo di bulli nel quartiere di Pianura, è stata l’occasione perché alcuni benpensanti tornassero ad attaccare l’immagine della città partenopea, ormai gravata da episodi che, certo, non sono affatto encomiabili, ma hanno una matrice, purtroppo, non strettamente territoriale.
Infatti, il bullismo non è unicamente napoletano, ma è un fenomeno diffusissimo in tutto il territorio nazionale e, solamente, chi vuole male alla città di Napoli può strumentalizzarlo per accentuare un giudizio negativo sulla metropoli del Sud.
Nell’arco di pochi giorni, a Napoli si sono verificati due fatti di cronaca, entrambi molto gravi: la già citata violenza da parte del branco ai danni del giovane, accusato di essere troppo grasso, e l’uccisione del ragazzo, colpito a morte dall’agente che avrebbe sparato contro di lui nel corso di un episodio, i cui contorni sono tutti, ancora, da chiarire.
Purtroppo, coloro che non amano Napoli, in Italia, sono tantissimi, per cui siffatti accadimenti hanno rappresentato un assist straordinario per quanti, sistematicamente, hanno interesse ad infangare la credibilità del capoluogo campano.
È ovvio che, in particolare, in alcune zone della città partenopea, il degrado raggiunge livelli altissimi, ma è anche altrettanto vero che molte altre città italiane vivono un rigurgito di violenza non dissimile da quello che si è verificato nelle ultime settimane a Napoli, pur non avendo la medesima attenzione da parte dei media.
Ad esempio, sfugge a molti che la città, che ha il primato in Italia per i reati di micro-criminalità, non sia l’ex-capitale del Regno Borbonico, ma la più civile Milano, che pure nell’immaginario collettivo non viene associata al giudizio deplorevole che è spesso, promosso contro Napoli.
È pleonastico sottolineare che il capoluogo della Campania abbia, invece, un altro triste primato: quello dell’alto tasso di devianza fra gli adolescenti, ma siffatto dato si spiega in virtù della stratificazione demografica partenopea che prevede la presenza molto più vistosa di ragazzi piuttosto che di anziani, dal momento che la popolazione napoletana è, fondamentalmente, quella in media più giovane d’Italia.
Pertanto, sarebbe forse arrivato il momento che la campagna di stampa contro la città di Croce e Vico finisca, perché la descrizione del centro campano, come la capitale per antonomasia del crimine, diventa sempre più stantìa e ripetitiva: infatti, dato per scontato il disagio esistente, che invero non può essere negato, sarebbe ben più opportuno pensare alle strategie politiche e culturali, atte ad eliminarlo, piuttosto che, continuamente, insistere sull’evidenziazione di cifre e fenomeni, che sono, pur sempre, sotto gli occhi di tutti.
Esistono due immagini oleografiche, l’una in senso negativo, l’altra in senso positivo, che sono entrambe false e producono nocumento a Napoli: per alcuni, essa è la città del crimine tout court; per altri, è il centro famoso unicamente per la pizza, il mandolino ed il Vesuvio.
Come si può facilmente arguire, entrambe le rappresentazioni falsano non poco la verità, che sta nel mezzo: Napoli presenta i problemi caratteristici di tutte le metropoli, che hanno analoga dimensione territoriale e, soprattutto, medesima densità abitativa, per cui immaginare Napoli alla maniera di Trento o Modena non solo è un esercizio impossibile, ma induce in errore coloro che, ingenuamente, tentano di realizzare tale esperimento mentale.
Napoli vanta una storia nobile, che le miserie di oggi non cancellano, sebbene il ricordo di tali onori e glorie rischi di perdersi sempre più: molto probabilmente, Napoli è la cartina di tornasole dell’Italia odierna, che, in modo non dissimile dalla città partenopea, dimentica in maniera sempre più pronunciata la grandezza del suo passato, divenendo la periferia dell’Europa e, dunque, del mondo intero.
Forse, quei benpensanti, che infangano Napoli quotidianamente, lo fanno semplicemente perché vogliono far dimenticare le povertà, culturali e morali, di Milano o Roma o Torino?
Finanche questo è un segno della decadenza che - irreversibile - interessa il nostro Paese, nell’indifferenza generalizzata degli Italiani, interessati solamente a trovare un capro espiatorio, che sia utile a far dimenticare le loro rimarcabili responsabilità.
Rosario Pesce