|
Se De Magistris sbaglia strategia…
di Rosario Pesce
La sospensione dal ruolo di Sindaco, notificata a De Magistris dal Prefetto dopo la sua condanna in primo grado, relativa ad un reato di abuso in atti d’ufficio commesso nella precedente funzione di Pubblico Ministero, ha spinto l’ex-Primo Cittadino di Napoli ad assumere un atteggiamento, per noi, per nulla saggio e prudente: infatti, altri - molto probabilmente - al suo posto avrebbero deciso di dare le dimissioni, così da consentire che il Comune potesse tornare ben presto alla normalità, passando attraverso un voto amministrativo anticipato; egli, invece, ha deciso di non dimettersi e di trascorrere l’intero periodo della sospensione in continua e permanente campagna elettorale, ben sapendo che, alla sua conclusione, potrà ricandidarsi, visto che nel 2016, peraltro, è già prevista la scadenza naturale della consiliatura in corso. La decisione di non dimettersi è, certamente, comprensibile in termini umani, perché ognuno di noi, che crede – a torto o a ragione – di aver subìto un'ingiustizia, non si piega ed ipotizza di andare avanti sul sentiero prescelto, fino a quando difficoltà insormontabili non intervengano a far cambiare opinione o orientamento. In futuro, infatti, non è escluso che l’ex-giudice possa mutare radicalmente atteggiamento e firmare quelle dimissioni, che oggi ancora non ha dato, dando così la possibilità a Napoli di essere amministrata da un Sindaco nel pieno dei suoi poteri e non da un Vice-Sindaco pro-tempore, come accadrà - invece - nelle prossime settimane. Ma - cosa, questa, che davvero non si spiega - De Magistris ha deciso, contestualmente, di alzare oltremodo il tono della polemica, non solo contro i magistrati che, in primo grado, presso il Tribunale di Roma lo hanno condannato per la fattispecie di reato, sopra descritta. Infatti, nel corso di interviste rilasciate a giornali ed in trasmissioni televisive di prima importanza, egli ha iniziato a fare riferimento a procedimenti penali - da lui stesso condotti, quando era ancora giudice, o portati avanti da altre Procure, diverse da quella presso la quale era in servizio - alludendo a livelli importanti delle istituzioni, che sarebbero stati in passato oggetto di indagini, poi, secretate o, comunque, stoppate prima di giungere a conclusioni giudiziarie rilevanti. Una siffatta strategia, invero, non ci piace affatto, in quanto le parole dell’ex-giudice ed ex-sindaco di Napoli possono, solo, servire a lanciare ulteriore fango sulle istituzioni repubblicane, che, invece, meritano di poter lavorare serenamente, tanto più in un momento - come quello odierno - nel corso del quale la crisi economico-finanziaria allontana i cittadini dalla classe dirigente dello Stato, che - invero - non merita di essere viepiù delegittimata agli occhi di chi, già, nutre un livello molto basso di considerazione nei suoi riguardi. Pertanto, noi auspichiamo che, nel suo furore iconoclasta, De Magistris si arresti subito e, più pacatamente, promuova tutte le osservazioni necessarie, perché - nel corso del processo di secondo grado - possa dimostrare alla Corte d’Appello, che lo giudicherà, i motivi della sua innocenza in rapporto al reato contestatogli. D’altronde, non siamo in grado di intuire il vantaggio, che può derivare all’ex-sindaco di Napoli, dalla campagna di stampa che, con le sue dichiarazioni, sta alimentando contro i vertici odierni della Repubblica italiana. La politica, in questo momento, necessita di contributi costruttivi, che non sfocino nell’attacco quotidiano, più o meno palese, verso questo o quell’esponente, che sta espletando una funzione delicatissima nella gestione di una congiuntura storica non certo facile. Non possiamo non auspicare che, passata la fase di rabbia, per l’ingiustizia che crede di aver subito, De Magistris possa tornare a dare il suo apporto al rasserenamento della vita istituzionale, sia in ambito cittadino, che nazionale, anche perché a Napoli urge un’Amministrazione che lavori quotidianamente sui problemi, numerosi e complessi, della città partenopea e non sia distratta da polemiche, che vertono su argomenti su cui, nei prossimi anni, si eserciterà l’acume critico di storici e giornalisti. Solo così, l’ex-capitale del Regno delle Due Sicilie potrà recitare un ruolo da protagonista nel contesto attuale, visto che, con una classe dirigente all’altezza del suo compito, Napoli potrà sprigionare tutte le migliori energie possedute e sarà in grado di tornare al protagonismo del suo tempo aureo, quando competeva - in lusso e sviluppo economico, civile e culturale - con le principali metropoli europee. Rosario Pesce
<
|