Le due Destre
È chiaro che, in Italia, in questo momento, esistono due Destre: quella filogovernativa, composta da Berlusconi ed Alfano, e quella di opposizione, rappresentata dalla Lega e Fratelli d’Italia.
Una recente rilevazione demoscopica ha messo in evidenza come la capacità elettorale di queste due aree moderate è quasi identica: infatti, entrambe sia avvicinano al 15% circa, che è un dato sicuramente importante, perché dimostra come il sostegno al Governo Renzi stia, progressivamente, erodendo consenso a Berlusconi ed al partito del Ministro degli Interni, mentre guadagna voti chi sta combattendo, con i mezzi populistici, che gli sono congeniali, la lotta contro l’euro e le regole della U.E., che evidentemente non incontrano le simpatie di moltissimi milioni di Italiani.
In tal senso, la crescita della Lega, in particolare, non può non togliere elettori a Grillo, che, in occasione delle elezioni del febbraio 2013, raccolse i consensi di quanti erano schierati, fermamente, contro gli indirizzi degli organismi comunitari: se questa tendenza dovesse trovare conferma nei prossimi mesi, avremmo, anche, nel nostro Paese una nuova Destra marcatamente lepenista, contrassegnata dalle parole d’ordine tradizionali del peggiore schieramento ultra-conservatore che si possa immaginare.
Infatti, la nuova Lega di Salvini ha abbandonato gli slogan di Bossi contro il Mezzogiorno d’Italia, cessando di porre rivendicazioni di mero respiro territoriale, interpretando invece il ruolo della forza anti-sistema, schierata contro i burocrati di Bruxelles e gli ordini, che vengono impartiti dalla Cancelleria di Berlino.
Così facendo, i Leghisti si sono riposizionati nello schieramento dell’odierna Destra italiana, potendo legittimamente ambire ad un consenso, finanche, più ampio di quello che incassavano ai tempi d’oro di Bossi e del suo cerchio magico.
È ovvio che, essi, per tale strada, si vengono configurando come una forza che può aspirare a prendere consensi sull’intero territorio nazionale, visto che, da Milano a Palermo, i sentimenti anti-europei montano sempre più, perché la disperazione di centinaia di migliaia di persone fa sì che il capro espiatorio - a torto o a ragione - venga individuato nel nemico più lontano, che possiede un minor numero di strumenti di difesa: la Commissione Europea e quanti ne decidono gli orientamenti in politica economico-finanziaria, subendo le linee direttive della Merkel.
C’è, però, un dato molto importante su cui ragionare: in vista delle prossime elezioni politiche e considerata certa l’approvazione della legge elettorale, proposta da Renzi, è inevitabile che le due Destre, quella filogovernativa e filo-UE e quella di opposizione, debbano giungere ad un accordo, perché altrimenti, con le cifre rilevate dall’ultimo sondaggio demoscopico, rischiano entrambe di perdere le elezioni, riscuotendo un numero di parlamentari minore rispetto al dato elettorale, in virtù dell’ampio premio di maggioranza, che viene riconosciuto alla forza che vince.
Pertanto, riteniamo che Salvini e Berlusconi, in prossimità del voto, faranno un’alleanza, che potrà avere i numeri, almeno sulla carta, per arrivare al ballottaggio nazionale, dato che le due Destre, coalizzate, possono raggiungere e superare il limite del 30%, importante per attestarsi come secondo polo della politica italiana, dopo il PD e prima del M5S.
Se così fosse, due indirizzi ben diversi troverebbero una sintesi in una leadership - quella di Berlusconi o di chiunque altro, da questi, venga individuato al suo posto - che dovrebbe poi, necessariamente, fare i conti con l’Europa e le difficoltà del Governo, qualora riuscisse, addirittura, a vincere in occasione del secondo turno.
Pertanto, mentre Salvini semina consenso in nome dell’Europa ladrona, Berlusconi o il suo successore utilizzerà quei voti per fare altro, per cui la Destra, per l’ennesima volta, si dimostrerebbe capace in Italia di stare al tempo stesso al Governo – come, di fatto, ci sono sia Berlusconi, che Alfano – e di fare l’opposizione al medesimo Esecutivo o, quanto meno, ai suoi indirizzi politici troppo blandi contro la Germania e l’Europa della moneta unica.
È questa una preoccupazione non di secondaria importanza: Renzi sta allevando nel suo seno – come si dice in gergo – la serpe di una Destra potenzialmente maggioritaria, che, ad un tempo, conquista i voti derivanti dal Governo e quelli che nascono dalla più demagogica e facile opposizione possibile.
Qualche voce malpensante ha scritto, di recente, che, per evitare di rimanere schiacciato da queste due Destre, non rimarrebbe altra possibilità a Renzi che formalizzare il suo rapporto con Berlusconi, allo scopo di allontanarlo il più possibile dalle sirene leghiste, ma invero non possiamo immaginare che Forza Italia ed il PD si fondino in un unico grande partito centrista, erede della tradizione democristiana e liberal-moderata dell’Italia.
O - forse - le sorprese, nate all’indomani del famigerato Patto del Nazareno, non sono tuttora finite?
Rosario Pesce