Se il PD fa l’opposizione al Governo Renzi…
La battuta di Benigni a Ballarò, circa l’opposizione fatta dal PD contro il Governo Renzi, si è dimostrata molto felice, visto che, neanche pochi giorni dopo la trasmissione di Giannini, si è resa evidente la condizione di netta divisione esistente fra il Premier e la parte maggioritaria dei parlamentari democratici, per nulla intenzionati a votare la delega all'Esecutivo per il varo della riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, a prova del fatto che, su un tema delicatissimo, come la giurisprudenza in materia lavoristica, il gruppo renziano e quello ex-ds hanno due visioni – potremmo dire, ideologicamente – contrastanti fra loro o, comunque, nettamente distinte l’una dall’altra.
È elemento della cronaca odierna, peraltro, la notizia secondo cui, la sera dello scorso 15 settembre, si sarebbero riuniti, invitati da D’Alema, molti esponenti di rilievo della minoranza ex-bersaniana, fra i quali anche il capogruppo Speranza, ai quali l’ex-Premier avrebbe rassegnato la sua intenzione di portare avanti un’opposizione ferma contro i progetti di revisione della legge elettorale e della Costituzione, promossi da Renzi e Berlusconi.
Ormai, è lapalissiano che la mancata nomina di D’Alema al ruolo prestigioso di Commissario europeo abbia rappresentato il fattore scatenante di una vera e propria guerra fratricida all’interno del principale partito italiano, per cui l’autunno sarà sempre più infuocato in casa democratica.
Se gli oppositori interni, prima, navigavano a vista, perché ciascuno di loro procedeva in modo disordinato ed in vista unicamente dei propri interessi di corrente, ora la presenza attiva fra loro di un leader dello spessore dell’ex-Presidente del Consiglio costituisce un fattore di forza, perché invero D’Alema, dall’alto della sua esperienza partitica, conosce bene gli stratagemmi e le malizie con cui un partito può mettere in difficoltà il proprio Segretario Nazionale, impegnato frattanto a svolgere il doppio mandato, vista l’investitura di Renzi a Presidente del Consiglio, ricevuta nello scorso mese di febbraio.
Questi, invero, ha commesso molti errori, ma quello che rischia di pagare più caramente è l’aver preso in giro D’Alema, a cui avrebbe promesso il suo impegno personale, per favorirne l'ingresso nella Commissione Europea, mentre sappiamo bene come sia andata a finire.
Naturalmente, oltreché una guerra fra notabili, quello che sta iniziando nel PD è, anche, un contenzioso su posizioni culturali, che vanno approfondite ed analizzate: non si può non arricciare il naso, quando si osserva che il principale partner parlamentare di Renzi è Berlusconi, in chiaro contrasto con la tradizione ideale del PD; è, davvero, incredibile che un partito progressista, infatti, possa farsi promotore di un’iniziativa volta a cancellare l’articolo 18 della Legge n. 300/70, mentre - in passato - la stessa parte politica ovvero i partiti, dalla cui fusione questa è nata nel 2007, hanno combattuto affinché quella contro-riforma non avvenisse, quando a proporre la revisione sciagurata dello Statuto dei Lavoratori era stata Forza Italia.
Ormai, Renzi ha fatto proprio, in materia di lavoro, il programma di Brunetta, così come sulle tematiche scolastiche si è appropriato delle idee della Gelmini e dell’Aprea mentre, in tema di Giustizia, il suo programma appare molto vicino alle idee di Verdini.
Dunque, sta avanzando una mutazione genetica della cultura politica del principale partito della Sinistra italiana, a cui chi è convintamente laburista e progressista non può non ribellarsi, se intende evitare che un partito riformista del Centro-Sinistra diventi la nuova casa dei moderati.
È giusta, allora, la dialettica che si sta sviluppando, in queste ore, nell’area democratica, così come è auspicabile che le posizioni siano sempre più nettamente distinte fra renziani e non-renziani, perché - certo - non può ridursi il PD al ruolo di surrogato di una nuova e presentabile Forza Italia.
Crediamo, altresì, che la minoranza democratica – che è maggioranza nei gruppi parlamentari – debba spiegare più chiaramente le proprie posizioni agli Italiani, affinché essi comprendano e non rimangano vittime di un’ondata di nuovismo a senso unico, utile solamente ad eliminare diritti acquisiti ed a cancellare una tradizione giuridica che, fino a d oggi, è pur sempre quella più avanzata da un punto di vista civile e politico.
Attorno a D’Alema, quindi, nascerà un nuovo gruppo dirigente, costituito da quarantenni, che sapranno fronteggiare la spinta centrista di Renzi ed evitare una deriva populista, che fa male tanto alla Sinistra, quanto alle nostre istituzioni democratiche?
Un dato è sicuro: è già iniziato il prossimo Congresso del PD e, dal momento che non si svolgerà in un clima di emergenza post-elettorale, come quello dello scorso dicembre, siamo convinti che, questa volta, le conclusioni saranno dettate da saggezza e coerenza ideale.
Rosario Pesce