Una voce inquietante
La cronaca politico-giudiziaria di questi giorni è scossa dalle parole di Totò Riina, che, dalla cella del carcere di massima sicurezza, dove sta scontando la pena dell’ergastolo, offre un contributo per la ricostruzione della storia italiana degli ultimi decenni.
Infatti, le Forze dell’Ordine hanno avuto modo di registrare le conversazioni, che durante l’ora di aria libera il capo clan ha intrattenuto con un altro detenuto, al quale avrebbe confidato elementi che possono essere utilizzati per la revisione storiografica di un periodo assai importante della Repubblica italiana, qual è quello che copre gli anni ’80 ed i primi anni ’90.
Naturalmente, come accade in casi simili, le rivelazioni di un boss mafioso – peraltro, mai pentitosi – vanno, attentamente, analizzate e prese in considerazione, visto che egli, ipotizzando di essere registrato, potrebbe deliberatamente decidere di depistare le indagini, dichiarando falsità oppure arricchendo la ricostruzione dei fatti di elementi, storicamente, non verificabili e scarsamente attendibili.
Le dichiarazioni, finora pubblicate, interessano in modo particolare due personalità dell’Italia di quegli anni: il Generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel settembre del 1982, e l’onorevole Giulio Andreotti, che fu processato dalla Procura della Repubblica di Palermo ed assolto per prescrizione, relativamente ai fatti precedenti al 1980, e con formula piena circa le accuse relative al periodo successivo a quel termine temporale.
In merito alla vicenda umana e professionale di Dalla Chiesa, le parole di Riina confermano i dubbi sempre nutriti dai figli del Generale: dopo l’omicidio, la cassaforte, custodita nell’appartamento del defunto, venne saccheggiata, per cui, all’indomani della strage, i familiari e gli inquirenti non furono in grado di ritrovare i documenti, che erano lì conservati.
Dal momento che il Generale, durante il suo soggiorno palermitano, viveva all’interno di strutture messe a disposizione dallo Stato, è chiaro che, se c’è stata un’effrazione, questa sarebbe avvenuta ad opera di personale infedele, al soldo della criminalità organizzata, ovvero di eventuali funzionari corrotti dei Servizi Segreti.
Ancora, più inquietanti sono le dichiarazioni di Riina circa il Presidente Andreotti: egli ha dichiarato che il famigerato incontro fra lui e l’allora Presidente del Consiglio sarebbe effettivamente avvenuto, anche se non è mai esistito il bacio, su cui i giornali hanno favoleggiato per anni.
Le confessioni di Riina sono inquietanti, perché fanno sorgere molte domande, a cui probabilmente non saremo mai in grado di fornire una risposta adeguata.
Innanzitutto, perché egli parla solo adesso, dopo più di dieci anni di detenzione?
Perché lo fa in modo informale, colloquiando con un detenuto del medesimo carcere, ed invece non chiede di essere ascoltato dalla Magistratura competente?
Perché si limita a delle verità – che potrebbero essere, meramente, di comodo – in riferimento a personalità, come il Presidente Andreotti, che non possono difendersi, perché sono morte?
Perché, infine, non interviene sulla vicenda criminale odierna, descrivendo gli equilibri interni alle cosche siciliane – di cui sarà, sicuramente, a conoscenza – che si sono venuti a comporre, dopoché sono stati arrestati sia lui, che Provenzano?
Molti, dunque, sono gli interrogativi, che rimangono insoluti, tanto più se si riflette su un elemento peculiare della nostra storia: la grande criminalità organizzata è intervenuta, militarmente, nella vicenda politica del Paese nel biennio 1992/94, quando crollò l’assetto istituzionale della I Repubblica e si veniva stratificando un nuovo legittimo equilibrio che – almeno, in parte – tuttora esiste.
Le dichiarazioni di Riina, forse, presuppongono che l’Italia, nei prossimi mesi, possa andare incontro ad una svolta di importanza non dissimile rispetto a quella di venti anni fa?
Oppure, le sue confessioni intendono porre le premesse perché si delegittimi, ulteriormente, la classe dirigente attuale e si crei una situazione di caos, nella quale le mafie possono aspirare ad avere maggiore potere contrattuale con lo Stato?
In siffatti casi, è per altro verso auspicabile che la pubblica opinione non abbassi mai il livello di attenzione, perché è fondamentale che non ci sia l’ennesimo tentativo di depistaggio, mirato a far fallire il faticoso lavoro di ricostruzione di un periodo, che rimane il più buio dell’intera storia repubblicana.
Gli Italiani si dimostreranno maturi, qualora le confessioni di Riina continuassero e, soprattutto, dovessero portare ad esiti imprevisti, capaci di gettare altre ombre sui protagonisti istituzionali del recente passato?
Rosario Pesce