Passo dopo passo
“#Passo dopo passo” è lo slogan che il Presidente del Consiglio ha voluto usare per inaugurare la nuova stagione di riformismo del suo Governo.
Purtroppo, però, l’andatura rischia di essere troppo lenta.
Battuta a parte, i dati economici sono tutti penalizzanti e, certamente, rallentano la meritoria opera di riforma, che Renzi intende mettere in piedi per l’autunno, ormai, incipiente.
Analizziamo i valori macroeconomici fondamentali: per la prima volta dal 1959, il nostro Paese non produce inflazione, a dimostrazione del fatto che gli Italiani, caduti in povertà, non spendono, per cui i prezzi tendono inevitabilmente ad abbassarsi.
In altri momenti storici, avremmo esutato per una notizia simile, mentre oggi non possiamo gioire, visto che la conclamata deflazione è il segnale più evidente che il Paese, da un punto di vista produttivo, è ormai giunto alla recessione, perché, mancando un mercato per cui produrre, è ovvio che il sistema economico non abbia più futuro.
Il dato conseguente è la disoccupazione: a luglio, essa si è attestata intorno al 12%,: cifra, questa, largamente attesa, dal momento che, se l’intero tessuto di piccole e medie aziende italiane chiudono per mancanza di commesse, è lapalissiano che i lavoratori, che vi prestavano la loro manodopera, diventino disoccupati, andando così ad ampliare le schiere di quanti, in assenza di un reddito da lavoro, necessitano di un contributo da parte dello Stato, che può essere rappresentato dalla vecchia cassa-integrazione o, comunque, da sostegni sociali di tipo analogo.
In questa cornice, per nulla confortante, si inserisce il tentativo meritorio da parte dell’Esecutivo di imprimere una svolta, visto che la crisi economica, forse più grave dal 1929, è pienamente davanti a noi e chi pensava che la fase più acuta fosse passata, ha commesso un errore di valutazione non irrilevante.
L’Esecutivo , dunque, ha predisposto un pacchetto di provvedimenti, che sono stati varati nella riunione del Consiglio dei Ministri di ieri: provvedimenti, invero, utili ma che rischieranno di essere insufficienti, dal momento che, vista la concomitante crisi della finanza pubblica, il danaro investito dallo Stato, nello sforzo di rilancio dell’economia, potrebbe non bastare; altresì, modificare la legislazione vigente sarà compito non facile, visto che qualsiasi disegno o proposta legislativa deve, poi, misurarsi con gli orientamenti del Parlamento.
Veniamo, dunque, al tasto - forse - più dolente: la politica.
Nei giorni scorsi, abbiamo avuto la dimostrazione plastica che il nostro sistema politico–istituzionale sia bloccato: finanche, la proposta di riforma, in materia di Giustizia, che si immaginava potesse avere un percorso più agevole, si è arenata perché i diktat di NCD e Forza Italia impongono all’Esecutivo di rivedere l’intera bozza originaria di riforma, sia della Giustizia Civile che di quella Penale, per cui si può, dunque, facilmente immaginare che il dibattito parlamentare, che poi seguirà, non sarà certo una passeggiata per l’Esecutivo in carica, dato che i principali nemici della proposta, formulata dal Ministro di Giustizia, sono proprio i gruppi che fanno parte della maggioranza, oltreché Forza Italia, vincolata al Governo dal famigerato patto del Nazareno.
Infine, la scuola: l’ipotesi di riforma, di cui si è discusso nelle settimane precedenti, non è stata presentata ancora, per evitare un ingorgo di decreti e disegni di legge e, forse, perché la maggioranza si è resa conto che, a prescindere dalla bontà o meno dei contenuti di quel testo, quest’ultimo comunque non incontra il consenso dei destinatari dello stesso, cioè gli operatori scolastici.
È chiaro che, quindi, viste le premesse, Renzi abbia inteso attendere, prima che quell’ipotesi di riforma venisse bocciata da un clamoroso “niet” dei Sindacati del comparto istruzione.
Come si vede, la politica del “#passo dopo passo”, proposta dal Premier, rischia di acquisire un ritmo di marcia fin troppo lento, per cui – come si dice in gergo – “mentre il medico studia, il malato muore”.
Ha fatto molto riflettere una battuta del Presidente di Confindustria, Squinzi, il quale, alla vigilia della ripresa autunnale, ha chiesto, senza giri di parole, un deciso cambio di passo: la stessa richiesta la formulò nello scorso mese di gennaio e ci ricordiamo tutti come sia andata a finire, con la caduta del Governo Letta e l’arrivo di Renzi al suo posto.
Non è che, questa volta, l’appello del rappresentante degli industriali italiani produrrà il medesimo effetto, con l’ennesimo cambio della scena istituzionale?
D'altronde, se dovesse continuare la strategia meramente mediatica degli annunci, a cui poi non fanno seguito i fatti concreti, l'unica personalità politica, che rischia seriamente di essere rottamata dal ciclone renziano, è lo stesso Premier.
Se così fosse, lo slogan del “#passo dopo passo” prefigurerebbe, allora, un’uscita anticipata da Palazzo Chigi da parte dell’attuale inquilino e non un suo radicamento in quelle stanze, utile a garantirgli una permanenza per i prossimi tre anni.
Noi, nonostante i limiti più volte enunciati, dal nostro canto, non possiamo che tifare ancora per il Governo in carica, ben sapendo che un’eventuale, ennesima discontinuità sarebbe un fattore ulteriore di sofferenza per il Paese e che non c’è crisi economico-sociale che può essere risolta, quando la politica è debole ed impotente, come appare invero oggi.
Rosario Pesce