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In Irpinia basta aprire il rubinetto ed è subito terzo mondo

Continuano i disservizi idrici in Irpinia. I cittadini sono ormai esasperati e si sentono sempre più soli, abbandonati, trascurati dalle istituzioni. Basta aprire il rubinetto per rendersi conto che siamo un paese del terzo mondo: il servizio peggiora di mese in mese, ma le bollette restano care. La bolletta dell’acqua è un canone, e non una tassa, per la fornitura di acqua potabile e servizi di fognatura e depurazione.

Se il gestore non garantisce regolare e continua fornitura di acqua potabile, i cittadini hanno diritto a una riduzione del canone?

Se da un’interruzione idrica senza preavviso dovessero derivare danni alle tubazioni e agli elettrodomestici il fornitore del servizio è tenuto a risarcire i cittadini?

Se il depuratore non funziona come dovrebbe, i cittadini sono tenuti a pagare per una prestazione che non ricevono?

Ecco alcune domande – forse banali e retoriche – che la comunità irpina si pone. I nostri sindaci sono chiamati a rispondere pubblicamente: al servizio del bene comune non significa servirsi dei beni comuni. Le amministrazioni locali si facciano promotrici di iniziative concrete e coraggiose. Ad esempio, chiedendo una riduzione sulle bollette per i disservizi idrici: non è giusto pagare appieno per un servizio erogato solo parzialmente.

 

Carmine Pascale

 

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