La fiera delle vanità
Si sta per concludere una stagione estiva, che ci ha riservato notizie più scioccanti, che entusiasmanti: dolori, morti, recrudescenza di uno spirito settario ed integralista, che pensavamo fosse bandito definitivamente; invece, tornano a volte degli incubi, che inquietano non poco le persone dotate di senno e ragionevolezza.
Immaginare che, a pochi chilometri dalle spiagge, dove i bagnanti trascorrono le amene ore di riposo, centinaia di persone possano perdere la vita è, certamente, un pensiero per nulla edificante, così come lascia riflettere il fatto che, nel 2014, ci siano dei terroristi che usano i mezzi più sadici per convincere i loro nemici della giustezza delle proprie posizioni e per incutere paura in chi dovrà affrontarli sul piano politico o su quello militare.
Purtroppo, le notizie economiche non lasciano presumere che ci possa essere una ripresa a breve, per cui dovremo convincerci tutti che determinati standard di benessere, di cui abbiamo goduto nel recente passato, possano divenire dei piacevoli ricordi, visto che il sistema produttivo mondiale è arrivato ad un punto di crisi irreversibile, che causerà una sempre più accentuata contrazione dei consumi nei prossimi anni e la caduta nell’area della povertà di ceti che, solo fino a pochi anni or sono, erano sufficientemente agiati.
Mentre attorno a noi accadono disgrazie simili, c’è chi perde tempo nel dedicarsi ad un vero e proprio esercizio di vanità: come potremmo, altrimenti, considerare la moda - ormai, esplosa in rete - per cui persone, più o meno note al grande pubblico, per incentivare la raccolta di fondi per la cura della SLA, si rovesciano addosso secchi di acqua, più o meno fredda?
È evidente che qualsiasi buon fine – come può essere la partecipazione ad una campagna di sensibilizzazione in vista di un obiettivo apprezzabile – può divenire atteggiamento di massa, privato del suo significato originario e, soprattutto, reso banale e stereotipato.
Così, è successo, anche, per l’evento che rischia di diventare emblematico dell’estate 2014 - prossima a finire - a fronte di tanti altri fatti ed accadimenti, ben più importanti, per i quali sarebbero necessari una riflessione ed un approfondimento seri.
Forse, in tali casi, l’umanità si rifugia in comportamenti al limite dell’infantilismo per dimenticare i dolori che la circondano?
Si tratta di un’inconscia strategia della rimozione, per cui anche qualche goccia di acqua fredda può servire ad allontanare dalle nostre menti i pensieri negativi, che non possono non sorgere, sfogliando il giornale o ascoltando la rassegna stampa, proposta dalle televisioni e dalle radio?
Certo è che l’umanità trova, sempre, il modo – più o meno autoironico – per ripartire, finanche quando davvero mancano gli elementi per essere di buon umore.
Questo tratto caratteriale costituisce, senza dubbio, un’utilissima forma di vitalità, un elemento che è in grado di garantire all’Uomo la ripartenza, con più entusiasmo ed energie di prima, ogniqualvolta rischierebbe di cadere vittima, altrimenti, di manifestazioni depressive, individuali o collettive.
Forse, non sarebbe possibile, però, convogliare tali energie positive dell’intelletto e della psiche su iniziative che non abbiano, unicamente, come fine la rimozione, ma anche l’avvio della soluzione del problema, che di volta in volta inquieta la collettività?
Probabilmente, impareremo a farlo nella prossima estate, quando la nuova moda ci farà rimpiangere questa che, oggi, critichiamo aspramente?
Rosario Pesce