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Obama, il Temporeggiatore…

Gli Stati Uniti d’America si sono chiusi, come si dice, in un vero e proprio cul de sac, visto che la politica estera, condotta dalle due Amministrazioni rette da Obama, ha determinato una serie di problematiche ben più gravi di quelle esistenti prima dell’avvento del Presidente di colore. 
Infatti, nel corso degli ultimi sei anni, lo scenario politico internazionale è notevolmente mutato, per effetto delle decisioni assunte dalla Casa Bianca, che ha tentato, riuscendovi in molti casi, di rovesciare i Governi dei Paesi arabi, con cui era in conflitto da tempo. 
La fine di Gheddafi in Libia, quella di Mubarak in Egitto, la guerra civile contro il regime di Assad in Siria sono iniziative militari che, nate in loco, hanno trovato negli Stati Uniti d’America dei finanziatori e sostenitori importanti: tutti sappiamo, però, come si siano concluse queste vicende. 
In Egitto ed in Libia siamo ben lontani dal trovare un equilibrio stabile: peraltro, in Egitto, dopo la caduta del Governo Mubarak, sono andati al potere i Fratelli Musulmani, che solo di recente sono stati allontanati dai vertici dello Stato, per effetto di una contro-rivoluzione, che ha riportato al Governo i generali che collaboravano, originariamente, con Mubarak. 
La situazione in Siria è, invece, ben peggiore, dato che quattro anni, circa, di guerra civile non hanno scalfito il potere di Assad, ma hanno consolidato le posizioni degli integralisti islamici, che, pur incapaci di conquistare il potere in modo definitivo, sono stati però abili nel sottrarre una fetta cospicua di territorio al controllo lealista, al confine con l’Iraq, e nel diventarne padroni. 
Siamo, così, giunti alle note dolenti: questi integralisti sono le formazioni guidate da Al-Baghdadi, il feroce islamista che, dopo aver conquistato l'area ormai ex-siriana, ha avviato la conquista dell’Iraq, per cui oggi controlla circa 800 km quadrati, dove ha istituito lo Stato Islamico dell’Iraq (I.S.I.). 
L’ultimo atto di ferocia gratuita, compiuto da questi accesi assertori dell’ortodossia musulmana, è rappresentato dalla decapitazione del giornalista americano. 
Certo, essi non si sono fermati a questo tragico episodio, visto che la loro aspirazione è quella di rovesciare i Governi legittimi di Siria e Iraq, per costruire uno Stato confessionale, rigorosamente legato alla legge Coranica, che nei loro auspici dovrà essere governato alla luce dei principi della dottrina sunnita. 
Infatti, questi fanatici integralisti hanno l’interesse a rovesciare le leadership sciite, prevalenti in Medio-Oriente, anche se il loro progetto appare davvero ambizioso, perché, qualora mai riuscissero a conquistare sia l’Iraq che la Siria, il loro principale nemico sarebbe comunque l’Iran, che è la più grande potenza, economica e militare, presente in quella regione. 
Peraltro, nel delicato gioco delle alleanze, che si fanno e si disfano nello scacchiere arabo, gli integralisti dell’I.S.I. sono finanziati e sostenuti dall’Arabia Saudita e dal Qatar, che - come sempre è successo nelle crisi in Medio-Oriente - hanno un atteggiamento doppio, perché sono, al tempo stesso, alleati storici degli Stati Uniti d’America, ma non disdegnano di avere rapporti con chi, come i seguaci di Al-Baghdadi, aspira a modificare radicalmente la geografia politica mediorientale e a sovvertire i rapporti con il mondo occidentale, a cui hanno dichiarato guerra nel momento in cui hanno sgozzato, così atrocemente, in diretta tv il reporter americano J. Foley. 
Ed Obama? 
Di fatto, egli, nel corso dei suoi due mandati presidenziali, ha avuto modo di cambiare atteggiamento radicalmente; infatti, nel primo quadrienno della sua Presidenza, ai tempi del Segretariato di Stato della Clinton, ha seguito un indirizzo manifestamente interventista, per cui, mentre ritirava le truppe mandate da Bush in Iraq, ha contemporaneamente foraggiato i terroristi e gli oppositori, che hanno promosso la stagione di cambiamenti nel mondo arabo, di cui prima abbiamo detto. 
Quando, però, nel corso del suo secondo mandato presidenziale, si è reso conto di aver compiuto dei grossi errori, perché ha consentito la crescita di nemici dell’Occidente ben peggiori di chi governava quelle regioni da molti anni, ha assunto l’atteggiamento di un novello Quinto Fabio Massimo, il famoso console romano, passato alla storia per essersi dimostrato eccessivamente temporeggiatore, per cui, escludendo l’intervento militare diretto dei soldati americani sul suolo iracheno e su quello siriano, si è limitato ad un ruolo meramente politico, sapendo bene che compito degli Stati Uniti d’America è quello di preservare l’incolumità delle minoranze minacciate dalla furia terroristica delle truppe di Al-Baghdadi: Cristiani, Curdi, Sciiti, Yazidi sono tutti in serio pericolo, dal momento che obiettivo degli integralisti islamici è quello di eliminare coloro che non si convertono all’Islàm sunnita. 
In alcuni casi, come in quello yazida, si corre il rischio del genocidio, per cui un’intera popolazione, che da diversi millenni vive pacificamente in Iraq, può essere annientata, portando a termine un vero e proprio Olocausto. 
Non meno delicata è la condizione di Curdi e Cristiani, che rischiano di essere massacrati, se gli USA non decideranno, di concerto con le Nazioni Unite, di porre termine alle devastazioni dell’I.S.I. 
Da un quadro siffatto, che ha richiesto perfino l’intervento del Papa, volto a sensibilizzare la comunità internazionale, affinché non assista inerme a stragi inenarrabili, gli Stati Uniti d’America non ne escono offrendo una bella immagine di sé, visto che, contrariamente a quanto dovrebbe fare un buon giocatore di scacchi, hanno prima messo in moto un meccanismo di azioni e reazioni che, da un certo punto in poi, non hanno più saputo controllare, arrivando finanche a finanziare e a vendere armi a chi, oggi, con tracotanza crescente minaccia l’Occidente ed ha preso, negli ambienti dell’integralismo islamico, il ruolo che, fino a qualche anno fa, è stato di Al-Qaeda e dei suoi capi truci e fortemente indottrinati da un Islàm intollerante, anti-occidentale e violento. 
Obama rischia di essere ricordato, almeno in politica estera, come uno dei peggiori Presidenti americani: non possiamo non augurarci che si metta in moto per emendare i suoi errori e quelli precedenti di Bush, prima che le minacce di folli e fanatici non colpiscano, per davvero, l'Occidente che ha potuto assistere pigro ai funambolismi inconcludenti della diplomazia americana, quando era guidata dalla Clinton. 
Infine, non possiamo non nutrire un auspicio: la saggezza e la moderazione di Kerry, l’attuale Segretario di Stato, possano essere utili per uscire, tempestivamente, dal tragico pantano medio-orientale. 


Rosario Pesce

 

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