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Il mio omaggio a Robin Williams

Quando muore un attore, muore con lui sempre una parte di noi stessi, perché ci siamo identificati con i personaggi, che egli ha interpretato nel corso della propria carriera. 
Ciò vale, anche, nel caso di Robin Williams che, di tutti gli artisti prodotti dall’industria cinematografica americana, negli ultimi quarant’anni, è certamente quello più contro-corrente: chiamato ad interpretare ruoli non facili, egli è stato l’espressione di una società e di un Paese, che non hanno voluto omologarsi a stereotipi, sempre frequenti nel mondo occidentale. 
L’insegnante, che esce dai canoni tradizionali del suo mestiere, oppure l’operatore radiofonico, che deve quotidianamente dare la sveglia ai militari al fronte, sono parti che, per la freschezza d'interpretazione e l'originalità di talune soluzioni, hanno reso immortale un artista, che ha l’unico torto di averci lasciati troppo presto. 
La sua America, quella che ha raccontato anche attraverso i ruoli, sopra ricordati, è una nazione molto diversa da quella che, attraverso i media, abbiamo conosciuto e di cui l’Europa, sovente, è stata riproduttrice inconsapevole in tendenze e mode consumistiche di qualità assai scadente: “Good morning Vietnam” è stata la più bella opera realizzata contro la violenza in un Paese, che, invece, ha fatto della guerra la sua principale ragione d’essere, visto che tutta la storia americana, sin da quando quello Stato è nato nel XVIII secolo, è lo svolgimento ininterrotto, più o meno cosciente, di un progetto, un disegno imperialistico, a volte salvifico per le altre nazioni, a volte solo becero strumento di egoismi nazionalistici. 
“L’attimo fuggente”, forse, è stata la più sincera contestazione del modello di insegnamento, tipico delle aule scolastiche ed universitarie pre-1968: insegnare ai giovani ad amare la vita, attraverso il culto della poesia ed, in particolare, di una setta di poeti estinti, ha rappresentato la realizzazione plastica di un’idea di cultura, che non si riduce mai ad essere solo mera erudizione, ma sa, nelle forme giuste e nei modi appropriati, trasformarsi in attivismo, in voglia di vivere e rivoluzionare il mondo circostante, perché, se la cultura non riesce in simile intrapresa, essa cessa di essere ciò che, per sua natura, dovrebbe essere: molla, spinta incessante al cambiamento, al progresso, individuale e collettivo. 
Molto spesso, però, il mondo della finzione non si accompagna, di pari passo, alla realtà storica, per cui l’attore, che insegnava ai giovani a rendere unica ed inimitabile la propria vita, era caduto, ormai da diversi anni, in una forte depressione, che lo obbligava, anche, a contingentare la proprie presenze sul set cinematografico ed, in particolare, gli toglieva lo smalto, avuto nel momento migliore e più felice della carriera. 
Forse, in contraddizione con i principi dell’estetismo novecentesco, vita ed arte non sempre procedono parallelamente? 
Forse, l’arte, che è sempre un passo avanti rispetto all’esistenza di ciascuno di noi, talora non ci aiuta a vivere la vita al massimo delle sue potenzialità, cessando di essere un fattore di benessere spirituale per chi, pure, vi crede incondizionatamente? 
Gli interrogativi sono sempre numerosi, quando va via una persona, che ha saputo rendersi familiare con le sue performaces uniche. 
A noi, nel momento della sua tragica dipartita, interessa ricordarlo, sapendo bene che le lezioni magistrali di vita ed arte di un attore non scompaiono, mai, con la morte terrena: nel Medioevo, si pensava che l’arte della recitazione recasse con sé qualcosa di diabolico, per cui gli artisti erano ghettizzati dalla Chiesa e considerati nuovi demoni, non meno pericolosi di quelli, di cui è satollo il racconto biblico. 
Ci piace, pertanto, immaginare Williams come un diavoletto che adesso si diverte, continuando uno spettacolo che, con la morte terrena, invero non finisce: peraltro, lo avevamo conosciuto, sugli schermi televisivi, nei panni di una simpaticissima ed amabilissima creatura, caduta sulla Terra dallo spazio, ed ora, per pensare a Lui, guarderemo di nuovo al cielo, dove è tornato per rendere più lieve la vita propria e quella delle anime, che hanno la fortuna di sedere accanto a Lui. 


Rosario Pesce

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